Il piano golpista di Trump ha gravi difetti

Moon of Alabama 25 gennaio 2019

Il tentato colpo di Stato degli Stati Uniti contro il governo del Venezuela della presidenza Maduro si basa su un piano simile a questo. Mentre il colpo di Stato nordamericano contro il Venezuela risale almeno al 1998, quando il defunto Presidente Chavez vine le prime elezioni, la pianificazione effettiva di tale tentato colpo di Stato avveniva solo negli ultimi due mesi. Ci sono molti buchi nel piano. Ciò permetterebbe al governo Maduro di sventare l’attacco. Più probabilmente l’insufficiente pianificazione, basata su false percezioni della situazione, porterà a nuove escalation. Il Venezuela deve quindi prepararsi immediatamente al peggio. Oggi i media statunitensi fornivano alcune informazioni sul processo decisionale sul tentativo di colpo di Stato. Il titolo del Wall Street Journal chiariva che gli Stati Uniti ne sono responsabili al 100%: “Pence ha impegnato il sostegno degli Stati Uniti alla mossa del capo dell’opposizione del Venezuela. Il piano segreto dell’amministrazione Trump impegnato a sostenere il capo dell’opposizione Juan Guaidó era premeditato e strettamente coordinato. La sera prima che Juan Guaidó si dichiarasse presidente ad interim del Venezuela, ricevette una telefonata dal vicepresidente Mike Pence, che promise che gli Stati Uniti appoggeranno Guaidó se avesse preso le redini del governo da Nicolás Maduro invocando una clausola costituzionale, aveva detto un alto funzionario dell’amministrazione. Quella telefonata a tarda notte avviò il piano steso in segreto nelle settimane precedenti, accompagnato da colloqui tra funzionari di USA ed alleati, legislatori e figure chiave dell’opposizione venezuelana, incluso lo stesso Guaidó”. Le figure di spicco erano il vicepresidente Pence, il segretario di Stato Pompeo e il senatore Marco Rubio, nonché i falchi nel Consiglio di sicurezza nazionale. “Un momento decisivo si ebbe la settimana dopo, nella riunione della Casa Bianca del 22 gennaio, vigilia delle proteste in Venezuela, quando Rubio insieme al senatore Rick Scott e al deputato. Mario Diaz-Balart, entrambi repubblicani della Florida, furono chiamati ad un incontro alla Casa Bianca con Trump, Pence e altri… Altri funzionari che s’incontrarono quel giorno alla Casa Bianca comprendevano Pompeo e Bolton, il segretario al commercio Wilbur Ross e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che presentavano a Trump le opzioni per riconoscere Guaidó. Trump decise di farlo. Pence, che non c’era alla riunione, telefonò a Guaidó per dirgli: “Se l’Assemblea nazionale invocasse l’articolo 233 il giorno seguente, il presidente la sosterrebbe”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione”.
Trump stesso è interessato solo alle riserve petrolifere venezuelane, che sono le più grandi del mondo: “Mentre gli sviluppi di questa settimana hanno sorpreso molti spettatori, Trump aveva a lungo considerato il Venezuela come una delle sue prime priorità di politica estera, con Iran e Corea democratica… Trump richiese un briefing sul Venezuela nel suo secondo giorno in carica, parlando spesso con la sua squadra della sofferenza del popolo venezuelano e dell’immenso potenziale del Paese per diventare una nazione ricca attraverso le sue riserve petrolifere…” Prima dell’attacco USA alla Libia Trump disse che gli Stati Uniti dovevano chiedere il 50% dei profitti petroliferi ai “ribelli” che sperava di mettere al potere: “avrebbero dovuto dire: vi aiuteremo ma vogliamo il 50% del vostro petrolio”. Probabilmente aveva preteso un accordo simile da Guaidó. È interessante notare che né il Pentagono né il dipartimento di Giustizia venivano coinvolti nella pianificazione del tentato di colpo di Stato. Avrebbero potuto indicarne gli evidenti difetti. L’articolo 233 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela non è base legale valida che permetta a Guaidó o Assemblea nazionale venezuelana di dichiararsi presidente. Regola le procedure nel caso in cui il presidente eletto o in carica “sia permanentemente non disponibile”, e Maduro ovviamente non lo è. Citare l’articolo 233 per rivendicare la presidenza è una truffa che alcun tribunale accetterà. Anche la pianificazione della Casa Bianca sembra non andare oltre la fase attuale. Questo, ad esempio, è un pio desiderio: “Gli Stati Uniti credono che i militari siano molto probabilmente coll’opposizione”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione. “Lo sviluppo più significativo delle ultime 24 ore fu che l’esercito venezuelano è rimasto nelle caserme. E Maduro non gli ordinava di reprimere le proteste, forse perché non è sicuro che avrebbero seguito i suoi ordini e non vuole provare”. Ciò è delirante. Le proteste dell’opposizione sono state finora più piccole e meno violente di quelle del 2016. Anche durante quelle rivolte i militari rimasero nelle caserme non perché Maduro ne avesse paura, ma perché non svolge alcun ruolo nella sicurezza interna del Venezuela. Fronteggiare i manifestanti in rivolta è lavoro della polizia e della Guardia nazionale del Venezuela che “può agire come gendarmeria, svolgere ruoli di difesa civile o di fanteria leggera di riserva”. Mentre la Guardia Nazionale è formalmente un servizio militare con una propria linea di comando. Dal 2002 Chavez e poi Maduro ripulirono i militari che hanno anche ricevuto una serie di vantaggi. Molte compagnie nazionalizzate sono guidate da (ex) ufficiali. Basare un piano di colpo di Stato su una infondata speranza di supporto militare è pazzesco.
La Casa Bianca sembra perdersi su cosa fare dopo: “Rimane ancora molto da risolvere, compresa la determinazione degli Stati Uniti che Guaidó rappresenti il governo legittimo e abbia diritto alle entrate. Se tale determinazione legale viene adottata, sarà presto testata in tribunale. Poiché la citazione imperfetta dell’articolo 233 come base per l’autodichiarazione di Guaidó a presidente non è legalmente valida, tale determinazione sarà viziata. Che l’amministrazione non ci abbia pensato prima di agire è piuttosto curioso. Il Washington Post approfondiva gli evidenti difetti del piano: “Con rischi in vista, l’amministrazione Trump spera sull’opposizione del Venezuela
“Penso che parli da solo”, aveva detto il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton quando gli fu chiesto cosa intendeva dire Trump dicendo che “tutte le opzioni” erano a sua disposizione. L’amministrazione scommette che non sarà necessario precisarlo ulteriormente. Ma non è chiaro se abbia delineato una strategia nel caso in cui il Presidente Nicolás Maduro si rifiuti di cedere, gravi violenze esplodano o sostenitori esteri del governo Maduro, tra cui Russia e Turchia, decidano di intervenire in suo supporto. Per ora, la speranza è usare il governo provvisorio appena dichiarato come strumento per negare a Maduro le entrate petrolifere dagli Stati Uniti che forniscono al Venezuela praticamente tutto il denaro in entrata, dicono funzionari statunitensi… “Quello su cui ci concentriamo oggi è disconnettere l’illegittimo regime di Maduro dalla fonte delle entrate. Pensiamo coerenti col nostro riconoscimento di Juan Guaidó a presidente ad interim costituzionale del Venezuela, secondo cui quelle entrate dovrebbero andare al governo legittimo”, aveva detto Bolton. “È molto complicato. Osserviamo molte cose diverse da fare, ma questo è nel processo”, aveva detto. Se gli Stati Uniti interromperanno il pagamento del petrolio al governo di Maduro, il Venezuela ovviamente smetterà di spedire petrolio agli Stati Uniti. Diverse grandi raffinerie della Costa del Golfo sono orientate specificamente a quel tipo di petrolio. Dovranno smettere di lavorarlo, aumentando i prezzi della benzina negli Stati Uniti. Ci si chiede come gli elettori di Trump l’apprezzeranno. L’amministrazione vuole anche aumentare le sanzioni al Venezuela, ma quelle esistenti già colpiscono il popolo mentre hanno scarso effetto sul governo. Il piano si basa anche sulla speranza che il tizio spuntato in Venezuela possa effettivamente fare qualcosa: “La campagna di pressione degli Stati Uniti è mirata in parte a convincere Maduro che non può continuare a governare e in parte a costruire Guaidó. “Siamo impegnati con la stessa strategia: fare pressione internazionale, aiutare ad organizzare l’opposizione interna e spingere a un pacifico ripristino della democrazia. Ma quel pezzo interno mancava”, aveva detto il funzionario. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”. Ma cosa ha Guaidó? Ha un ufficio, un edificio pubblico, un esercito? Controlla porti, uffici doganali e banca centrale? Anche in Venezuela pochi lo conoscevano. Quanti seguaci ha veramente? Ci sono circa 8-9 milioni di seguaci del movimento bolivariano in Venezuela. Queste sono persone povere. Molti di loro possiedono ciò che hanno grazie al governo socialista. Combatteranno contro un colpo di Stato illegittimo. Significa che il tizio supportato dagli Stati Uniti dovrà sopprimerli?
Note del post: “L’amministrazione Trump spera che le Forze Armate venezuelane cambino fedeltà, ma non esiste una chiara tabella di marcia per ciò che Trump farebbe se ciò non accadesse , o se venisse versato del sangue”. Il Post confermava anche che l’esercito statunitense no nera coinvolto nella pianificazione, anche se la conseguenza logica del tentativo di colpo di stato è probabilmente una guerra: “È una specie di obbligo che dipartimento della Difesa e Southcom non facessero parte di tale processo o non gli fu permesso di dargli uni sguardo”, aveva detto l’ex-funzionario dell’amministrazione. “Si potrebbe argomentare che siamo sulla strada, se non inevitabile, certamente verso l’intervento a causa della natura drammatica di ciò che abbiamo fatto”, aveva detto l’ex-funzionario. “Dici a un presidente in carica che non lo è più e riconosci qualcun altro. Prossima domanda: ok, cosa dopo? In che misura siamo effettivamente disposti a continuare a marciare su questa strada?” Questa è la domanda da 64000 dollari.
La mia impressione è che Trump sia stato truffato. Era evidente da tempo che non prestava molta attenzione ai dettagli e non ci pensava. Molto probabilmente Bolton, Pompeo e Rubio gli hanno presentato un piano in tre fasi: Fase 1. Sostieni il presidente che si è autoproclamato, Guaidó; Fase 2: … (pio desiderio)…; Fase 3: Prendi metà del loro petrolio!
Trump accettava il piano senza chiedersi come potrebbe davvero svolgersi la fase 2. Dubito che sappia che probabilmente porterà a prezzi più alti della benzina. Né penso che sapesse che probabilmente richiederà l’escalation militare fino a un guerra che richiederebbe anni. Avrebbe saputo che entrambi gli costeranno le prossime elezioni. Ciò è simile all’altro piano geniale di Trump che ora conduce alla chiusura degli aeroporti statunitensi. La fase 1 di quel piano era la chiusura del governo degli Stati Uniti. La fase 2 prevedeva che i democratici gli dessero dei soldi. La fase 3 era la Grande Muraglia sul confine meridionale che l’avrebbe aiutato alla rielezione. Anche quel piano fallì a causa di pii desideri. Inoltre costa a Trump nei sondaggi. Ma Trump ora si è impegnato in entrambi i piani mal pianificati e gli sarà estremamente difficile ritirarvisi. Mentre potrebbe ancora uscire dall’impaccio sul muro, sarà molto più difficile farlo sul palcoscenico internazionale, dove ha chiesto a molte altre nazioni sostegno. Ora è sul posto e non ha mosse decenti da fare. I prezzi della benzina più alti e l’escalation militare vanno contro le sue promesse elettorali. Neanche i suoi elettori non gradiranno. Bolton e Pompeo sono entrambi politici e burocrati esperti. Probabilmente sapevano che il loro piano era profondamente tarato e richiederebbe molto più di quanto Trump avrebbe normalmente promesso. L’impressione è che l’imminente missione sia stata integrato nel piano, ma non lo rivelavano. Trump si è appena rovinato la presidenza cadendo nella loro trama. Quanto ci vorrà per capirlo?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

fonte e articolo completo http://aurorasito.altervista.org/?p=5029

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