Vaccinegate

Con questa lettera aperta ci rivolgiamo oggi a tutti i parlamentari italiani che abbiano interesse a dare ascolto ai cittadini.

Il senso di queste parole è condiviso da molte associazioni e comitati di tutto il territorio italiano, in rappresentanza di centinaia di migliaia di cittadini, che sono stanchi di rimanere inascoltati e di vedere la politica avanzare cieca e sorda a qualsiasi richiesta arrivi dal basso, da quell’elettorato In rappresentanza del quale siete stati votati.

Siamo qui in attesa di un segnale di democrazia da parte vostra, di coerenza verso le promesse fatte in campagna elettorale, di rispetto verso i cittadini che hanno riposto in voi le proprie speranze “per il cambiamento”.

Siamo tutti genitori, coinvolti da un tema spinoso e controverso, e pretendiamo ascolto e risposte.

Nel caso potesse esservi sfuggito, fuori da qui si sta combattendo una battaglia che ha dell’inverosimile, per contenuti e toni: difendere il diritto più ovvio e fondamentale, quello all’autodeterminazione e all’inviolabilità del corpo, quello a tutela dell’articolo 32 della Costituzione italiana; sta diventando ormai (fatto ancor più grave) questione di dover difendere persino il diritto alla libertà di pensiero ed opinione.

Lo scontro tra due fazioni abilmente create ad hoc (pro-vax / no-vax), è stato fomentato in primis proprio dalla politica, poi dai media, poi da una certa parte – ben delineata ed istruita – della “comunità scientifica”, fino ad ottenere quel clima propedeutico all’imposizione ed alla coercitività, che ha permesso al “decreto Lorenzin” di vedere la luce.

Di emergenze sanitarie il nostro Paese ne vive sin troppe, ma nessuna di queste ci sembra avere a che fare con le vaccinazioni obbligatorie: aumento esponenziale dei tumori pediatrici, inquinamento di ogni genere, antibiotico-resistenza, scandali di malasanità e corruzione; abbiamo 7.000 morti/anno per infezioni ospedaliere, e voi permettete di continuare ad usare il morbillo come fonte di paura a causa di pericolose, quanto inesistenti, epidemie; viviamo in uno dei territori più inquinati al mondo, e concedete di parlare di vaccinazioni come di unica prevenzione primaria, senza concentrarsi sulle possibili strade che possano fermare quella strage quotidiana che NEL COLPEVOLE SILENZIO prosegue indisturbata, tra leucemie e linfomi, nella popolazione pediatrica italiana.

Noncuranti di tutto ciò, continuate a permettere che migliaia di bambini SANI vengano limitati nei loro diritti all’inclusione ed alla socialità; e vi apprestate a discutere un nuovo disegno di legge, il 770, che li vorrebbe privare anche del diritto alla scuola e quindi alla libera istruzione fino alla maggiore età.

Troviamo tutto questo semplicemente vergognoso.
Mentre ciò accade, anche per mano vostra, avete una parte di società civile che sta tentando tutte le strade democraticamente ammesse per chiedere ascolto e poter avere voce in capitolo su decisioni che avranno conseguenze dirette nelle vite dei cittadini presenti e futuri. Questa parte di società civile attende da mesi di essere audita in 12ma commissione Igiene e Sanità del Senato, proprio in relazione a quello stesso disegno di legge che lì si sta discutendo. E’ composta dalla stessa cittadinanza che ha già dato vita ad un altro testo, la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva”, depositata con 75.000 firme ed ignorata completamente; è composta da quegli stessi genitori e cittadini che hanno manifestato il loro dissenso rispetto alla legge Lorenzin in tutte le piazze d’Italia, nella censura più totale dei media; è composta da una parte di popolazione che non si rassegna e che pretende ascolto e risposte!

Vi sono stati recapitati i risultati preliminari delle analisi sui vaccini commissionate da una di queste associazioni, i quali ci si aspettava dover essere valutati da un qualche organismo indipendente e competente, ma nessuno si sta assumendo l’onere di farlo: vi sarebbe solo da pretendere chiarezza chiedendo ciò che dovrebbe essere a disposizione di tutti voi, giacché avete in mano le sorti del Paese: le analisi di controllo dei vaccini autorizzati ed in uso in Italia. Ma niente, state ignorando anche questo.

Avete delle evidenze, come quelle emerse recentemente, che indicano come, grazie alla sopraggiunta legge 119/2017, sia stato impossibile andare a contrattare il prezzo di questi farmaci nonostante fosse ampiamente prevedibile l’aumento di spesa: come risultato paghiamo il 60% in più, circa, gli stessi vaccini che erano in uso già prima del 2017. Il paradosso è evidente, come è evidente l’interesse privato di aziende private, a spese pubbliche. E da parte vostra, neanche una dichiarazione a riguardo.

Avete creato un clima sociale che è diventato insostenibile, tra fobie insensate e persecuzioni folli, bambini cacciati come untori e medici puniti per le loro opinioni, persone additate come “pericoli pubblici” su basi illogiche e scientificamente infondate (alla faccia dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni!). E non state facendo nulla!

A cosa vi riferivate quando parlavate di cambiamento? Qual è il compito della politica? Cosa e chi rappresentate se non i cittadini stessi? Come pensate di assolvere ai vostri compiti, se non dando ascolto e garantendo dialogo e trasparenza?
Il tema della salute, e di riflesso dell’emarginazione, esclusione e privazione di diritti, non può essere fatto passare in sordina; arrogandovi il diritto di fare orecchie da mercante alle migliaia di richieste di attenzione, procedendo senza alcun dibattito, e senza alcuna assunzione di responsabilità nel mantenere le promesse fatte per guadagnare voti.

Ci sono i bambini di mezzo, gli adulti che prenderanno i nostri (e vostri!) posti un domani.
Non siamo più disposti ad aspettare; i nostri (e vostri!) figli attendono delle risposte, sul perché essere esclusi dall’asilo, sul perché essere additati come diversi, untori, sul perché essere obbligati ad un trattamento sanitario sul quale aleggiano incongruenze, dubbi ed omertà.

Auspichiamo che queste parole possano farvi riflettere,
e ci aspettiamo che vengano accolte e soddisfatte le nostre legittime richieste, di genitori e di cittadini.

Il nostro impegno è questo e molto altro.

Grazie, in qualità di rappresentanti


(in ordine alfabetico)

  • ADER Salute e Libertà – Associazione Diritti Emilia Romagna
  • Articolo 32 Libertà e salute Faenza
  • Cittadini Liberi e Consapevoli Puglia
  • CLi.Va Toscana Comitato per la libertà di scelta vaccinale Toscana
  • CLiSVaP Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale Piemonte
  • Co.li.bri. Libertà Brianza
  • CORVELVA Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni
  • Colibrì Puglia
  • Genitori del No Obbligo Piemonte
  • Genitori del No Emilia Romagna
  • Genitori del No Obbligo Lazio
  • Genitori del No Obbligo
  • Lombardia – sezione Brescia
  • GNL Genitori NO obbligo Lombardia
  • Gruppi Uniti. it
  • Libera Scelta Alessandria
  • Libero x tutti – Forlì
  • Modilis Sardegna

fonte e articolo completo https://www.corvelva.it/it/speciali-corvelva/comunicati/lettera-aperta-ai-parlamentari-italiani.html

Il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty)

Le dichiarazioni del Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, in merito al ritiro degli Stati Uniti dal trattato sui missili nucleari a medio raggio (Inf), fanno ripiombare il mondo in uno scenario da guerra fredda. 

I toni così marcatamente accusatori, infatti, la dicono lunga sul bisogno degli Stati Uniti di tornare alla ribalta sugli scenari internazionali. Accusare la Russia di aver violato ripetutamente il trattato in questione, dopo la cannibalizzazione dell’ex patto di Varsavia ad opera della Nato, la vicenda ucraina e il tentativo di rovesciamento dell’alleato mediorientale di Mosca, rimane un eufemismo ipocrita della politica estera americana. Con un, sempre più certo, disimpegno dallo scenario mediorientale (Siria, Iraq e Afghanistan) Washington cerca di crearsi altre zone e motivi di attrito con il Cremlino per cercare di ristabilire, almeno, una parvenza di supremazia internazionale.

La nuova arma russa, il missile 9M729 Novator, l’arma invincibile capace di superare tutte le attuali difese anti-balistiche americane, insieme agli alti standard raggiunti dalla Cina in campo aerospaziale avranno sicuramente accelerato la scelta della Casa Bianca. Quest’ultima non può non considerare le dichiarazioni della sua stessa intelligence riguardo la vicinanza tra Russia e Cina che “non sono mai state così allineate dalla metà degli anni ’50”.

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La Germania rinuncia agli F-35.

La Germania ha cancellato l’acquisto della sua quota di F-35 – il costosissimo e difettoso catorcio “invisibile” – cancellando per l’americana Lockheed e per gli interessi Usa una gara d’appalto da miliardi.

soltanto  l’F-35 è compatibile con il deterrente nucleare  tattico degli Stati Uniti”, e gli aerei tedeschi “devono essere in grado di trasportare e lanciare le  armi nucleari statunitensi in accordo con gli obblighi della Germania  verso la NATO”

Probabilmente è proprio ciò che Berlino non vuole: essere “sotto lo scudo nucleare” che gli americani stanno approntando per il territorio tedesco ed europeo , adesso che gli Usa hanno ripudiato i trattati INF e quindi ci voglio riempire di missIli e mezzi atomici, obbligando noi “alleati” della NATO a caricare le nuove bombe atomiche sui nostri bombardieri.

Gli Usa stanno infatti cominciando a produrre bombe atomiche “a basso potenziale”, una modifica della W76-2, la testata dei missili Triedent, ridotta del 95% della sua potenza, da 100 chilotoni a 5, ossia un terzo della Bomba di Hiroshima. Ciò naturalmente serve, nell’idea degli Stranamore di Washington, per banalizzare l’arma nucleare e sfumare la distinzione fra “atomico” e “convenzionale”: Nella neolingua di Washington, che Trump ha pienamente adottato, “gli Stati Uniti avranno una dissuasione più flessibile … la W76-2 servirà a contrastare l’idea del nemico (i russi) ) secondo cui gli Stati Uniti esiterebbero a utilizzare il loro enorme arsenale nucleare in quanto le bombe nucleari statunitensi esistenti sono potenti centinaia di kilotoni, e quindi “troppo grande da usare” senza vaste vittime civili”.

Il ripudio del trattato INF consentirà agli Usa di riportare in Europa tutte le testate atomiche più i missili a medio raggio (da 500 e 5 mila chilometri) che prima era vietato dispiegare nel vecchio continente. E’ evidente che il governo tedesco, pur tenendo i piedi in quante più scarpe può, cerca in ogni modo di evitare di tonare ad essere il possibile teatro della terza guerra mondiale, come ai tempi della guerra fredda.

fonte e articolo completo https://www.maurizioblondet.it/berlino-non-comprera-f-35-verso-la-neutralita/

Proxj War 3.0

Wayne Madsen

Il segretario di Stato Mike Pompeo, approfittando della piaga politica nella Casa Bianca di Donald Trump, si occupava del “cambio di regime” in Venezuela. Pompeo, collaborando con il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton econ Elliott Abrams, lavorava segretamente con l’autoproclamatosi “presidente ad interim” Juan Guaido per rovesciare il Presidente debitamente eletto della nazione Nicolas Maduro. Pompeo, Bolton, il vicepresidente Mike Pence e Abrams negoziarono segretamente con Guaido e i governi di destra dei presidenti Jair Bolsonaro del Brasile e Ivan Duque della Colombia per organizzare manifestazioni di opposizione in Venezuela dopo il giuramento di Maduro, il 10 gennaio a Caracas, per il secondo mandato presidenziale. Maduro fu rieletto nel maggio 2018 in un’elezione boicottata dall’opposizione e non riconosciuta da Stati Uniti ed alleati. La cospirazione di Pence, Bolton e Pompeo contro il Venezuela include vari eventi cronometrati: Perù e Paraguay chiusero le loro ambasciate a Caracas dopo l’insediamento di Maduro; la messa in scena di violente proteste anti-Maduro davanti le ambasciate venezuelane a Lima, Buenos Aires, Bogotà, Quito, Ottawa e Madrid; massiccie proteste di esuli di destra venezuelani a Miami; e l’Argentina che espelleva il personale del governo venezuelano. I neoconservatori tendono sempre a trarre vantaggio dalle situazioni per riempire i vuoti di potere politico mentre l’amministrazione Trump è scossa da uno scandalo dopo l’altro, i mercanti di guerra e gli attivisti del cambio di regime come Pompeo, Bolton e ora Abrams occupavano posizioni chiave nell’amministrazione Trump. Il 25 gennaio, Pompeo annunciò che Abrams era stato nominato inviato speciale per sovrintendere la politica degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. Ma l’annuncio arrivò dopo che Pompeo, Bolton, Abrams e Pence ebbero incontri segreti con Guaido a metà dicembre 2018 a Washington, per coordinare le attività di cambio di regime per costringere Maduro a ritirarsi dopo il giuramento di gennaio. Guaido viaggiò anche a dicembre in Brasile e Colombia per tenere incontri segreti con Bolsonaro, presidente neoeletto, e Duque. Guaido attraversò clandestinamente il confine con la Colombia, da dove si recò negli Stati Uniti e in Brasile.
La cospirazione internazionale che coinvolge gli oppositori di Maduro include anche il capo dell’opposizione venezuelana Leopoldo Lopez, attualmente agli arresti domiciliari, e l’ex-sindaco di Caracas Antonio Ledezma. Non sorprende che i due principali sostenitori di Guaido, Bolsonaro e Duque, erano al World Economic Forum dei miliardari e reazionari di Davos, Svizzera, mentre Guaido si pronunciava presidente ad interim del Venezuela.. Guaido, presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, non riconosciuto da Maduro, si proclamava “presidente ad interim” del Venezuela, poche ore dopo che la Casa Bianca di Trump lo riconosceva nuovo capo. In reazione, Maduro interruppe le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e ordinava al personale dell’ambasciata statunitense di partire entro 72 ore. Nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, indetta il 26 gennaio, Pompeo, riferendosi al governo venezuelano come “regime di Maduro”, sfidava i Paesi a “scegliere” tra Guaido, e Maduro. Quattro membri del Consiglio di sicurezza; Russia, Cina, Sudafrica e Guinea Equatoriale, rigettarono la risoluzione degli Stati Uniti che chiedeva al Consiglio di riconoscere l’Assemblea Nazionale del Venezuela, guidata da Guaido, come “unica istituzione democraticamente eletta del Paese”. Con Stati Uniti, Brasile, Colombia e Canada si schieravano diversi Paesi latinoamericani nel riconoscere Guaido presidente ad interim del Venezuela, Argentina, Cile, Perù, Paraguay, Guatemala, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Guyana, Honduras, Haiti, Bahamas e Panama. Inoltre, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania e Australia annunciavano di essere pronti a riconoscere Guaido a meno che Maduro non avesse indetto nuove elezioni.

Il capo della politica estera dell’UE, Federica Mogherini, continuava a riferirsi a Guaido col titolo di “presidente dell’Assemblea nazionale”, non “presidente ad interim del Venezuela”. Maduro riceveva messaggi di sostegno dai governi e leader di India, Iran, Siria, Algeria, Abkhazia, Ossezia del Sud e Sahara occidentale. Ad opporsi a Guaido scegliendo Maduro c’erano i Paesi latinoamericani di Messico, Bolivia, Cuba, El Salvador, Nicaragua e Uruguay. Gli alleati del Venezuela nella Comunità caraibica (CARICOM), tra cui Saint Vincent e Grenadine e Antigua e Barbuda, stavano con Maduro. Santa Lucia e Giamaica decisero di sostenere Maduro dopo aver esitato. Dall’Europa, Grecia e Turchia, nemici tradizionali, si trovavano dalla stessa parte nel sostenere Maduro contro Guaido. Il partito greco al governo SYRIZA emetteva un comunicato da Atene che afferma: “SYRIZA esprime pieno sostegno e solidarietà al legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro. Da Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dichiarava: “Fratello Maduro! Resisti, siamo con te! ”
Pompeo ha davvero aperto il “Vaso di Pandora” guidando la parata del riconoscimento internazionale di Guaido a presidente del Venezuela.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

fonte e articolo completo http://aurorasito.altervista.org/?p=5228

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…Tale retroscena rivela che le decisioni politiche vengono prese negli Usa anzitutto nello «Stato profondo», centro sotterraneo del potere reale detenuto dalle oligarchie economiche, finanziarie e militari. Sono queste che hanno deciso di sovvertire lo Stato venezuelano. 

Il Venezuela possiede, oltre a grandi riserve di preziosi minerali, le maggiori riserve petrolifere del mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili, sei volte superiori a quelle statunitensi. 

Per sottrarsi alla stretta delle sanzioni, che impediscono al Venezuela perfino di incassare i dollari ricavati dalla vendita di petrolio agli Stati uniti,  Caracas ha deciso di quotare il prezzo di vendita del petrolio non più in dollari Usa ma in yuan cinesi.  Mossa che mette in pericolo lo strapotere dei petrodollari. 

Da qui la decisione delle oligarchie statunitensi di accelerare i tempi per sovvertire lo Stato venezuelano e  impadronirsi della sua ricchezza petrolifera, necessaria immediatamente non quale fonte energetica per gli Usa, ma quale strumento strategico di controllo del mercato energetico mondiale in funzione anti-Russia e anti-Cina. 

A tal fine, attraverso sanzioni e sabotaggi, è stata aggravata in Venezuela la penuria di beni di prima necessità per alimentare il malcontento popolare.

Poiché il governo continua ad avere l‘appoggio della maggioranza, è certamente in preparazione qualche grossa provocazione per scatenare all’interno la guerra civile e aprire la strada a un intervento dall’esterno. 

Complice l’Unione europea che, dopo aver bloccato in Belgio fondi statali venezuelani per 1,2 miliardi di dollari, lancia a Caracas l’ultimatum (concordato col governo italiano) per nuove elezioni. Le andrebbe a monitorare Federica Mogherini, la stessa che l’anno scorso ha rifiutato l’invito di Maduro di andare a monitorare le elezioni presidenziali.

Tecniche di condizionamento

Per capire come funziona e come si trasforma la società, vi sono due principi da tener presenti – e se li si tiene presenti, appariranno ovvie e inevitabili molte ‘anomalie’ politiche e amministrative, che altrimenti imprigionano la mente nello sconcerto nel senso di ingiustizia:

1)Ogni società è gestita da una ristretta oligarchia detentrice di potere, ricchezza, competenza, che tende a prevenire la propria sostituzione e a rendere fisso il proprio dominio; e quando una classe dominante perde il potere, un’altra la sostituisce;

2)Per ogni oligarchia, la popolazione è un mezzo, non un fine – uno strumento da controllare e sfruttare, ma anche dimensionare, in base all’evoluzione delle tecniche e delle circostanze; per esercitare questo dominio, si serve di categorie professionali intermedie, fidelizzate mediante la concessione di piccole quote dei privilegi dell’oligarchia, inclusa la facoltà di violare le leggi.

Le masse, educate e incoraggiate a ciò dalla famiglia, dalla scuola e da quasi ogni altra istituzione sociale, tendono a pensare, a presupporre, che, all’inverso, la popolazione (il suo benessere, la sua tutela) sia il fine dell’ordinamento sociale, politico, giuridico – sino al punto di convincersi che il popolo sia il contraente attivo del patto sociale e il detentore della sovranità, e che la democrazia esista. Quindi si scandalizzano quando si accorgono di ingiustizie e inefficienze palesi e facilmente rimediabili a danno della collettività, che le istituzioni e la politica però lasciano continuare.

…La fissità di tale struttura generale bipolare dell’ordinamento sociale suggerisce che forse, per le masse dominate, è preferibile restare inconsapevoli, credere nell’illusione della democrazia-legittimità, o pensare che l’ineguaglianza sociale sia nell’ordine naturale delle cose oppure voluta da Dio oppure ancora conseguenza del karma.

…Anche la difesa rientra tra i pubblici servizi, nell’immaginario popolare, come difesa della popolazione da nemici esterni; solo che, di fatto, nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato le forze armate quasi sempre al contrario, cioè in danno e a spese delle rispettive popolazioni, facendole pagare, combattere e morire per aumentare la ricchezza e il potere loro proprio. Dalle ricerche storiche e da copiosa documentazione originale, la stessa II GM risulta essere stata non una guerra ‘spontanea’ tra sistemi politici incompatibili, bensì un’operazione decisa dalla strategia del capitalismo finanziario: il capitalismo americano finanziò massicciamente il movimento nazionalsocialista, la ricostruzione e l’armamento della Germania hitleriana, la sua stessa guerra di conquista e sterminio fino al 1945. General Motors, General Electric, Standard Oil, Ford costruirono e gestirono, in alcuni casi anche direttamente, impianti industriali strategici e per produzioni belliche del III Reich. Analogamente il Giappone venne rifornito e armato dall’élite capitalistica statunitense affinché potesse iniziare e sostenere la guerra. Soprattutto, in violazione del fittizio embargo disposto da Washington, gli fu data una grande quantità di petrolio americano, senza del quale non avrebbe potuto iniziare la guerra.

A che fine armare e sostenere la Germania e il Giappone? Al fine immediato di arricchirsi – le commesse belliche dall’una e dall’altra parte moltiplicarono gli utili delle corporations – e a quello di lungo termine di indebitare in modo e misura irreversibile gli Stati (iniziando dagli USA e dal Regno Unito) verso i banchieri privati, affinché questi potessero arrivare a dettare la politica e a riformare le società, su scala mondiale, a loro vantaggio, scalzando ogni altra forma di potere, verso un villaggio unico globale fatto di cittadini indebitati e di governi pure indebitati. Le guerre, infatti, comportano un moltiplicarsi delle spese pubbliche, quindi del ricorso al credito, da parte dei governi.

…Torniamo al servizio pubblico chiamato “sanità”. Corvelva e l’Ordine Nazionale dei Biologi hanno notoriamente accertato in laboratorio, e denunciato all’opinione pubblica (https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/analisi.html), che certi preparati industriali di Big Pharma, pagati con le nostre tasse, spacciati e imposti per legge a milioni di bambini come vaccini, non contengono le sostanze vaccinanti dichiarate bensì una macromolecola nociva, metalli nocivi e sequenze genetiche, il tutto con effetti immunodepressivi e neurotossici. L’imposizione di tali falsi vaccini è interpretabile (al di là dell’ovvia logica del profitto commerciale al quale i partiti regolarmente si vendono) come una misura preventiva, un argine che viene eretto per far fronte al gigantesco problema sociale in arrivo: quel 30% dei posti di lavoro che robotizzazione e intelligenza artificiale si prevede che elimineranno da qui al 20307. L’argine a questo problema consiste, forse, nell’assicurarsi, attraverso le pseudo-vaccinazioni tossiche di massa, che le nuove generazioni siano mentalmente e fisicamente incapaci di reazione e di lotta.   

 26.01.19 – Marco Della Luna

fonte e articolo completo http://marcodellaluna.info/sito/2019/01/27/progresso-zootecnico-e-falsi-vaccini/

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E il vincitore?

…Chi fu dunque il vincitore? Ma è ovvio! Il vero vincitore fu la psichiatria organicista accademica, che infatti è ancora oggi in testa alla classifica mondiale del potere di gestione delle coscienze umane. La psichiatria biologica ha il controllo del 90% della psicopatologia mondiale, è in stretta sorellanza di interessi con la potentissima industria farmaceutica, ha cooptato a sé la ricerca neuroscientifica e si appresta a sbarcare nel nuovo continente dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie. Il giro di affari è immenso. Solo per fare un piccolo esempio: l’Abilify, di Otsuka Holdings, è un antipsicotico, quindi uno psicofarmaco di uso piuttosto raro (indicato nel trattamento della schizofrenia negli adulti e negli adolescenti dai 15 anni in su, oltre che degli episodi maniacali del disturbo bipolare): ebbene, questo farmaco fattura da solo 6 miliardi di dollari l’anno. Un tale bilancio (parliamo di uno psicofarmaco raro, non di ansiolitici e antidepressivi, che fatturano dieci volte tanto) sovrasta i profitti di qualsivoglia odierna corrente psicoterapeutica. Aggiungo: la formazione psichiatrica (in Italia e altrove) è fornita dallo Stato, quindi è istituzionale; quella psicoterapeutica è affidata a una miriade di piccole scuole in competizione e in perpetuo litigio fra loro, interamente a carico del candidato che, oltre a spendere alte cifre per molti anni, deve subire l’umiliazione di supervisioni obbligatorie, surrettiziamente imposte, indegne sia perché gli si impedisce di scegliere un formatore esterno alla scuola, sia perché ledono il diritto del paziente di sapere chi dirige di fatto la sua terapia. Mentre il mondo della psicoterapia è una Babele scontrosa e priva di solidarietà, il mondo della psichiatria appare come un grigio monolite in cui non litiga mai nessuno.

Intendiamoci, la vita e l’esperienza culturale di Freud e di Jung sono state comunque un successo, ed è bene rimarcarlo. I due grandi maestri hanno posto le basi della moderna psicoterapia, che rappresenta pur sempre l’alternativa elitaria alla psichiatria di massa. In tal senso hanno donato (a tutti noi che crediamo che la maturazione del pensiero sia lo strumento per la guarigione della psiche) una base di cui non possiamo più fare a meno. Ma in un certo senso si sono dovuti accontentare entrambi di poteri “locali”: Freud di una Società Psicoanalitica che ha prodotto ricerca empirica e relazionale e poi, nei paesi anglosassoni, anche sociale; Jung di aver posto il seme dell’antipsichiatria (essendo stato in fondo l’antesignano di tale corrente) e di aver contribuito allo sviluppo della controcultura europea e della New Age americana.

Nella vita privata sia Freud che Jung furono benestanti (fra l’altro Jung sposò una donna ricchissima) e oggetto di un culto personale crescente. Ma anche questo in fondo può essere l’ambiguo segno di una sconfitta. La psichiatria organicista classificatoria fondò il suo statuto e il suo potere fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento coi nomi di Wilhelm Griesinger, Emil Kraepelin, Eugen Bleuler e Karl Jaspers, dopo di ché non ebbe mai più né scismi né innovazioni, quindi non ebbe più bisogno di idee e nomi nuovi (come appresero a loro spese i grandi antipsichiatri Franco Basaglia e Ronald D. Laing, morto l’uno di tumore a 56 anni, l’altro di infarto a 61 anni).

Lacan-Sartre-Picasso-Camus-De-Bouvoir

Un potere consolidato (come quello psichiatrico, alla stessa stregua di un potere religioso o politico) ha bisogno solo di una Bibbia (nel caso della psichiatria è il DSM): non ha più alcuna necessità di produrre innovazioni, né ha bisogno di elevare templi ai propri guru. Noi consacriamo il nostro lavoro ai nomi di Freud, Jung, Melanie Klein, Anna Freud, Winnicott, Laing, Lacan, Hillman… personalità intorno alle quali si addensa un mito eroico… E li onoriamo al punto da tentare di emularli. La psichiatria biologica non ha bisogno di indicare eroi. Aspira e per ora possiede la superficie piana di una pretesa oggettività, di una pretesa scientificità, quindi dispone di un tempo fermo, di un tempo che si pretende eterno. Ma di questa superficie piana, di questa superficialità, noi psicoterapeuti esclusi dalla classe dominante siamo l’indistruttibile ombra. Noi amiamo gli individui creatori e la loro umile storia, il potere no. Il vero potere cancella sempre gli individui che l’hanno creato. Non scava mai nelle loro vite. Al massimo ne fa delle icone da cartolina. Il vero potere crea la propria casta, poi un sistema piramidale di sotto-caste, infine cancella le tracce del proprio percorso. La sua ossessione è cancellare, sottrarre alla coscienza, negare l’accaduto: fare della Storia una pagina bianca.

Non di meno, noi continuiamo a lavorare nel solco scavato dai grandi del passato. Li onoriamo e li emuliamo e cerchiamo di fare sempre meglio. A noi il ruolo di scavare nel sottosuolo della società, quindi anche in quello del potere costituito. Non possiamo altro che essere rivoluzionari e creativi. Alla psichiatria biologica lasciamo il ruolo di ancella dell’ordine costituito. Per questo non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarci. Purtroppo, alcune società di psicoanalisi si sono costituite come nuove istituzione: due o tre colloqui con altrettanti esaminatori per assicurarsi che il candidato non abbia “controindicazioni” ad essere un analista; sei anni di corso formativo; analisi personale interna alla scuola; analisi didattica; supervisioni. Un conto salato, sia in termini economici che psichici: chi potrebbe mantenere la propria autonomia morale e intellettuale con un simile pressing? Non a caso la psicoanalisi ha cessato di produrre potenziale euristico e terapeutico. Il nostro compito non potrà essere altro che quello di smuovere il terreno consolidato del “senso comune”, sia sociale che psichiatrico e psicoterapeutico. Freud appose al frontespizio dell’Interpretazione dei sogniun verso di Virgilio: «Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo»: se non potrò essere ascoltato dal cielo, chiederò agli Inferi. Il suo spirito – se non la sua lettera – continua ad essere quello giusto.

fonte e articolo completo https://www.sipsid.it/intersezioni/psichiatria/freud-jung-e-la-classe-dominante/

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La propaganda tra sacro e profano: l’arte di influenzare le persone

La propaganda generalmente è intesa come l’attività di diffusione di idee e informazioni con lo scopo di indurre un bacino d’individui a interiorizzare specifiche attitudini e a svolgere determinate azioni. Insomma, rappresenta il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche persuasive per raggiungere specifici obiettivi. Scopi atti a beneficiare coloro che gestiscono tale processo, obbedendo a dinamiche meccanicistiche di causa-effetto.

Selezione dei fatti

In posizione antitetica alla propaganda si pone la pura e semplice esposizione dei fatti, della realtà nella sua completezza neutra ed esaustiva che abbandona faziosità e valorizzazione di determinati aspetti rispetto ad altri, prerogativa della prima. La propaganda, infatti, può presentare i fatti in modo selettivo, mentendo per omissione ad esempio, catalizzando una sintesi conclusiva particolare, oppure utilizza messaggi caricati di retorica e di facile sentimentalismo narrativo-linguistico per stimolare risposte emozionali, piuttosto che razionali, alle informazioni presentate. L’uso della propaganda è dannoso per la libera e naturale formazione dell’opinione personale e pubblica, diffondendo così tali effetti deleteri sia sul singolo individuo sia sull’intero corpus sociale.

Comunicazione e demagogia

Un esempio di propaganda particolarmente rappresentativa è stata quella partorita dal nazismo e dal fascismo: tramite un uso sapiente e ben pianificato dei mezzi di comunicazione di massa del tempo, Hitler è riuscito nell’intento turpe e barbarico di convincere le folle riguardo all’imprescindibilità del bisogno ineluttabile dell’olocausto e nella necessità storico-politica di una guerra di espansione, conducendo un’intera nazione alla distruzione fisica, politica ed economica, vittima di un’assurda volontà di potenza (Boschi 2005). Esempi di propaganda ideologicamente meno estremi, ma non meno dannosi, sono quelli volti all’arricchimento tout court di pochi “eletti” a discapito dell’impoverimento delle masse, rese miopi da una demagogia fatta di promesse non mantenute. In questo caso i leader, con un sapiente uso dei sondaggi, conoscono quali sono i bisogni delle persone, promettono loro di esaudirli, ma poi nei fatti compiono azioni atte ad esaudire propri, spesso in antitesi con i desideri del popolo, danneggiandolo a favore d’istanze esclusivamente elitarie (Beetham 1989).

Alla ricerca di simbologia

Il successo della propaganda necessita di una efficace selezione semantico-linguistica, minuziosamente mirata, sui fatti che devono essere esposti all’interlocutore prescelto, pena la sua totale inefficacia. La presenza di un forte intento censorio in vari ambiti della vita pubblica è un pesante e inequivocabile indizio di una propaganda in corso. Una propaganda che per raggiungere gli obiettivi che si prefigge mira ad esaltare e a valorizzare le rivendicazioni, i sogni utopistici di un popolo, omettendo la realtà dei fatti e ricorrendo ad un massiccio uso di simulacri. Una simbologia che racchiude in sé quegli stessi sogni e nutre tutto il mondo immaginifico-retorico di cui un pubblico ha bisogno per credere e perseguire il raggiungimento unanime e condiviso di quegli obiettivi, quegli scopi dipinti come imprescindibili per il bene comune.

Propaganda religiosa

Il termine propaganda nasce in un contesto semantico-religioso quando la Chiesa cattolica nel XVI secolo organizza, per arginare la diffusione del protestantesimo dopo lo scisma voluta da Enrico VIII, una Congregatio de propaganda fide: un dipartimento preposto alla diffusione della fede cattolica. Originariamente il termine non intendeva riferirsi a informazioni fuorvianti o parziali, ma custodiva e tentava di attualizzare intenti di tutela nei confronti di una religione messa in pericolo da pericolosi venti di rinnovamento. La propaganda si declina in diverse tipologie e ambiti, spesso in commistione fra loro. La propaganda religiosa, come detto, è solo una delle forme storicamente più definite e comuni di propaganda e mira alla diffusione e alla tutela di un determinato culto.

Propaganda letteraria

La propaganda culturale, e in particolare quella letteraria, è tra le più importanti, essendo la propaganda stessa un fatto essenzialmente comunicativo. San Paolo, ad esempio, è uno tra i più popolari propagandisti della storia religiosa. Era sostanzialmente propaganda anche il De bello Gallico, che servì a Cesare per amplificare esponenzialmente la propria reputazione a Roma. Questa tipologia si è dunque intrecciata spesso con quella religiosa e ancor più con quella politica. In questo caso quest’ultima si fonde con quella prettamente estetico-artistica, in misura relativamente variabile (nei casi più estremi la finalità artistica può essere solo un velo posto sulla prima). L’Eneide di Virgilio ne è un esempio: l’equilibrio e l’armonia letteraria si legano all’esaltazione di Roma (erede della mitica Troia) e dell’imperatore Ottaviano Augusto (della famiglia Iulia, fondata da Iulo, figlio di Enea). Intenti propagandistici emergono prepotentemente anche dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, volta al consenso, alla cristallizzazione dell’opinione pubblica nordamericana e alla giustificazione della rivoluzione all’estero. Si pensi in tal caso al “divario” tra l’idea di democrazia e uguaglianza, e la realtà effettiva di una classe dirigente eletta da una percentuale della popolazione che si aggirava intorno all’1,5% del totale.

Un’informazione faziosa

I libelli di Martin Lutero e le opere di Karl Marx sono stati in parte scritti con finalità propagandistiche. Le pubbliche relazioni rappresentano un’emanazione della propaganda, ne rappresentano una forma moderna, evoluta, che caratterizza i rapporti tra un’organizzazione di grandi dimensioni e il pubblico moderno. I propagandisti cercano di cambiare il modo in cui la gente comprende una questione o una situazione, allo scopo di cambiarne le azioni o le aspettative, secondo una sola prospettiva: la propria. In questo senso, la propaganda serve come corollario complementare alla censura, dove lo stesso scopo viene raggiunto, non attraverso false informazioni, ma prevenendo la conoscenza di informazioni vere. Ciò che identifica fortemente la propaganda rispetto a altre forme di controllo è la volontà di influenzare l’orientamento delle persone, attraverso l’inganno e la confusione, piuttosto che tramite la persuasione e la comprensione. Insomma, la propaganda diffonde sostanzialmente informazioni fake, o nel migliore dei casi faziose, che hanno lo scopo di rassicurare un popolo che vuole crederci. Il postulato che si pone alla base di tale tecnica è che, se la gente crede in qualcosa di falso, sarà costantemente assalita dai dubbi, dubbi che provocheranno un disagio secondo dinamiche di dissonanza cognitiva. Di conseguenza gli individui, pur di estinguerli, diventeranno particolarmente ricettivi alle rassicurazioni di chi è al potere, consolidando e legittimando quest’ultimo.

fonte e articolo completo https://sociologicamente.it/la-propaganda-tra-sacro-e-profano-larte-di-influenzare-le-persone/

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432 HZ

Tutto in natura vibra a 432 HZ.

Il rumore del mare, la pioggia, il ronzio delle api, il frusciare delle piante, persino il battito cardiaco umano… ogni cosa è sintonizzata sui 432 HZ.

Nel 1939 il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels impose il diapason a 440 Hz contro il referendum dei 25.000 musicisti in Francia contrari a questa scelta.

Goebbels aveva notato che la musica a 440 hz influenzava negativamente le masse rendendole più manipolabili e violente.

Pochi gruppi hanno fatto sperimentazioni con l’intonazione a 432 hertz tra cui: Pink Floyd, Mick Jagger, Tool, The Renegades, e Archangel.

La musica a 432 Hz parla al cuore, codifica le cellule in maniera armonica e favorisce la nostra salute grazie alla ricettività a questa frequenza da parte del DNA che produce così proteine integre per tutto il corpo. L’ONDA GENETICA che permette l’ipercomunicazione tra la specie umana è possibile solo con armoniche a 432 HZ,al contrario quella a 440 hz blocca la nostra specie nella percezione di sepazione e di limitazione evolutiva.

fonte dalla rete

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La Resa

Dalle elezioni di metà mandato del 6 novembre 2018 il presidente Trump è sottoposto a una pressione estremamente forte. Le amministrazioni federali sono state chiuse il 22 dicembre (shutdown) per l’opposizione parlamentare alla legge di bilancio, che include il finanziamento del Muro al confine con il Messico. La crisi si è risolta soltanto dopo 35 giorni, il 25 gennaio 2019. Trump si è temporaneamente arreso alle pretese del Partito Democratico. Secondo S&P Global Ratings, lo shutdown sarebbe costato oltre sei miliardi di dollari, ossia più della costruzione del Muro che l’opposizione giudica troppo onerosa.

In questo lasso di tempo si sono moltiplicati i segnali di abbandono da parte dell’amministrazione Trump della propria politica estera e di difesa, nonché di convergenza con l’imperialismo statunitense. Considerati i metodi di governo del promotore immobiliare, il capovolgimento potrebbe essere solo apparente e destinato a essere rimesso in discussione il 15 febbraio, data di scadenza dell’accordo sul bilancio. Comunque sia, per il momento numerosi elementi inducono a ritenere che Trump abbia rinunciato a realizzare i cambiamenti promessi.

– Il 13 dicembre 2018, alla Heritage Foundation, il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha esposto la nuova strategia USA in Africa:
1. sviluppo del commercio;
2. lotta al terrorismo islamico;
3. verifica dell’impiego degli aiuti statunitensi.

Niente di veramente nuovo, salvo che Bolton si è profuso nell’esposizione degli obiettivi commerciali, che non vogliono più fare concorrenza alle ex potenze coloniali di Francia e Regno Unito, bensì essere una violenta lotta a Cina e Russia.

– Il 20 dicembre il segretario alla Difesa, generale James Mattis, ha mandato al presidente Trump una lettera pubblica di dimissioni. Diversamente da quanto ha sostenuto la stampa, Mattis era d’accordo sul ritiro delle truppe dalla Siria, ma si diceva preoccupato del messaggio che avrebbe rappresentato per gli alleati della Coalizione anti-Daesh e della conseguente possibile fine della leadership statunitense. Ritenendo di non poter consentire ad alcuno di impartirgli lezioni in pubblico, Trump ha immediatamente sollevato Mattis dalla funzione, senza tenerlo in carica nemmeno il tempo necessario a trovare il successore.

Ciononostante, arrendendosi alle critiche di Mattis, Trump ha fatto un passo indietro e ha ammesso che il ritiro delle truppe sarebbe stato più lungo del previsto.

– All’apertura della 116° seduta del Congresso, il 3 gennaio 2019, il rappresentante democratico Eliot Engels e il senatore repubblicano Marco Rubbio hanno presentato due proposte di legge (H.R. 31 e S.1) che, in un articolo pressoché identico, prevedono sanzioni per impedire la ricostruzione della Siria. Successivamente, Engels, già autore del Syria Accountability Act del 2003, è stato eletto presidente della Commissione Esteri della Camera; James Rich è stato eletto per l’omologa Commissione del Senato. Rich ha immediatamente aderito alla proposta di legge contro la Siria.

I due testi argomentano che ciò che impedisce la ricostruzione della Siria è il fatto che le vittime fotografate nel Rapporto Caesar siano state torturate dalla Repubblica Araba Siriana, non dagli jihadisti. Il testo del Senato si spinge oltre, avallando l’aiuto militare a Israele nel momento in cui questi ha ammesso di condurre un’intensa campagna di bombardamenti sulla Siria.

– Il 10 gennaio 2019, in una conferenza all’Università Americana del Cairo, il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha esposto la nuova strategia per il Medio Oriente Allargato:
1. lottare contro il terrorismo islamico;
2. lottare contro l’Iran e i suoi alleati;
3. ritirarsi militarmente dalla regione e far subentrare una “NATO” arabo-israeliana.

Tuttavia, oltre al fatto che la divisione della regione fra arabi e persiani rappresenterebbe un pericolo ancor più grande della situazione attuale, un’alleanza arabo-israeliana sembra improbabile perché, pur potendo contare su governi che già collaborano in segreto, dovrebbe misurarsi con il parere contrario delle popolazioni.
Nel frattempo, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Bolton, ha istituito un’internazionale terrorista contro l’Iran, mettendo insieme elementi arabo-sunniti di Daesh e persiano-sciiti dei Mujahiddin del Popolo.

– Lo stesso giorno, il 10 gennaio, il segretario di Stato Mike Pompeo ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro il Venezuela, dando via libera a Juan Guaido per autoproclamarsi presidente ad interim. Ne è seguita la crisi costituzionale che conosciamo.

Mentre la stampa occidentale e i venezuelani interpretano il conflitto come la messa in discussione del governo bolivariano, un po’ prima di questi ultimi accadimenti, Réseau Voltaire annunciava che il Pentagono avrebbe messo in atto nel Bacino dei Caraibi la stessa strategia già sperimentata con i Grandi Laghi africani, poi nel Medio Oriente Allargato. Dopo lunghe discussioni interne, il ministero degli Esteri russo prendeva una posizione analoga alla nostra. In particolare, Mosca ha dichiarato: «La creazione deliberata e manifestamente ben orchestrata in Venezuela di un doppio potere e di un centro decisionale alternativo apre la via al caos e allo sgretolamento dello Stato venezuelano».

– Il 22 gennaio il Partito Democratico ha fatto adottare alla Camera dei Rappresentanti una legge che vieta al presidente Trump di ritirarsi dalla NATO. Uno dei redattori è Eliot Engels.

Benché questa legge non sia stata discussa durante la campagna per le elezioni di metà mandato, il Partito Democratico l’ha giudicata prioritaria rispetto agli impegni sull’Obamacare. Insieme al segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, a luglio 2018 Engels si era espresso in una libera tribuna a favore dell’Alleanza.

– Il 26 gennaio Mike Pompeo ha annunciato che il neoconservatore Elliott Abrams sarebbe stato l’inviato speciale per il Venezuela. Ebbene, due anni fa Abrams era il candidato degli imperialisti alla segreteria di Stato. Il suo nome è legato alle peggiori operazioni segrete degli Stati Uniti in America Latina durante la guerra fredda.

Il neoconservatorismo è una forma di trotskismo, dunque ideologicamente di estrema sinistra, legatosi all’apparato statale durante l’amministrazione Reagan. A ogni alternanza politica i suoi partigiani hanno continuamente oscillato da destra a sinistra e viceversa. Si sono opposti all’elezione di Trump, cui però ora si sono aggregati.

C’è stata dunque una nuova impostazione dell’AfriCom, del CentCom e del SouthCom, che autorizza questi comandi supremi a difendere gli interessi, non più del popolo degli Stati Uniti, bensì delle società transnazionali e d’Israele. Da sempre associati a questa politica, i neoconservatori, o almeno uno dei loro esponenti più illustri, sono di ritorno.

Questi elementi sembrerebbero dimostrare che Partito Repubblicano e amministrazione Trump stanno cambiando radicalmente la propria politica e ritornano – con l’eccezione del rifiuto di permettere che organizzazioni terroriste amministrino Stati – alla politica del Partito Democratico, del presidente Barack Obama e di Hillary Clinton: l’imperialismo militare al servizio delle transnazionali.

I principali finanziatori del Partito Repubblicano sembra abbiano preso atto di questa rinuncia. I Fratelli Koch hanno infatti annunciato che non sosterranno la rielezione di Trump.

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

fonte e articolo completo https://www.voltairenet.org/article204931.html

Proxj War 2.0 Panoramica Latino-Americana

Che l’America Latina debba essere proprietà privata degli Stati Uniti fu deciso nel 1823 dal presidente americano James Monroe, che nella sua celebre “dottrina” già aveva definito le terre che vanno dal Messico alla Patagonia come proprietà naturale degli USA, cioè terre che per una ‘naturale legge di gravità politica’ sarebbero prima o poi cadute nel “giardino di casa” di Washington (citaz. Chomsky). L’unico ostacolo, prevedeva Monroe, erano gli inglesi, le cui flotte erano a quel tempo troppo potenti per permettere la conquista Yankee, ma che prima o poi si sarebbero ritirate, predisse il presidente. E infatti è accaduto.

Quello che sta succedendo in queste ore in Venezuela è, in una sua parte, banale: il Padrone non molla mai, e siamo da capo, cioè all’intervento illegale N. 300 degli Stati Uniti in America Latina secondo la dottrina di Monroe. Naturalmente, agli USA devono conformarsi i vassalli – cioè gli Stati latino americani oggi in mano a pupazzi del Fondo Monetario internazionale, come il gruppo di Lima, poi la Gran Bretagna e anche noi della UE. E la cosa farsesca è che, mentre in America si strilla isterici per le presunte interferenze di Putin a favore di Trump, accade che come nulla fosse il Ministro degli Esteri Americano Mike Pompeo telefona al neo autoproclamato presidente del Venezuela, Juan Guaidò, 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura a presidente. Ma và? Prima domanda: “Ma se Pompeo fa questo, allora perché Putin non avrebbe potuto telefonare a Trump 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura?”. Poi la risposta alla domanda “Cosa si saranno detti?” la si può fare a una scatoletta di tonno, fiduciosi di avere la risposta giusta.

E siccome è noto che – da Kennedy, finanziatore dell’orrendo golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari – siccome è noto che, dicevo, Washington ci tiene così tanto agli ideali democratici che vanno esportati nel suo “giardino di casa”, è notizia di oggi che Mike Pompeo ha nominato il Neo-Con Elliot Abrams come suo inviato speciale in Venezuela, giusto per dar l’impressione di essere equidistanti. Abrams è un neo-nazista, un pregiudicato (graziato da Bush I), che ha finanziato il genocidio in Guatemala del generale Rios Montt, che ha passato le bustarelle dello scandalo Iran-Contras sotto Reagan e che organizzò il fallito golpe contro Chavez nel 2002. E’ “the Monroe doctrine on steroids”, si direbbe in slang.

Ma vedete, l’articolo N. 231 di oggi sul Venezuela e tutti i dettagli da Google-journalism non vi serve a molto. Piuttosto va dato ancora un po’ di retroterra per capire Maduro e come uscirne.

In un indicibile paradosso, le tragedie dell’America Latina iniziarono nel XVI secolo con la conquista nel nome del Vaticano, ma ebbero la loro unica speranza di terminare proprio grazie al Vaticano, quello del Concilio Secondo di Papa Giovanni XXIII nel 1959. Fra le maggiori istanze che esso annunciò, ve n’era una di portata rivoluzionaria scioccante: L’OPZIONE DELLA CHIESA PER I POVERI. Dall’infame Costantino, nel IV secolo, la Chiesa aveva scelto senza ombra di dubbio l’opzione per i ricchi e per i potenti e il tripudio per lo sterminio dei poveri e dei dissidenti, non stop per i 1.700 anni successivi anni fino al grande Papa Giovanni XXIII (poi ci è ricascata, ahimè). Questo pontefice invece di colpo invertì gli ordini di squadra: no, disse, la Chiesa ora sceglie i poveri. Quasi nessuno qui da noi ci fece molto caso, ovvio eravamo italiani in pieno boom economico, ma nell’America Latina invece il messaggio del Concilio Secondo prese piede in modo sorprendente sotto forma della Teologia della Liberazione. Cos’era? In due parole: si trattò di ampi numeri di preti e suore, e qualche rarissimo caso nei ranghi ecclesiastici superiori, che proprio ispirati dal Concilio Vaticano Secondo si spogliarono di ogni bene e semplicemente fecero quello che fece Cristo, cioè lottarono nelle bidonville dei poverissimi, morirono per e accanto a loro, e ovviamente entrarono in aperto conflitto con i superiori, cioè i loro Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, fra cui anche il buon Bergoglio. Nota: lunga e fetente storia per questo mistificatore, che sempre tenne i piedi in 3 staffe. Un minino stette coi suoi gesuiti teologi della liberazione (ne tradì due in circostanze orribili e silenziò molti altri), ma poi in maggioranza stette invece zitto con le Dittature, e alla fine fu un fedele facilitatore del Fondo Monetario Internazionale di Washington fino al papato. Ma torniamo alla storia.

Nel 1962, il venerato (da voi…) presidente USA J.F. Kennedy notò questi clamorosi fatti e scosse il capo. Ma scherziamo? Adesso sti 4 preti straccioni si mettono a fare i ‘socialisti’ contro gli interessi degli investitori americani? Ma che crepino (non poté ‘prepensionare’ Giovanni XXIII perché era troppo popolare). Quindi Kennedy per primo (ma nel mezzo fu assassinato) e poi il suo successore Lyndon B. Johnson diedero il semaforo verde (per usare un’espressione tutta americana) al peggior terrore neonazista della storia del Brasile, quando con la cacciata del democratico Goulart i militari ripresero il potere nel Paese (1964) inaugurando la notoria stagione del National Security States, quella cioè dei golpe fascisti latino americani per tre decadi successive.

Nei files segreti dell’epoca, oggi desecretati e disponibili presso i National Security Archives di Washington, si possono leggere le euforiche parole dell’ambasciatore statunitense in Brasile Lincoln Gordon, un uomo del Democratico Kennedy, che definì il golpe dei torturatori “una grande vittoria per il Mondo Libero” e “un punto di svolta per la Storia” (un intero capitolo del mio ‘Perché Ci Odiano’ della Rizzoli è dedicato a questi abomini). Spiacenti, caro Papa Giovanni XXIII, la tua Opzione per i Poveri deve morire, disse JFK. E fu olocausto di massacri, torture, campi di concentramento, furti di risorse per trilioni di dollari, tutto di fila in America Latina fino alla fine anni ’90 e proprio a partire dalla nascita della Teologia della Liberazione laggiù. Fra l’altro quest’anno ricorre il 30esimo anniversario di uno degli ultimi atti di macellazione post JFK della giustizia in America Latina, cioè la strage di sei accademici gesuiti teologi della liberazione e di due loro domestiche da parte degli squadroni della morte Atlacatl in Salvador nel 1989. Nota: col benestare evidente e più volte espresso nei fatti dell’infame Papa Wojtyla, l’uomo piantato a Roma da Washington non solo per abbattere l’URSS ma proprio per disintegrare l’Opzione per i Poveri in America Latina, visto che rodeva nelle tasche delle Corporations, degli Hedge Funds e degli Asset Managers americani (e nostri).

E arriviamo a Maduro oggi, passando, come già scritto sopra, per tutti i presidenti USA di fila che mai hanno smesso di finanziare e armare ogni porcheria anti democratica a sud del Texas (ripeto: da Kennedy, finanziatore del golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari). Washington non molla, e oggi col naufragio delle rivoluzioni ‘Bolivariane’ in America Latina, siamo a questa realtà: l’85% del continente è tornato nelle mani delle destre-stuoini del Fondo Monetario. Ma qui l’onestà intellettuale impone un ma…

Verissimo che la guerra di sanzioni americane contro Cuba e Venezuela è un abominio della legalità internazionale e ruba miliardi all’anno a quei due Paesi. Verissimo che la fetente lustrascarpe del FMI, cioè la UE, non è capace di un belato di giustizia internazionale da nessuna parte (Palestina, Siria, Egitto, Yemen, America Latina) mentre ruggisce contro le pecorelle PIIGS. Verissimo che quella che fu la culla della democrazia, la Gran Bretagna, ha di nuovo sputato sulla propria Storia bloccando l’oro di Maduro in un momento drammatico per il Venezuela. Ma…

… è altrettanto verissimo che l’America Latina, almeno nella leadership (ma non solo), non ce la può fare, come si dice gergalmente. E inizio da questo: sono ‘cattolici dentro’, anche quando sono comunisti. Dal 2001/2 fino a ieri, le sinistre latinoamericane hanno avuto in mano quasi tutto per salvare il continente e per finalmente usare le loro immani risorse e le loro monete sovrane sganciate dal dollaro per rafforzare la base sociale povera, cioè il 90% degli elettori. Gli USA erano in ritirata ormai decennale sia economica che militare, e in affanno, anzi, panico, proprio mentre dall’altra parte esplodeva il potere degli ‘astri benevoli’ dell’America Latina di sinistra, cioè Cina e Russia a far da contraltare. Ma cosa è successo invece? Siamo minimamente onesti per favore:

I leaders latino americani hanno sbagliato economie nel 100% dei casi, e con una pervicacia sbalorditiva, limitandosi a programmi-elemosina per la base sociale povera, cioè il 90% (vi ricorda qualcuno? RdC?). Hanno fatto parrocchie a sinistra come a destra nel 100% dei casi. Come ogni bravo ‘cattolico dentro’ sono stati ipocriti da vomitare, corrotti da barzellette, e alla fine (in Brasile in modo cosmico) hanno rubato il rubabile. Chiunque non sia un partigiano in malafede si è accorto che sia in Brasile ma soprattutto in Venezuela l’elettorato di maggioranza detesta la sinistra come la destra, derubati e traditi da entrambi oggi. Nomi come Maduro e Guaidò non rappresentano più nulla, sono screditati alla morte, e figurano solo nei media per via di quel 10% a testa di esagitati che riescono ancora a far comparire davanti alle telecamere in piazza, mentre l’80% sta a casa a sbattere la testa contro il muro.

Quindi? Quindi di certo nel mondo dei sogni andrebbe messo uno stop immediato ai 196 anni d’illegalità della dottrina Monroe (con la pietosa UE al seguito); di certo l’unica via è oggi il negoziato, visto che laggiù la scelta realistica per quella povera gente è fra lo schifo di Maduro e lo schifo di Guaidò. Ma come sempre dico in quasi totale isolamento da decenni (come nel caso dei Paesi Africani), finché le Sinistre, intese come base di popolo, non accetteranno di guardarsi dentro e di capire come hanno fatto a diventare ovunque nel mondo delle tali schifezze, mafie, parrocchie e traditrici di lotte centenarie, possiamo pure continuare a gridare Yankee Go Home! ma in America Latina le maggioranze continueranno a sbattere la testa contro il muro.

O le Sinistre imitano l’immenso atto di autocritica di Giovanni XXIII e anch’esse ritornano a una vera storica Opzione per i Poveri (si spera con maggior successo oggi), oppure non si andrà da nessuna parte (neppure qui da noi).

Paolo Barnard

fonte e articolo completo http://www.paolobarnard.info

No Vax-Free Vax 3.0

  • L’obbligo di vaccinazione in Italia nasce nel 1888 (anti-vaiolosa, legge Crispi-Pagliani);
  • la sanzione delle esclusioni scolastiche è introdotta nel 1939 dal governo fascista (anti-difterica, L. 891/1939);
  • nel dopoguerra si aggiungono l’obbligo di anti-tetanica (1963), anti-polio(1966) e anti-epatite B (1991);
  • nel 1967 (DPR 1518/1967, art. 47) è reintrodotto il divieto di iscrizione a scuole ed esami per chi non ha ricevuto le cinque vaccinazioni obbligatorie (poi ridotte a quattro, nel 1981);
  • la sanzione dell’esclusione scolastica è abrogata nel 1999 (DPR 355/1999). Da allora, l’adesione alle vaccinazioni ex obbligatorie (DPT-Hep3) si è mantenuta stabile e quella alle vaccinazioni raccomandate (MPR-V, HPV, meningiti) è cresciuta costantemente;
  • Nel 2017 (L. 119/2017) si reintroduce per la terza volta l’esclusione scolastica dei renitenti alla vaccinazione e il numero di vaccinazioni obbligatorie è portato a dieci, in assenza di qualsivoglia emergenza epidemiologica;
  • Nel 2018 si avvia la discussione di una nuova norma (D.L. 770/2018) per estendere l’esclusione dei renitenti anche dalle scuole dell’obbligo e superiori e, potenzialmente, elevare il numero delle vaccinazioni obbligatorie e dei soggetti obbligati.

L’obbligo vaccinale vige più o meno ininterrottamente in Italia dal 1888, in modi diversi.

Ciò che si chiede al Governo è di non subordinare ad esso l’accesso all’istruzione e il godimento di altri diritti civili come avveniva durante il Fascismo e come avviene oggi, per un numero molto più alto e ingiustificato di somministrazioni.

Matteo Salvini e altri hanno assunto questo impegno.

Che va mantenuto.

Fonte e articolo completo http://ilpedante.org/post/una-sintesi

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Comunicato dal Comitato Libertà di Scelta

C’è un gruppo di persone, genitori, attivisti per la libera scelta, che si sono conosciuti ed apprezzati nel tempo.

C’è stata una forte unione, a livello nazionale, che, in occasione della Proposta di Legge di iniziativa Popolare e della creazione del suo comitato promotore, ha portato quelle persone a proseguire la loro collaborazione. Hanno iniziato un percorso insieme e lo hanno portato avanti, lavorando attivamente insieme su vari fronti, cooperando senza protagonismi.

Il comitato ufficiale era nato inizialmente per la Proposta di Legge che aveva unito diverse realtà sul panorama nazionale per arrivare alla raccolta delle firme (oltre 110.000) che in buona parte sono state depositate come da iter a Montecitorio, in attesa di essere avviate le procedure relative.

I genitori e i professionisti che avevano lavorato per quello, una volta depositate le firme, hanno capito che quella intesa non poteva andare persa e hanno deciso di proseguire.

Fino ad oggi non abbiamo mai sentito la necessità di “palesarci” al grande pubblico perché, come tutti abbiamo visto, le parole servono a poco. Di comunicati ne abbiamo letti fin troppi in questi due anni, ma sono le azioni concrete che contano.

Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’appello di diversi genitori a costituire un fronte di genitori, nazionale, che potesse dare il via ad un movimento che unisse tutta l’Italia per la lotta contro la Legge 119 e contro quanto si sta configurando con il Disegno di Legge 770 in discussione in Commissione al Senato.

Noi ci siamo. Ci siamo sempre stati.
Se verranno proposte iniziative interessanti e ben organizzate, le appoggeremo senza indugio.

Questo messaggio nasce oggi per informarvi che un fronte unito esiste, non è nuovo, è operativo da un anno.
Non si tratta di un progetto unico, anche perchè l’esperienza ci ha insegnato che si tratta di una ipotesi assai utopistica quella di riuscire a mettere in un unico movimento tante persone che, comunque, possono avere anche visioni diverse sull’operato da svolgere.

Siamo attivi da tutto questo periodo sotto i vostri occhi, ma senza forse offrire la percezione di un gruppo compatto che ha lavorato unito.

Terminato l’iniziale scopo, chi ha svolto la maggior parte di quel lavoro ha capito che c’erano i margini per proseguire con un lavoro più complesso. Abbiamo visto che era l’unico per molti di noi che funzionava e deciso di andare avanti.
Questo gruppo vede l’adesione di diverse realtà di supporto a Corvelva, ma non sarebbe comunque esaustivo per ringraziare l’operato di tutti.

Il nostro impegno è quello della divulgazione delle analisi, che molti di voi conoscono per l’ammirevole (ed unica al mondo) azione di Corvelva.

Il nostro impegno è quello della comunicazione, che attraverso un lavoro che ormai prosegue da un anno e mezzo, ha visto nascere anche Informazione Libera Press, un progetto editoriale attivo in campo sanitario che nacque grazie alle donazioni, per la maggiore, di 490 famiglie lombarde.

Il nostro impegno è quello del lavoro svolto per la creazione di un dossier che sarà utile se mai daranno seguito alle audizioni promesse dallo stesso Presidente di Commissione Sileri, che ha visto la partecipazione di diverse realtà regionali che vanno dal Piemonte, alla Lombardia, al Veneto, al Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna e diverse altre regioni.

Il nostro impegno è quello dei contatti internazionali che hanno aiutato la stessa Corvelva ad arrivare a portare la nostra situazione all’estero, scatenando l’interesse di altri paesi europei ed extra europei.

Il nostro impegno è quello delle traduzioni scientifiche, delle analisi e di pubblicazioni utili a tutti, fatte da genitori che hanno messo in campo il proprio know how al meglio.

Il nostro impegno è quello che ha aperto le danze e un dialogo con la Stampa, soprattutto nell’ultimo periodo, trovando canali che stanno portando alla luce scandali che noi denunciamo da tempo.

Il nostro impegno è questo e molto altro.

Grazie, in qualità di rappresentanti

(in ordine alfabetico)

  • ADER Salute e Libertà – Associazione Diritti Emilia Romagna
  • Cittadini Liberi e Consapevoli Puglia
  • CLi.Va Toscana Comitato per la libertà di scelta vaccinale Toscana
  • CLiSVaP Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale Piemonte
  • Co.li.bri. Libertà Brianza
  • CORVELVA Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni
  • Colibrì Puglia
  • Genitori del No Obbligo PiemonteGenitori del No Emilia Romagna
  • Genitori del No Obbligo Lazio
  • Genitori del No Obbligo Lombardia – sezione Brescia
  • GNL Genitori NO obbligo Lombardia
  • Gruppi Uniti.it
  • Libera Scelta Alessandria
  • Libero x tutti – Forlì
  • Modilis Sardegna

#IONONDIMENTICO
#nessunoescluso
#insiemesipuo
#iostoconibambini
#scienza

fonte e articolo completo https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/comunicati/comunicato-dal-comitato-liberta-di-scelta.html

Il piano golpista di Trump ha gravi difetti

Moon of Alabama 25 gennaio 2019

Il tentato colpo di Stato degli Stati Uniti contro il governo del Venezuela della presidenza Maduro si basa su un piano simile a questo. Mentre il colpo di Stato nordamericano contro il Venezuela risale almeno al 1998, quando il defunto Presidente Chavez vine le prime elezioni, la pianificazione effettiva di tale tentato colpo di Stato avveniva solo negli ultimi due mesi. Ci sono molti buchi nel piano. Ciò permetterebbe al governo Maduro di sventare l’attacco. Più probabilmente l’insufficiente pianificazione, basata su false percezioni della situazione, porterà a nuove escalation. Il Venezuela deve quindi prepararsi immediatamente al peggio. Oggi i media statunitensi fornivano alcune informazioni sul processo decisionale sul tentativo di colpo di Stato. Il titolo del Wall Street Journal chiariva che gli Stati Uniti ne sono responsabili al 100%: “Pence ha impegnato il sostegno degli Stati Uniti alla mossa del capo dell’opposizione del Venezuela. Il piano segreto dell’amministrazione Trump impegnato a sostenere il capo dell’opposizione Juan Guaidó era premeditato e strettamente coordinato. La sera prima che Juan Guaidó si dichiarasse presidente ad interim del Venezuela, ricevette una telefonata dal vicepresidente Mike Pence, che promise che gli Stati Uniti appoggeranno Guaidó se avesse preso le redini del governo da Nicolás Maduro invocando una clausola costituzionale, aveva detto un alto funzionario dell’amministrazione. Quella telefonata a tarda notte avviò il piano steso in segreto nelle settimane precedenti, accompagnato da colloqui tra funzionari di USA ed alleati, legislatori e figure chiave dell’opposizione venezuelana, incluso lo stesso Guaidó”. Le figure di spicco erano il vicepresidente Pence, il segretario di Stato Pompeo e il senatore Marco Rubio, nonché i falchi nel Consiglio di sicurezza nazionale. “Un momento decisivo si ebbe la settimana dopo, nella riunione della Casa Bianca del 22 gennaio, vigilia delle proteste in Venezuela, quando Rubio insieme al senatore Rick Scott e al deputato. Mario Diaz-Balart, entrambi repubblicani della Florida, furono chiamati ad un incontro alla Casa Bianca con Trump, Pence e altri… Altri funzionari che s’incontrarono quel giorno alla Casa Bianca comprendevano Pompeo e Bolton, il segretario al commercio Wilbur Ross e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che presentavano a Trump le opzioni per riconoscere Guaidó. Trump decise di farlo. Pence, che non c’era alla riunione, telefonò a Guaidó per dirgli: “Se l’Assemblea nazionale invocasse l’articolo 233 il giorno seguente, il presidente la sosterrebbe”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione”.
Trump stesso è interessato solo alle riserve petrolifere venezuelane, che sono le più grandi del mondo: “Mentre gli sviluppi di questa settimana hanno sorpreso molti spettatori, Trump aveva a lungo considerato il Venezuela come una delle sue prime priorità di politica estera, con Iran e Corea democratica… Trump richiese un briefing sul Venezuela nel suo secondo giorno in carica, parlando spesso con la sua squadra della sofferenza del popolo venezuelano e dell’immenso potenziale del Paese per diventare una nazione ricca attraverso le sue riserve petrolifere…” Prima dell’attacco USA alla Libia Trump disse che gli Stati Uniti dovevano chiedere il 50% dei profitti petroliferi ai “ribelli” che sperava di mettere al potere: “avrebbero dovuto dire: vi aiuteremo ma vogliamo il 50% del vostro petrolio”. Probabilmente aveva preteso un accordo simile da Guaidó. È interessante notare che né il Pentagono né il dipartimento di Giustizia venivano coinvolti nella pianificazione del tentato di colpo di Stato. Avrebbero potuto indicarne gli evidenti difetti. L’articolo 233 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela non è base legale valida che permetta a Guaidó o Assemblea nazionale venezuelana di dichiararsi presidente. Regola le procedure nel caso in cui il presidente eletto o in carica “sia permanentemente non disponibile”, e Maduro ovviamente non lo è. Citare l’articolo 233 per rivendicare la presidenza è una truffa che alcun tribunale accetterà. Anche la pianificazione della Casa Bianca sembra non andare oltre la fase attuale. Questo, ad esempio, è un pio desiderio: “Gli Stati Uniti credono che i militari siano molto probabilmente coll’opposizione”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione. “Lo sviluppo più significativo delle ultime 24 ore fu che l’esercito venezuelano è rimasto nelle caserme. E Maduro non gli ordinava di reprimere le proteste, forse perché non è sicuro che avrebbero seguito i suoi ordini e non vuole provare”. Ciò è delirante. Le proteste dell’opposizione sono state finora più piccole e meno violente di quelle del 2016. Anche durante quelle rivolte i militari rimasero nelle caserme non perché Maduro ne avesse paura, ma perché non svolge alcun ruolo nella sicurezza interna del Venezuela. Fronteggiare i manifestanti in rivolta è lavoro della polizia e della Guardia nazionale del Venezuela che “può agire come gendarmeria, svolgere ruoli di difesa civile o di fanteria leggera di riserva”. Mentre la Guardia Nazionale è formalmente un servizio militare con una propria linea di comando. Dal 2002 Chavez e poi Maduro ripulirono i militari che hanno anche ricevuto una serie di vantaggi. Molte compagnie nazionalizzate sono guidate da (ex) ufficiali. Basare un piano di colpo di Stato su una infondata speranza di supporto militare è pazzesco.
La Casa Bianca sembra perdersi su cosa fare dopo: “Rimane ancora molto da risolvere, compresa la determinazione degli Stati Uniti che Guaidó rappresenti il governo legittimo e abbia diritto alle entrate. Se tale determinazione legale viene adottata, sarà presto testata in tribunale. Poiché la citazione imperfetta dell’articolo 233 come base per l’autodichiarazione di Guaidó a presidente non è legalmente valida, tale determinazione sarà viziata. Che l’amministrazione non ci abbia pensato prima di agire è piuttosto curioso. Il Washington Post approfondiva gli evidenti difetti del piano: “Con rischi in vista, l’amministrazione Trump spera sull’opposizione del Venezuela
“Penso che parli da solo”, aveva detto il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton quando gli fu chiesto cosa intendeva dire Trump dicendo che “tutte le opzioni” erano a sua disposizione. L’amministrazione scommette che non sarà necessario precisarlo ulteriormente. Ma non è chiaro se abbia delineato una strategia nel caso in cui il Presidente Nicolás Maduro si rifiuti di cedere, gravi violenze esplodano o sostenitori esteri del governo Maduro, tra cui Russia e Turchia, decidano di intervenire in suo supporto. Per ora, la speranza è usare il governo provvisorio appena dichiarato come strumento per negare a Maduro le entrate petrolifere dagli Stati Uniti che forniscono al Venezuela praticamente tutto il denaro in entrata, dicono funzionari statunitensi… “Quello su cui ci concentriamo oggi è disconnettere l’illegittimo regime di Maduro dalla fonte delle entrate. Pensiamo coerenti col nostro riconoscimento di Juan Guaidó a presidente ad interim costituzionale del Venezuela, secondo cui quelle entrate dovrebbero andare al governo legittimo”, aveva detto Bolton. “È molto complicato. Osserviamo molte cose diverse da fare, ma questo è nel processo”, aveva detto. Se gli Stati Uniti interromperanno il pagamento del petrolio al governo di Maduro, il Venezuela ovviamente smetterà di spedire petrolio agli Stati Uniti. Diverse grandi raffinerie della Costa del Golfo sono orientate specificamente a quel tipo di petrolio. Dovranno smettere di lavorarlo, aumentando i prezzi della benzina negli Stati Uniti. Ci si chiede come gli elettori di Trump l’apprezzeranno. L’amministrazione vuole anche aumentare le sanzioni al Venezuela, ma quelle esistenti già colpiscono il popolo mentre hanno scarso effetto sul governo. Il piano si basa anche sulla speranza che il tizio spuntato in Venezuela possa effettivamente fare qualcosa: “La campagna di pressione degli Stati Uniti è mirata in parte a convincere Maduro che non può continuare a governare e in parte a costruire Guaidó. “Siamo impegnati con la stessa strategia: fare pressione internazionale, aiutare ad organizzare l’opposizione interna e spingere a un pacifico ripristino della democrazia. Ma quel pezzo interno mancava”, aveva detto il funzionario. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”. Ma cosa ha Guaidó? Ha un ufficio, un edificio pubblico, un esercito? Controlla porti, uffici doganali e banca centrale? Anche in Venezuela pochi lo conoscevano. Quanti seguaci ha veramente? Ci sono circa 8-9 milioni di seguaci del movimento bolivariano in Venezuela. Queste sono persone povere. Molti di loro possiedono ciò che hanno grazie al governo socialista. Combatteranno contro un colpo di Stato illegittimo. Significa che il tizio supportato dagli Stati Uniti dovrà sopprimerli?
Note del post: “L’amministrazione Trump spera che le Forze Armate venezuelane cambino fedeltà, ma non esiste una chiara tabella di marcia per ciò che Trump farebbe se ciò non accadesse , o se venisse versato del sangue”. Il Post confermava anche che l’esercito statunitense no nera coinvolto nella pianificazione, anche se la conseguenza logica del tentativo di colpo di stato è probabilmente una guerra: “È una specie di obbligo che dipartimento della Difesa e Southcom non facessero parte di tale processo o non gli fu permesso di dargli uni sguardo”, aveva detto l’ex-funzionario dell’amministrazione. “Si potrebbe argomentare che siamo sulla strada, se non inevitabile, certamente verso l’intervento a causa della natura drammatica di ciò che abbiamo fatto”, aveva detto l’ex-funzionario. “Dici a un presidente in carica che non lo è più e riconosci qualcun altro. Prossima domanda: ok, cosa dopo? In che misura siamo effettivamente disposti a continuare a marciare su questa strada?” Questa è la domanda da 64000 dollari.
La mia impressione è che Trump sia stato truffato. Era evidente da tempo che non prestava molta attenzione ai dettagli e non ci pensava. Molto probabilmente Bolton, Pompeo e Rubio gli hanno presentato un piano in tre fasi: Fase 1. Sostieni il presidente che si è autoproclamato, Guaidó; Fase 2: … (pio desiderio)…; Fase 3: Prendi metà del loro petrolio!
Trump accettava il piano senza chiedersi come potrebbe davvero svolgersi la fase 2. Dubito che sappia che probabilmente porterà a prezzi più alti della benzina. Né penso che sapesse che probabilmente richiederà l’escalation militare fino a un guerra che richiederebbe anni. Avrebbe saputo che entrambi gli costeranno le prossime elezioni. Ciò è simile all’altro piano geniale di Trump che ora conduce alla chiusura degli aeroporti statunitensi. La fase 1 di quel piano era la chiusura del governo degli Stati Uniti. La fase 2 prevedeva che i democratici gli dessero dei soldi. La fase 3 era la Grande Muraglia sul confine meridionale che l’avrebbe aiutato alla rielezione. Anche quel piano fallì a causa di pii desideri. Inoltre costa a Trump nei sondaggi. Ma Trump ora si è impegnato in entrambi i piani mal pianificati e gli sarà estremamente difficile ritirarvisi. Mentre potrebbe ancora uscire dall’impaccio sul muro, sarà molto più difficile farlo sul palcoscenico internazionale, dove ha chiesto a molte altre nazioni sostegno. Ora è sul posto e non ha mosse decenti da fare. I prezzi della benzina più alti e l’escalation militare vanno contro le sue promesse elettorali. Neanche i suoi elettori non gradiranno. Bolton e Pompeo sono entrambi politici e burocrati esperti. Probabilmente sapevano che il loro piano era profondamente tarato e richiederebbe molto più di quanto Trump avrebbe normalmente promesso. L’impressione è che l’imminente missione sia stata integrato nel piano, ma non lo rivelavano. Trump si è appena rovinato la presidenza cadendo nella loro trama. Quanto ci vorrà per capirlo?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

fonte e articolo completo http://aurorasito.altervista.org/?p=5029

ESCALATION

Il 12 gennaio, caccia israeliani sparano missili sull’aeroporto internazionale (civile) Damasco. E’ il primo attacco israeliano contro la Siria nel 2019. Compagnie di bandiera del Bahrein, Oman ed Emirati  hanno espresso l’intenzione di  riprendere i loro voli civili verso Damasco;  Netanyahu dice loro che mai quei voli saranno sicuri,  mai lascerà in pace la Siria.

Il 17, una delegazione militare russa s’incontra con militari israeliani. Mosca fa sapere che ditte russe hanno intrapreso le operazioni di rammodernamento tecnico e  rimessa in funzione  del suddetto aeroporto, quindi ogni nuovo attacco sarà considerato un attacco agli interessi russi.

21 gennaio: fortissima attività aerea israeliana sulla Siria.  Questo secondo raid del 2019 è massiccio, ha impiegato decine di aerei , missili da crociera e missili terra-terra, e viene messo a segno durante la super-eclissi lunare,  la Luna di Sangue.  Uno degli obiettivi dei generali israeliani è di “far reagire” e  quindi identificare la posizione, delle batterie di S-300, di cui chiaramente non conoscono l’ubicazione.

Stesso giorno, tutt’altro teatro: Mar Nero, precisamente lo stretto di Kerch, preteso dal regime di Kiev  come sue acque territoriali  e attraversato dal lunghissimo ponte che unisce la Crimea  alla Russia.

Ebbene: specchio ‘acqua così sensibile (e dove Kiev ha minacciato più volte di far saltare il ponte) due navi prendono fuoco , una dopo un’esplosione, e affondano. A tutto prima non è chiaro se si tratti di disgrazie accidentali, avvenute magari per incuria. Sono due navi-cisterna che battono bandiera della Tanzania. Muoiono almeno 14 membri dell’equipaggio (turchi, indiani) ed altri vengono soccorsi da navi russe.

22 gennaio:  il ministero dei Territori Temporaneamente Occupati di Ucraina (insomma il regime di Kiev) dichiara ufficialmente  che le due navi che hanno preso  fuoco e sono colate a picco, Venice e Maestro,  “erano coinvolte nella fornitura illegale di gas e greggio alla Siria dal 2016.

Il 21 gennaio  è avvenuto qualcosa anche nel Baltico : due  cacciatorpediniere lanciamissili USA, la USS Porter e  la Gravely, sono apparse improvvisamente mentre sembravano puntare verso la base russa di Kaliningrad. Due corvette russe immediatamente  mandate dalla base  hanno “scortato”  le due lanciamissili americane.  Armate di 56  Tomahawk.

Nel Mar Nero, in questi stessi giorni, è ricomparso  il cacciatorpediniere americano USS Donald Cook, che viene tallonato anch’esso da vicino da navi da guerra russe.

Venezuela

23 gennaio 2019

Una prima assoluta, ieri, nella storia del Venezuela: Donald Trump ha designato il nuovo “presidente” della nazione. Al posto di Nicolas Maduro, eletto con oltre 6 milioni di voti il 20 maggio, nelle intenzioni dell’imperialismo dovrebbe stare un tale Juan Guaidó, che ieri ha “prestato giuramento” davanti a un gruppo di suoi seguaci.

Gli Stati Uniti sono intervenuti nel Venezuela, ricco di petrolio almeno dagli inizi del 2000. Diversi tentativi sostenuti dagli Stati Uniti per spodestare il governo socialista, prima con Chavez e poi con Maduro, fallirono. Ma le sanzioni economiche degli Stati Uniti e dei loro lacchè hanno reso più difficile la vita per gli affari e il popolo in Venezuela. Coll’interruzione dell’accesso ai mercati finanziari internazionali, il governo ha fatto del suo meglio per aggirare le sanzioni. Per esempio, scambiava oro con cibo con la Turchia. Ma la Bank of England, custode di parte dell’oro venezuelano, l’ha praticamente confiscato. L’amministrazione Trump lancia un altro tentativo di abbattere il governo eletto guidato dal Presidente Maduro. Oggi l’opposizione di solito sfortunata in Venezuela è pronta a lanciare altre rivolte di piazza contro il governo. Invita i militari alla sovversione: “I capi dell’opposizione sollecitano le potenti Forze Armate venezuelane a ritirare il sostegno a Maduro. E portano avanti la loro campagna all’estero facendo pressioni sui governi stranieri per tagliare i rapporti diplomatici ed economici con Caracas. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, dichiarava che Washington sosterrà qualsiasi tentativo dell’opposizione di formare un governo provvisorio per sostituire Maduro. Rivolgendosi ai venezuelani, Pence aggiungeva: “Siamo con voi e resteremo con voi finché la democrazia non sarà ripristinata”. Il presidente Trump ora dovrebbe riconoscere il capo dell’opposizione al Congresso nazionale Juan Guaidó, che non ha una maggioranza nel Paese, a presidente della nazione. Ma il Congresso Nazionale non ha più potere legale. Nel 2017 tale ruolo fu preso dall’Assemblea costituzionale eletta, che sostiene il governo venezuelano. La Corte Suprema venezuelana ratificava il cambiamento. Che Guaidó possa essere chiamato presidente da Trump non lo rende tale.
Juan Guaidó, autoproclamatosi “capo dell’opposizione”, è solo una facciata telegenica per il capo della destra Leopold Lopez, che nel 2014 fu incarcerato dopo aver incitato a violenze in cui diverse persone morirono. Lopez, ora agli arresti domiciliari, è un rampollo laureatosi a Princeton e Harvard della nobiltà politica e finanziaria del Venezuela, che ha perso la posizione quando il popolo elesse il governo socialista. Lopez è l’uomo che gli Stati Uniti vogliono mettere al potere anche se è molto antipatico. Un cablo diplomatico statunitense, pubblicato da Wikileaks, sottolinea che “è spesso descritto come arrogante, vendicativo e assetato di potere”. I poveri erano i vincitori del cambiamento socialista. I socialisti, prima col Presidente Hugo Chavez e ora con Nicolas Maduro, usarono i profitti delle esportazioni del petrolio per costruire alloggi per i poveri e in generale migliorarne la situazione. Queste masse saranno chiamate a proteggere il loro governo e le loro conquiste.
L’esercito, che gli Stati Uniti hanno già cercato segretamente di istigare al colpo di stato, è improbabile che lo faccia. Sta bene coi socialisti e non ha interesse a cambiare. Gli Stati Uniti hanno anche cercato di incitare Brasile e Colombia ad invadere il vicino, ma non sono in grado di farlo. È improbabile che anche gli Stati Uniti invadano. Alle nazioni unite il Venezuela ha il sostegno di Russia e Cina.

qui un approfondimento sulla crisi fomentata in Venezuela https://www.prassiconsolidata.it/2019/01/13/proxi-war/

Aquisgrana

Germania e Francia stipulano un accordo con il quale – in sintesi – viene previsto uno spazio comune e una difesa comune, vengono stabilite regole d’intesa in seno all’Unione Europea (con un sistema di consultazione preliminare), viene condiviso (in che modo non si sa) il seggio ONU. Insomma, viene definita una politica europea e internazionale comune e diversa da quella dei singoli Stati e dell’Unione Europea.

Quale sia l’effettività di questo accordo è ancora tutta da vedere, ma una cosa è certa: Aquisgrana rappresenta il certificato di morte dell’Unione Europea, o almeno di come oggi è conosciuta e considerata, dimostrandosi una volta per tutte che i veri Dominus dell’Unione è ed era la premiata ditta franco tedesca, dove il socio di minoranza risulta la Francia e quello di maggioranza la Germania.

Cosa accadrà d’ora in avanti, non si sa. Ma è sicuro che l’Italia deve prendere atto di questa novità e trarne le conseguenze. E queste conseguenze non possono che essere ridiscussione profonda della nostra aderenza all’Unione Europea e in particolar modo all’unione monetaria. Perché è chiaro che se anche l’Unione Europea dovesse “sopravvivere” all’accordo stipulato dai francesi e dai tedeschi, tale accordo rischia di diventare il perno intorno al quale ruoterebbe l’intera politica dell’unione, marginalizzando ancora di più il nostro paese ed esponendolo alle politiche predatorie degli “alleati”, soprattutto sul lato bancario e industriale.

Il Governo gialloverde si svegli. Non basta denunciare il problema del franco CFA o dichiarare di sostenere i gilet gialli, per contrastare l’alleanza franco-tedesca. Serve che l’Italia cambi l’asse portante della sua politica internazionale ed europea. Serve che l’Italia cambi registro nei rapporti con l’Unione Europea, la Germania e la Francia, e rafforzi parimenti l’intesa con gli Stati Uniti di Trump. In particolar modo, è necessario che l’Italia definisca una politica internazionale più aggressiva e preordinata a tutelare non già gli interessi di un apparato burocratico come quello europeo, pesantemente influenzato dagli interessi franco-tedeschi, ma che metta al centro l’interesse nazionale, che oggi – più di ieri – non coincide più con quello dell’Unione Europea, e certo non con quello delle due potenze europee.

Se ne facciano una ragione i cosiddetti “europeisti”. L’Unione Europea, intesa come “sogno” unificante e spinelliano, come spazio solidale e integrato fra le nazioni europee, è morto nel 2019. Bisogna solo prenderne atto e agire di conseguenza per tutelare la democrazia italiana e la nostra sovranità.

fonte e articolo completo https://scenarieconomici.it/lunione-europea-finisce-ad-aquisgrana-di-davide-mura/

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