Tecniche di condizionamento

Per capire come funziona e come si trasforma la società, vi sono due principi da tener presenti – e se li si tiene presenti, appariranno ovvie e inevitabili molte ‘anomalie’ politiche e amministrative, che altrimenti imprigionano la mente nello sconcerto nel senso di ingiustizia:

1)Ogni società è gestita da una ristretta oligarchia detentrice di potere, ricchezza, competenza, che tende a prevenire la propria sostituzione e a rendere fisso il proprio dominio; e quando una classe dominante perde il potere, un’altra la sostituisce;

2)Per ogni oligarchia, la popolazione è un mezzo, non un fine – uno strumento da controllare e sfruttare, ma anche dimensionare, in base all’evoluzione delle tecniche e delle circostanze; per esercitare questo dominio, si serve di categorie professionali intermedie, fidelizzate mediante la concessione di piccole quote dei privilegi dell’oligarchia, inclusa la facoltà di violare le leggi.

Le masse, educate e incoraggiate a ciò dalla famiglia, dalla scuola e da quasi ogni altra istituzione sociale, tendono a pensare, a presupporre, che, all’inverso, la popolazione (il suo benessere, la sua tutela) sia il fine dell’ordinamento sociale, politico, giuridico – sino al punto di convincersi che il popolo sia il contraente attivo del patto sociale e il detentore della sovranità, e che la democrazia esista. Quindi si scandalizzano quando si accorgono di ingiustizie e inefficienze palesi e facilmente rimediabili a danno della collettività, che le istituzioni e la politica però lasciano continuare.

…La fissità di tale struttura generale bipolare dell’ordinamento sociale suggerisce che forse, per le masse dominate, è preferibile restare inconsapevoli, credere nell’illusione della democrazia-legittimità, o pensare che l’ineguaglianza sociale sia nell’ordine naturale delle cose oppure voluta da Dio oppure ancora conseguenza del karma.

…Anche la difesa rientra tra i pubblici servizi, nell’immaginario popolare, come difesa della popolazione da nemici esterni; solo che, di fatto, nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato le forze armate quasi sempre al contrario, cioè in danno e a spese delle rispettive popolazioni, facendole pagare, combattere e morire per aumentare la ricchezza e il potere loro proprio. Dalle ricerche storiche e da copiosa documentazione originale, la stessa II GM risulta essere stata non una guerra ‘spontanea’ tra sistemi politici incompatibili, bensì un’operazione decisa dalla strategia del capitalismo finanziario: il capitalismo americano finanziò massicciamente il movimento nazionalsocialista, la ricostruzione e l’armamento della Germania hitleriana, la sua stessa guerra di conquista e sterminio fino al 1945. General Motors, General Electric, Standard Oil, Ford costruirono e gestirono, in alcuni casi anche direttamente, impianti industriali strategici e per produzioni belliche del III Reich. Analogamente il Giappone venne rifornito e armato dall’élite capitalistica statunitense affinché potesse iniziare e sostenere la guerra. Soprattutto, in violazione del fittizio embargo disposto da Washington, gli fu data una grande quantità di petrolio americano, senza del quale non avrebbe potuto iniziare la guerra.

A che fine armare e sostenere la Germania e il Giappone? Al fine immediato di arricchirsi – le commesse belliche dall’una e dall’altra parte moltiplicarono gli utili delle corporations – e a quello di lungo termine di indebitare in modo e misura irreversibile gli Stati (iniziando dagli USA e dal Regno Unito) verso i banchieri privati, affinché questi potessero arrivare a dettare la politica e a riformare le società, su scala mondiale, a loro vantaggio, scalzando ogni altra forma di potere, verso un villaggio unico globale fatto di cittadini indebitati e di governi pure indebitati. Le guerre, infatti, comportano un moltiplicarsi delle spese pubbliche, quindi del ricorso al credito, da parte dei governi.

…Torniamo al servizio pubblico chiamato “sanità”. Corvelva e l’Ordine Nazionale dei Biologi hanno notoriamente accertato in laboratorio, e denunciato all’opinione pubblica (https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/analisi.html), che certi preparati industriali di Big Pharma, pagati con le nostre tasse, spacciati e imposti per legge a milioni di bambini come vaccini, non contengono le sostanze vaccinanti dichiarate bensì una macromolecola nociva, metalli nocivi e sequenze genetiche, il tutto con effetti immunodepressivi e neurotossici. L’imposizione di tali falsi vaccini è interpretabile (al di là dell’ovvia logica del profitto commerciale al quale i partiti regolarmente si vendono) come una misura preventiva, un argine che viene eretto per far fronte al gigantesco problema sociale in arrivo: quel 30% dei posti di lavoro che robotizzazione e intelligenza artificiale si prevede che elimineranno da qui al 20307. L’argine a questo problema consiste, forse, nell’assicurarsi, attraverso le pseudo-vaccinazioni tossiche di massa, che le nuove generazioni siano mentalmente e fisicamente incapaci di reazione e di lotta.   

 26.01.19 – Marco Della Luna

fonte e articolo completo http://marcodellaluna.info/sito/2019/01/27/progresso-zootecnico-e-falsi-vaccini/

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E il vincitore?

…Chi fu dunque il vincitore? Ma è ovvio! Il vero vincitore fu la psichiatria organicista accademica, che infatti è ancora oggi in testa alla classifica mondiale del potere di gestione delle coscienze umane. La psichiatria biologica ha il controllo del 90% della psicopatologia mondiale, è in stretta sorellanza di interessi con la potentissima industria farmaceutica, ha cooptato a sé la ricerca neuroscientifica e si appresta a sbarcare nel nuovo continente dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie. Il giro di affari è immenso. Solo per fare un piccolo esempio: l’Abilify, di Otsuka Holdings, è un antipsicotico, quindi uno psicofarmaco di uso piuttosto raro (indicato nel trattamento della schizofrenia negli adulti e negli adolescenti dai 15 anni in su, oltre che degli episodi maniacali del disturbo bipolare): ebbene, questo farmaco fattura da solo 6 miliardi di dollari l’anno. Un tale bilancio (parliamo di uno psicofarmaco raro, non di ansiolitici e antidepressivi, che fatturano dieci volte tanto) sovrasta i profitti di qualsivoglia odierna corrente psicoterapeutica. Aggiungo: la formazione psichiatrica (in Italia e altrove) è fornita dallo Stato, quindi è istituzionale; quella psicoterapeutica è affidata a una miriade di piccole scuole in competizione e in perpetuo litigio fra loro, interamente a carico del candidato che, oltre a spendere alte cifre per molti anni, deve subire l’umiliazione di supervisioni obbligatorie, surrettiziamente imposte, indegne sia perché gli si impedisce di scegliere un formatore esterno alla scuola, sia perché ledono il diritto del paziente di sapere chi dirige di fatto la sua terapia. Mentre il mondo della psicoterapia è una Babele scontrosa e priva di solidarietà, il mondo della psichiatria appare come un grigio monolite in cui non litiga mai nessuno.

Intendiamoci, la vita e l’esperienza culturale di Freud e di Jung sono state comunque un successo, ed è bene rimarcarlo. I due grandi maestri hanno posto le basi della moderna psicoterapia, che rappresenta pur sempre l’alternativa elitaria alla psichiatria di massa. In tal senso hanno donato (a tutti noi che crediamo che la maturazione del pensiero sia lo strumento per la guarigione della psiche) una base di cui non possiamo più fare a meno. Ma in un certo senso si sono dovuti accontentare entrambi di poteri “locali”: Freud di una Società Psicoanalitica che ha prodotto ricerca empirica e relazionale e poi, nei paesi anglosassoni, anche sociale; Jung di aver posto il seme dell’antipsichiatria (essendo stato in fondo l’antesignano di tale corrente) e di aver contribuito allo sviluppo della controcultura europea e della New Age americana.

Nella vita privata sia Freud che Jung furono benestanti (fra l’altro Jung sposò una donna ricchissima) e oggetto di un culto personale crescente. Ma anche questo in fondo può essere l’ambiguo segno di una sconfitta. La psichiatria organicista classificatoria fondò il suo statuto e il suo potere fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento coi nomi di Wilhelm Griesinger, Emil Kraepelin, Eugen Bleuler e Karl Jaspers, dopo di ché non ebbe mai più né scismi né innovazioni, quindi non ebbe più bisogno di idee e nomi nuovi (come appresero a loro spese i grandi antipsichiatri Franco Basaglia e Ronald D. Laing, morto l’uno di tumore a 56 anni, l’altro di infarto a 61 anni).

Lacan-Sartre-Picasso-Camus-De-Bouvoir

Un potere consolidato (come quello psichiatrico, alla stessa stregua di un potere religioso o politico) ha bisogno solo di una Bibbia (nel caso della psichiatria è il DSM): non ha più alcuna necessità di produrre innovazioni, né ha bisogno di elevare templi ai propri guru. Noi consacriamo il nostro lavoro ai nomi di Freud, Jung, Melanie Klein, Anna Freud, Winnicott, Laing, Lacan, Hillman… personalità intorno alle quali si addensa un mito eroico… E li onoriamo al punto da tentare di emularli. La psichiatria biologica non ha bisogno di indicare eroi. Aspira e per ora possiede la superficie piana di una pretesa oggettività, di una pretesa scientificità, quindi dispone di un tempo fermo, di un tempo che si pretende eterno. Ma di questa superficie piana, di questa superficialità, noi psicoterapeuti esclusi dalla classe dominante siamo l’indistruttibile ombra. Noi amiamo gli individui creatori e la loro umile storia, il potere no. Il vero potere cancella sempre gli individui che l’hanno creato. Non scava mai nelle loro vite. Al massimo ne fa delle icone da cartolina. Il vero potere crea la propria casta, poi un sistema piramidale di sotto-caste, infine cancella le tracce del proprio percorso. La sua ossessione è cancellare, sottrarre alla coscienza, negare l’accaduto: fare della Storia una pagina bianca.

Non di meno, noi continuiamo a lavorare nel solco scavato dai grandi del passato. Li onoriamo e li emuliamo e cerchiamo di fare sempre meglio. A noi il ruolo di scavare nel sottosuolo della società, quindi anche in quello del potere costituito. Non possiamo altro che essere rivoluzionari e creativi. Alla psichiatria biologica lasciamo il ruolo di ancella dell’ordine costituito. Per questo non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarci. Purtroppo, alcune società di psicoanalisi si sono costituite come nuove istituzione: due o tre colloqui con altrettanti esaminatori per assicurarsi che il candidato non abbia “controindicazioni” ad essere un analista; sei anni di corso formativo; analisi personale interna alla scuola; analisi didattica; supervisioni. Un conto salato, sia in termini economici che psichici: chi potrebbe mantenere la propria autonomia morale e intellettuale con un simile pressing? Non a caso la psicoanalisi ha cessato di produrre potenziale euristico e terapeutico. Il nostro compito non potrà essere altro che quello di smuovere il terreno consolidato del “senso comune”, sia sociale che psichiatrico e psicoterapeutico. Freud appose al frontespizio dell’Interpretazione dei sogniun verso di Virgilio: «Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo»: se non potrò essere ascoltato dal cielo, chiederò agli Inferi. Il suo spirito – se non la sua lettera – continua ad essere quello giusto.

fonte e articolo completo https://www.sipsid.it/intersezioni/psichiatria/freud-jung-e-la-classe-dominante/

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La propaganda tra sacro e profano: l’arte di influenzare le persone

La propaganda generalmente è intesa come l’attività di diffusione di idee e informazioni con lo scopo di indurre un bacino d’individui a interiorizzare specifiche attitudini e a svolgere determinate azioni. Insomma, rappresenta il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche persuasive per raggiungere specifici obiettivi. Scopi atti a beneficiare coloro che gestiscono tale processo, obbedendo a dinamiche meccanicistiche di causa-effetto.

Selezione dei fatti

In posizione antitetica alla propaganda si pone la pura e semplice esposizione dei fatti, della realtà nella sua completezza neutra ed esaustiva che abbandona faziosità e valorizzazione di determinati aspetti rispetto ad altri, prerogativa della prima. La propaganda, infatti, può presentare i fatti in modo selettivo, mentendo per omissione ad esempio, catalizzando una sintesi conclusiva particolare, oppure utilizza messaggi caricati di retorica e di facile sentimentalismo narrativo-linguistico per stimolare risposte emozionali, piuttosto che razionali, alle informazioni presentate. L’uso della propaganda è dannoso per la libera e naturale formazione dell’opinione personale e pubblica, diffondendo così tali effetti deleteri sia sul singolo individuo sia sull’intero corpus sociale.

Comunicazione e demagogia

Un esempio di propaganda particolarmente rappresentativa è stata quella partorita dal nazismo e dal fascismo: tramite un uso sapiente e ben pianificato dei mezzi di comunicazione di massa del tempo, Hitler è riuscito nell’intento turpe e barbarico di convincere le folle riguardo all’imprescindibilità del bisogno ineluttabile dell’olocausto e nella necessità storico-politica di una guerra di espansione, conducendo un’intera nazione alla distruzione fisica, politica ed economica, vittima di un’assurda volontà di potenza (Boschi 2005). Esempi di propaganda ideologicamente meno estremi, ma non meno dannosi, sono quelli volti all’arricchimento tout court di pochi “eletti” a discapito dell’impoverimento delle masse, rese miopi da una demagogia fatta di promesse non mantenute. In questo caso i leader, con un sapiente uso dei sondaggi, conoscono quali sono i bisogni delle persone, promettono loro di esaudirli, ma poi nei fatti compiono azioni atte ad esaudire propri, spesso in antitesi con i desideri del popolo, danneggiandolo a favore d’istanze esclusivamente elitarie (Beetham 1989).

Alla ricerca di simbologia

Il successo della propaganda necessita di una efficace selezione semantico-linguistica, minuziosamente mirata, sui fatti che devono essere esposti all’interlocutore prescelto, pena la sua totale inefficacia. La presenza di un forte intento censorio in vari ambiti della vita pubblica è un pesante e inequivocabile indizio di una propaganda in corso. Una propaganda che per raggiungere gli obiettivi che si prefigge mira ad esaltare e a valorizzare le rivendicazioni, i sogni utopistici di un popolo, omettendo la realtà dei fatti e ricorrendo ad un massiccio uso di simulacri. Una simbologia che racchiude in sé quegli stessi sogni e nutre tutto il mondo immaginifico-retorico di cui un pubblico ha bisogno per credere e perseguire il raggiungimento unanime e condiviso di quegli obiettivi, quegli scopi dipinti come imprescindibili per il bene comune.

Propaganda religiosa

Il termine propaganda nasce in un contesto semantico-religioso quando la Chiesa cattolica nel XVI secolo organizza, per arginare la diffusione del protestantesimo dopo lo scisma voluta da Enrico VIII, una Congregatio de propaganda fide: un dipartimento preposto alla diffusione della fede cattolica. Originariamente il termine non intendeva riferirsi a informazioni fuorvianti o parziali, ma custodiva e tentava di attualizzare intenti di tutela nei confronti di una religione messa in pericolo da pericolosi venti di rinnovamento. La propaganda si declina in diverse tipologie e ambiti, spesso in commistione fra loro. La propaganda religiosa, come detto, è solo una delle forme storicamente più definite e comuni di propaganda e mira alla diffusione e alla tutela di un determinato culto.

Propaganda letteraria

La propaganda culturale, e in particolare quella letteraria, è tra le più importanti, essendo la propaganda stessa un fatto essenzialmente comunicativo. San Paolo, ad esempio, è uno tra i più popolari propagandisti della storia religiosa. Era sostanzialmente propaganda anche il De bello Gallico, che servì a Cesare per amplificare esponenzialmente la propria reputazione a Roma. Questa tipologia si è dunque intrecciata spesso con quella religiosa e ancor più con quella politica. In questo caso quest’ultima si fonde con quella prettamente estetico-artistica, in misura relativamente variabile (nei casi più estremi la finalità artistica può essere solo un velo posto sulla prima). L’Eneide di Virgilio ne è un esempio: l’equilibrio e l’armonia letteraria si legano all’esaltazione di Roma (erede della mitica Troia) e dell’imperatore Ottaviano Augusto (della famiglia Iulia, fondata da Iulo, figlio di Enea). Intenti propagandistici emergono prepotentemente anche dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, volta al consenso, alla cristallizzazione dell’opinione pubblica nordamericana e alla giustificazione della rivoluzione all’estero. Si pensi in tal caso al “divario” tra l’idea di democrazia e uguaglianza, e la realtà effettiva di una classe dirigente eletta da una percentuale della popolazione che si aggirava intorno all’1,5% del totale.

Un’informazione faziosa

I libelli di Martin Lutero e le opere di Karl Marx sono stati in parte scritti con finalità propagandistiche. Le pubbliche relazioni rappresentano un’emanazione della propaganda, ne rappresentano una forma moderna, evoluta, che caratterizza i rapporti tra un’organizzazione di grandi dimensioni e il pubblico moderno. I propagandisti cercano di cambiare il modo in cui la gente comprende una questione o una situazione, allo scopo di cambiarne le azioni o le aspettative, secondo una sola prospettiva: la propria. In questo senso, la propaganda serve come corollario complementare alla censura, dove lo stesso scopo viene raggiunto, non attraverso false informazioni, ma prevenendo la conoscenza di informazioni vere. Ciò che identifica fortemente la propaganda rispetto a altre forme di controllo è la volontà di influenzare l’orientamento delle persone, attraverso l’inganno e la confusione, piuttosto che tramite la persuasione e la comprensione. Insomma, la propaganda diffonde sostanzialmente informazioni fake, o nel migliore dei casi faziose, che hanno lo scopo di rassicurare un popolo che vuole crederci. Il postulato che si pone alla base di tale tecnica è che, se la gente crede in qualcosa di falso, sarà costantemente assalita dai dubbi, dubbi che provocheranno un disagio secondo dinamiche di dissonanza cognitiva. Di conseguenza gli individui, pur di estinguerli, diventeranno particolarmente ricettivi alle rassicurazioni di chi è al potere, consolidando e legittimando quest’ultimo.

fonte e articolo completo https://sociologicamente.it/la-propaganda-tra-sacro-e-profano-larte-di-influenzare-le-persone/

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432 HZ

Tutto in natura vibra a 432 HZ.

Il rumore del mare, la pioggia, il ronzio delle api, il frusciare delle piante, persino il battito cardiaco umano… ogni cosa è sintonizzata sui 432 HZ.

Nel 1939 il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels impose il diapason a 440 Hz contro il referendum dei 25.000 musicisti in Francia contrari a questa scelta.

Goebbels aveva notato che la musica a 440 hz influenzava negativamente le masse rendendole più manipolabili e violente.

Pochi gruppi hanno fatto sperimentazioni con l’intonazione a 432 hertz tra cui: Pink Floyd, Mick Jagger, Tool, The Renegades, e Archangel.

La musica a 432 Hz parla al cuore, codifica le cellule in maniera armonica e favorisce la nostra salute grazie alla ricettività a questa frequenza da parte del DNA che produce così proteine integre per tutto il corpo. L’ONDA GENETICA che permette l’ipercomunicazione tra la specie umana è possibile solo con armoniche a 432 HZ,al contrario quella a 440 hz blocca la nostra specie nella percezione di sepazione e di limitazione evolutiva.

fonte dalla rete

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