La Resa

Dalle elezioni di metà mandato del 6 novembre 2018 il presidente Trump è sottoposto a una pressione estremamente forte. Le amministrazioni federali sono state chiuse il 22 dicembre (shutdown) per l’opposizione parlamentare alla legge di bilancio, che include il finanziamento del Muro al confine con il Messico. La crisi si è risolta soltanto dopo 35 giorni, il 25 gennaio 2019. Trump si è temporaneamente arreso alle pretese del Partito Democratico. Secondo S&P Global Ratings, lo shutdown sarebbe costato oltre sei miliardi di dollari, ossia più della costruzione del Muro che l’opposizione giudica troppo onerosa.

In questo lasso di tempo si sono moltiplicati i segnali di abbandono da parte dell’amministrazione Trump della propria politica estera e di difesa, nonché di convergenza con l’imperialismo statunitense. Considerati i metodi di governo del promotore immobiliare, il capovolgimento potrebbe essere solo apparente e destinato a essere rimesso in discussione il 15 febbraio, data di scadenza dell’accordo sul bilancio. Comunque sia, per il momento numerosi elementi inducono a ritenere che Trump abbia rinunciato a realizzare i cambiamenti promessi.

– Il 13 dicembre 2018, alla Heritage Foundation, il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha esposto la nuova strategia USA in Africa:
1. sviluppo del commercio;
2. lotta al terrorismo islamico;
3. verifica dell’impiego degli aiuti statunitensi.

Niente di veramente nuovo, salvo che Bolton si è profuso nell’esposizione degli obiettivi commerciali, che non vogliono più fare concorrenza alle ex potenze coloniali di Francia e Regno Unito, bensì essere una violenta lotta a Cina e Russia.

– Il 20 dicembre il segretario alla Difesa, generale James Mattis, ha mandato al presidente Trump una lettera pubblica di dimissioni. Diversamente da quanto ha sostenuto la stampa, Mattis era d’accordo sul ritiro delle truppe dalla Siria, ma si diceva preoccupato del messaggio che avrebbe rappresentato per gli alleati della Coalizione anti-Daesh e della conseguente possibile fine della leadership statunitense. Ritenendo di non poter consentire ad alcuno di impartirgli lezioni in pubblico, Trump ha immediatamente sollevato Mattis dalla funzione, senza tenerlo in carica nemmeno il tempo necessario a trovare il successore.

Ciononostante, arrendendosi alle critiche di Mattis, Trump ha fatto un passo indietro e ha ammesso che il ritiro delle truppe sarebbe stato più lungo del previsto.

– All’apertura della 116° seduta del Congresso, il 3 gennaio 2019, il rappresentante democratico Eliot Engels e il senatore repubblicano Marco Rubbio hanno presentato due proposte di legge (H.R. 31 e S.1) che, in un articolo pressoché identico, prevedono sanzioni per impedire la ricostruzione della Siria. Successivamente, Engels, già autore del Syria Accountability Act del 2003, è stato eletto presidente della Commissione Esteri della Camera; James Rich è stato eletto per l’omologa Commissione del Senato. Rich ha immediatamente aderito alla proposta di legge contro la Siria.

I due testi argomentano che ciò che impedisce la ricostruzione della Siria è il fatto che le vittime fotografate nel Rapporto Caesar siano state torturate dalla Repubblica Araba Siriana, non dagli jihadisti. Il testo del Senato si spinge oltre, avallando l’aiuto militare a Israele nel momento in cui questi ha ammesso di condurre un’intensa campagna di bombardamenti sulla Siria.

– Il 10 gennaio 2019, in una conferenza all’Università Americana del Cairo, il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha esposto la nuova strategia per il Medio Oriente Allargato:
1. lottare contro il terrorismo islamico;
2. lottare contro l’Iran e i suoi alleati;
3. ritirarsi militarmente dalla regione e far subentrare una “NATO” arabo-israeliana.

Tuttavia, oltre al fatto che la divisione della regione fra arabi e persiani rappresenterebbe un pericolo ancor più grande della situazione attuale, un’alleanza arabo-israeliana sembra improbabile perché, pur potendo contare su governi che già collaborano in segreto, dovrebbe misurarsi con il parere contrario delle popolazioni.
Nel frattempo, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Bolton, ha istituito un’internazionale terrorista contro l’Iran, mettendo insieme elementi arabo-sunniti di Daesh e persiano-sciiti dei Mujahiddin del Popolo.

– Lo stesso giorno, il 10 gennaio, il segretario di Stato Mike Pompeo ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro il Venezuela, dando via libera a Juan Guaido per autoproclamarsi presidente ad interim. Ne è seguita la crisi costituzionale che conosciamo.

Mentre la stampa occidentale e i venezuelani interpretano il conflitto come la messa in discussione del governo bolivariano, un po’ prima di questi ultimi accadimenti, Réseau Voltaire annunciava che il Pentagono avrebbe messo in atto nel Bacino dei Caraibi la stessa strategia già sperimentata con i Grandi Laghi africani, poi nel Medio Oriente Allargato. Dopo lunghe discussioni interne, il ministero degli Esteri russo prendeva una posizione analoga alla nostra. In particolare, Mosca ha dichiarato: «La creazione deliberata e manifestamente ben orchestrata in Venezuela di un doppio potere e di un centro decisionale alternativo apre la via al caos e allo sgretolamento dello Stato venezuelano».

– Il 22 gennaio il Partito Democratico ha fatto adottare alla Camera dei Rappresentanti una legge che vieta al presidente Trump di ritirarsi dalla NATO. Uno dei redattori è Eliot Engels.

Benché questa legge non sia stata discussa durante la campagna per le elezioni di metà mandato, il Partito Democratico l’ha giudicata prioritaria rispetto agli impegni sull’Obamacare. Insieme al segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, a luglio 2018 Engels si era espresso in una libera tribuna a favore dell’Alleanza.

– Il 26 gennaio Mike Pompeo ha annunciato che il neoconservatore Elliott Abrams sarebbe stato l’inviato speciale per il Venezuela. Ebbene, due anni fa Abrams era il candidato degli imperialisti alla segreteria di Stato. Il suo nome è legato alle peggiori operazioni segrete degli Stati Uniti in America Latina durante la guerra fredda.

Il neoconservatorismo è una forma di trotskismo, dunque ideologicamente di estrema sinistra, legatosi all’apparato statale durante l’amministrazione Reagan. A ogni alternanza politica i suoi partigiani hanno continuamente oscillato da destra a sinistra e viceversa. Si sono opposti all’elezione di Trump, cui però ora si sono aggregati.

C’è stata dunque una nuova impostazione dell’AfriCom, del CentCom e del SouthCom, che autorizza questi comandi supremi a difendere gli interessi, non più del popolo degli Stati Uniti, bensì delle società transnazionali e d’Israele. Da sempre associati a questa politica, i neoconservatori, o almeno uno dei loro esponenti più illustri, sono di ritorno.

Questi elementi sembrerebbero dimostrare che Partito Repubblicano e amministrazione Trump stanno cambiando radicalmente la propria politica e ritornano – con l’eccezione del rifiuto di permettere che organizzazioni terroriste amministrino Stati – alla politica del Partito Democratico, del presidente Barack Obama e di Hillary Clinton: l’imperialismo militare al servizio delle transnazionali.

I principali finanziatori del Partito Repubblicano sembra abbiano preso atto di questa rinuncia. I Fratelli Koch hanno infatti annunciato che non sosterranno la rielezione di Trump.

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

fonte e articolo completo https://www.voltairenet.org/article204931.html

Proxj War 2.0 Panoramica Latino-Americana

Che l’America Latina debba essere proprietà privata degli Stati Uniti fu deciso nel 1823 dal presidente americano James Monroe, che nella sua celebre “dottrina” già aveva definito le terre che vanno dal Messico alla Patagonia come proprietà naturale degli USA, cioè terre che per una ‘naturale legge di gravità politica’ sarebbero prima o poi cadute nel “giardino di casa” di Washington (citaz. Chomsky). L’unico ostacolo, prevedeva Monroe, erano gli inglesi, le cui flotte erano a quel tempo troppo potenti per permettere la conquista Yankee, ma che prima o poi si sarebbero ritirate, predisse il presidente. E infatti è accaduto.

Quello che sta succedendo in queste ore in Venezuela è, in una sua parte, banale: il Padrone non molla mai, e siamo da capo, cioè all’intervento illegale N. 300 degli Stati Uniti in America Latina secondo la dottrina di Monroe. Naturalmente, agli USA devono conformarsi i vassalli – cioè gli Stati latino americani oggi in mano a pupazzi del Fondo Monetario internazionale, come il gruppo di Lima, poi la Gran Bretagna e anche noi della UE. E la cosa farsesca è che, mentre in America si strilla isterici per le presunte interferenze di Putin a favore di Trump, accade che come nulla fosse il Ministro degli Esteri Americano Mike Pompeo telefona al neo autoproclamato presidente del Venezuela, Juan Guaidò, 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura a presidente. Ma và? Prima domanda: “Ma se Pompeo fa questo, allora perché Putin non avrebbe potuto telefonare a Trump 24 ore prima dell’annuncio della sua candidatura?”. Poi la risposta alla domanda “Cosa si saranno detti?” la si può fare a una scatoletta di tonno, fiduciosi di avere la risposta giusta.

E siccome è noto che – da Kennedy, finanziatore dell’orrendo golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari – siccome è noto che, dicevo, Washington ci tiene così tanto agli ideali democratici che vanno esportati nel suo “giardino di casa”, è notizia di oggi che Mike Pompeo ha nominato il Neo-Con Elliot Abrams come suo inviato speciale in Venezuela, giusto per dar l’impressione di essere equidistanti. Abrams è un neo-nazista, un pregiudicato (graziato da Bush I), che ha finanziato il genocidio in Guatemala del generale Rios Montt, che ha passato le bustarelle dello scandalo Iran-Contras sotto Reagan e che organizzò il fallito golpe contro Chavez nel 2002. E’ “the Monroe doctrine on steroids”, si direbbe in slang.

Ma vedete, l’articolo N. 231 di oggi sul Venezuela e tutti i dettagli da Google-journalism non vi serve a molto. Piuttosto va dato ancora un po’ di retroterra per capire Maduro e come uscirne.

In un indicibile paradosso, le tragedie dell’America Latina iniziarono nel XVI secolo con la conquista nel nome del Vaticano, ma ebbero la loro unica speranza di terminare proprio grazie al Vaticano, quello del Concilio Secondo di Papa Giovanni XXIII nel 1959. Fra le maggiori istanze che esso annunciò, ve n’era una di portata rivoluzionaria scioccante: L’OPZIONE DELLA CHIESA PER I POVERI. Dall’infame Costantino, nel IV secolo, la Chiesa aveva scelto senza ombra di dubbio l’opzione per i ricchi e per i potenti e il tripudio per lo sterminio dei poveri e dei dissidenti, non stop per i 1.700 anni successivi anni fino al grande Papa Giovanni XXIII (poi ci è ricascata, ahimè). Questo pontefice invece di colpo invertì gli ordini di squadra: no, disse, la Chiesa ora sceglie i poveri. Quasi nessuno qui da noi ci fece molto caso, ovvio eravamo italiani in pieno boom economico, ma nell’America Latina invece il messaggio del Concilio Secondo prese piede in modo sorprendente sotto forma della Teologia della Liberazione. Cos’era? In due parole: si trattò di ampi numeri di preti e suore, e qualche rarissimo caso nei ranghi ecclesiastici superiori, che proprio ispirati dal Concilio Vaticano Secondo si spogliarono di ogni bene e semplicemente fecero quello che fece Cristo, cioè lottarono nelle bidonville dei poverissimi, morirono per e accanto a loro, e ovviamente entrarono in aperto conflitto con i superiori, cioè i loro Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, fra cui anche il buon Bergoglio. Nota: lunga e fetente storia per questo mistificatore, che sempre tenne i piedi in 3 staffe. Un minino stette coi suoi gesuiti teologi della liberazione (ne tradì due in circostanze orribili e silenziò molti altri), ma poi in maggioranza stette invece zitto con le Dittature, e alla fine fu un fedele facilitatore del Fondo Monetario Internazionale di Washington fino al papato. Ma torniamo alla storia.

Nel 1962, il venerato (da voi…) presidente USA J.F. Kennedy notò questi clamorosi fatti e scosse il capo. Ma scherziamo? Adesso sti 4 preti straccioni si mettono a fare i ‘socialisti’ contro gli interessi degli investitori americani? Ma che crepino (non poté ‘prepensionare’ Giovanni XXIII perché era troppo popolare). Quindi Kennedy per primo (ma nel mezzo fu assassinato) e poi il suo successore Lyndon B. Johnson diedero il semaforo verde (per usare un’espressione tutta americana) al peggior terrore neonazista della storia del Brasile, quando con la cacciata del democratico Goulart i militari ripresero il potere nel Paese (1964) inaugurando la notoria stagione del National Security States, quella cioè dei golpe fascisti latino americani per tre decadi successive.

Nei files segreti dell’epoca, oggi desecretati e disponibili presso i National Security Archives di Washington, si possono leggere le euforiche parole dell’ambasciatore statunitense in Brasile Lincoln Gordon, un uomo del Democratico Kennedy, che definì il golpe dei torturatori “una grande vittoria per il Mondo Libero” e “un punto di svolta per la Storia” (un intero capitolo del mio ‘Perché Ci Odiano’ della Rizzoli è dedicato a questi abomini). Spiacenti, caro Papa Giovanni XXIII, la tua Opzione per i Poveri deve morire, disse JFK. E fu olocausto di massacri, torture, campi di concentramento, furti di risorse per trilioni di dollari, tutto di fila in America Latina fino alla fine anni ’90 e proprio a partire dalla nascita della Teologia della Liberazione laggiù. Fra l’altro quest’anno ricorre il 30esimo anniversario di uno degli ultimi atti di macellazione post JFK della giustizia in America Latina, cioè la strage di sei accademici gesuiti teologi della liberazione e di due loro domestiche da parte degli squadroni della morte Atlacatl in Salvador nel 1989. Nota: col benestare evidente e più volte espresso nei fatti dell’infame Papa Wojtyla, l’uomo piantato a Roma da Washington non solo per abbattere l’URSS ma proprio per disintegrare l’Opzione per i Poveri in America Latina, visto che rodeva nelle tasche delle Corporations, degli Hedge Funds e degli Asset Managers americani (e nostri).

E arriviamo a Maduro oggi, passando, come già scritto sopra, per tutti i presidenti USA di fila che mai hanno smesso di finanziare e armare ogni porcheria anti democratica a sud del Texas (ripeto: da Kennedy, finanziatore del golpe in Brasile; a Kissinger, finanziatore dei golpe dappertutto; passando per Carter e Reagan, torturatori del Nicaragua in particolare; i Bush contro Haiti in particolare; Bill Clinton, finanziatore degli squadroni della morte in Colombia; fino a Obama, sostenitore del golpe in Honduras e armatore della nuove basi militari). Washington non molla, e oggi col naufragio delle rivoluzioni ‘Bolivariane’ in America Latina, siamo a questa realtà: l’85% del continente è tornato nelle mani delle destre-stuoini del Fondo Monetario. Ma qui l’onestà intellettuale impone un ma…

Verissimo che la guerra di sanzioni americane contro Cuba e Venezuela è un abominio della legalità internazionale e ruba miliardi all’anno a quei due Paesi. Verissimo che la fetente lustrascarpe del FMI, cioè la UE, non è capace di un belato di giustizia internazionale da nessuna parte (Palestina, Siria, Egitto, Yemen, America Latina) mentre ruggisce contro le pecorelle PIIGS. Verissimo che quella che fu la culla della democrazia, la Gran Bretagna, ha di nuovo sputato sulla propria Storia bloccando l’oro di Maduro in un momento drammatico per il Venezuela. Ma…

… è altrettanto verissimo che l’America Latina, almeno nella leadership (ma non solo), non ce la può fare, come si dice gergalmente. E inizio da questo: sono ‘cattolici dentro’, anche quando sono comunisti. Dal 2001/2 fino a ieri, le sinistre latinoamericane hanno avuto in mano quasi tutto per salvare il continente e per finalmente usare le loro immani risorse e le loro monete sovrane sganciate dal dollaro per rafforzare la base sociale povera, cioè il 90% degli elettori. Gli USA erano in ritirata ormai decennale sia economica che militare, e in affanno, anzi, panico, proprio mentre dall’altra parte esplodeva il potere degli ‘astri benevoli’ dell’America Latina di sinistra, cioè Cina e Russia a far da contraltare. Ma cosa è successo invece? Siamo minimamente onesti per favore:

I leaders latino americani hanno sbagliato economie nel 100% dei casi, e con una pervicacia sbalorditiva, limitandosi a programmi-elemosina per la base sociale povera, cioè il 90% (vi ricorda qualcuno? RdC?). Hanno fatto parrocchie a sinistra come a destra nel 100% dei casi. Come ogni bravo ‘cattolico dentro’ sono stati ipocriti da vomitare, corrotti da barzellette, e alla fine (in Brasile in modo cosmico) hanno rubato il rubabile. Chiunque non sia un partigiano in malafede si è accorto che sia in Brasile ma soprattutto in Venezuela l’elettorato di maggioranza detesta la sinistra come la destra, derubati e traditi da entrambi oggi. Nomi come Maduro e Guaidò non rappresentano più nulla, sono screditati alla morte, e figurano solo nei media per via di quel 10% a testa di esagitati che riescono ancora a far comparire davanti alle telecamere in piazza, mentre l’80% sta a casa a sbattere la testa contro il muro.

Quindi? Quindi di certo nel mondo dei sogni andrebbe messo uno stop immediato ai 196 anni d’illegalità della dottrina Monroe (con la pietosa UE al seguito); di certo l’unica via è oggi il negoziato, visto che laggiù la scelta realistica per quella povera gente è fra lo schifo di Maduro e lo schifo di Guaidò. Ma come sempre dico in quasi totale isolamento da decenni (come nel caso dei Paesi Africani), finché le Sinistre, intese come base di popolo, non accetteranno di guardarsi dentro e di capire come hanno fatto a diventare ovunque nel mondo delle tali schifezze, mafie, parrocchie e traditrici di lotte centenarie, possiamo pure continuare a gridare Yankee Go Home! ma in America Latina le maggioranze continueranno a sbattere la testa contro il muro.

O le Sinistre imitano l’immenso atto di autocritica di Giovanni XXIII e anch’esse ritornano a una vera storica Opzione per i Poveri (si spera con maggior successo oggi), oppure non si andrà da nessuna parte (neppure qui da noi).

Paolo Barnard

fonte e articolo completo http://www.paolobarnard.info

No Vax-Free Vax 3.0

  • L’obbligo di vaccinazione in Italia nasce nel 1888 (anti-vaiolosa, legge Crispi-Pagliani);
  • la sanzione delle esclusioni scolastiche è introdotta nel 1939 dal governo fascista (anti-difterica, L. 891/1939);
  • nel dopoguerra si aggiungono l’obbligo di anti-tetanica (1963), anti-polio(1966) e anti-epatite B (1991);
  • nel 1967 (DPR 1518/1967, art. 47) è reintrodotto il divieto di iscrizione a scuole ed esami per chi non ha ricevuto le cinque vaccinazioni obbligatorie (poi ridotte a quattro, nel 1981);
  • la sanzione dell’esclusione scolastica è abrogata nel 1999 (DPR 355/1999). Da allora, l’adesione alle vaccinazioni ex obbligatorie (DPT-Hep3) si è mantenuta stabile e quella alle vaccinazioni raccomandate (MPR-V, HPV, meningiti) è cresciuta costantemente;
  • Nel 2017 (L. 119/2017) si reintroduce per la terza volta l’esclusione scolastica dei renitenti alla vaccinazione e il numero di vaccinazioni obbligatorie è portato a dieci, in assenza di qualsivoglia emergenza epidemiologica;
  • Nel 2018 si avvia la discussione di una nuova norma (D.L. 770/2018) per estendere l’esclusione dei renitenti anche dalle scuole dell’obbligo e superiori e, potenzialmente, elevare il numero delle vaccinazioni obbligatorie e dei soggetti obbligati.

L’obbligo vaccinale vige più o meno ininterrottamente in Italia dal 1888, in modi diversi.

Ciò che si chiede al Governo è di non subordinare ad esso l’accesso all’istruzione e il godimento di altri diritti civili come avveniva durante il Fascismo e come avviene oggi, per un numero molto più alto e ingiustificato di somministrazioni.

Matteo Salvini e altri hanno assunto questo impegno.

Che va mantenuto.

Fonte e articolo completo http://ilpedante.org/post/una-sintesi

______________________________________/

Comunicato dal Comitato Libertà di Scelta

C’è un gruppo di persone, genitori, attivisti per la libera scelta, che si sono conosciuti ed apprezzati nel tempo.

C’è stata una forte unione, a livello nazionale, che, in occasione della Proposta di Legge di iniziativa Popolare e della creazione del suo comitato promotore, ha portato quelle persone a proseguire la loro collaborazione. Hanno iniziato un percorso insieme e lo hanno portato avanti, lavorando attivamente insieme su vari fronti, cooperando senza protagonismi.

Il comitato ufficiale era nato inizialmente per la Proposta di Legge che aveva unito diverse realtà sul panorama nazionale per arrivare alla raccolta delle firme (oltre 110.000) che in buona parte sono state depositate come da iter a Montecitorio, in attesa di essere avviate le procedure relative.

I genitori e i professionisti che avevano lavorato per quello, una volta depositate le firme, hanno capito che quella intesa non poteva andare persa e hanno deciso di proseguire.

Fino ad oggi non abbiamo mai sentito la necessità di “palesarci” al grande pubblico perché, come tutti abbiamo visto, le parole servono a poco. Di comunicati ne abbiamo letti fin troppi in questi due anni, ma sono le azioni concrete che contano.

Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’appello di diversi genitori a costituire un fronte di genitori, nazionale, che potesse dare il via ad un movimento che unisse tutta l’Italia per la lotta contro la Legge 119 e contro quanto si sta configurando con il Disegno di Legge 770 in discussione in Commissione al Senato.

Noi ci siamo. Ci siamo sempre stati.
Se verranno proposte iniziative interessanti e ben organizzate, le appoggeremo senza indugio.

Questo messaggio nasce oggi per informarvi che un fronte unito esiste, non è nuovo, è operativo da un anno.
Non si tratta di un progetto unico, anche perchè l’esperienza ci ha insegnato che si tratta di una ipotesi assai utopistica quella di riuscire a mettere in un unico movimento tante persone che, comunque, possono avere anche visioni diverse sull’operato da svolgere.

Siamo attivi da tutto questo periodo sotto i vostri occhi, ma senza forse offrire la percezione di un gruppo compatto che ha lavorato unito.

Terminato l’iniziale scopo, chi ha svolto la maggior parte di quel lavoro ha capito che c’erano i margini per proseguire con un lavoro più complesso. Abbiamo visto che era l’unico per molti di noi che funzionava e deciso di andare avanti.
Questo gruppo vede l’adesione di diverse realtà di supporto a Corvelva, ma non sarebbe comunque esaustivo per ringraziare l’operato di tutti.

Il nostro impegno è quello della divulgazione delle analisi, che molti di voi conoscono per l’ammirevole (ed unica al mondo) azione di Corvelva.

Il nostro impegno è quello della comunicazione, che attraverso un lavoro che ormai prosegue da un anno e mezzo, ha visto nascere anche Informazione Libera Press, un progetto editoriale attivo in campo sanitario che nacque grazie alle donazioni, per la maggiore, di 490 famiglie lombarde.

Il nostro impegno è quello del lavoro svolto per la creazione di un dossier che sarà utile se mai daranno seguito alle audizioni promesse dallo stesso Presidente di Commissione Sileri, che ha visto la partecipazione di diverse realtà regionali che vanno dal Piemonte, alla Lombardia, al Veneto, al Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna e diverse altre regioni.

Il nostro impegno è quello dei contatti internazionali che hanno aiutato la stessa Corvelva ad arrivare a portare la nostra situazione all’estero, scatenando l’interesse di altri paesi europei ed extra europei.

Il nostro impegno è quello delle traduzioni scientifiche, delle analisi e di pubblicazioni utili a tutti, fatte da genitori che hanno messo in campo il proprio know how al meglio.

Il nostro impegno è quello che ha aperto le danze e un dialogo con la Stampa, soprattutto nell’ultimo periodo, trovando canali che stanno portando alla luce scandali che noi denunciamo da tempo.

Il nostro impegno è questo e molto altro.

Grazie, in qualità di rappresentanti

(in ordine alfabetico)

  • ADER Salute e Libertà – Associazione Diritti Emilia Romagna
  • Cittadini Liberi e Consapevoli Puglia
  • CLi.Va Toscana Comitato per la libertà di scelta vaccinale Toscana
  • CLiSVaP Comitato per la Libertà di Scelta Vaccinale Piemonte
  • Co.li.bri. Libertà Brianza
  • CORVELVA Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni
  • Colibrì Puglia
  • Genitori del No Obbligo PiemonteGenitori del No Emilia Romagna
  • Genitori del No Obbligo Lazio
  • Genitori del No Obbligo Lombardia – sezione Brescia
  • GNL Genitori NO obbligo Lombardia
  • Gruppi Uniti.it
  • Libera Scelta Alessandria
  • Libero x tutti – Forlì
  • Modilis Sardegna

#IONONDIMENTICO
#nessunoescluso
#insiemesipuo
#iostoconibambini
#scienza

fonte e articolo completo https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/comunicati/comunicato-dal-comitato-liberta-di-scelta.html

Il piano golpista di Trump ha gravi difetti

Moon of Alabama 25 gennaio 2019

Il tentato colpo di Stato degli Stati Uniti contro il governo del Venezuela della presidenza Maduro si basa su un piano simile a questo. Mentre il colpo di Stato nordamericano contro il Venezuela risale almeno al 1998, quando il defunto Presidente Chavez vine le prime elezioni, la pianificazione effettiva di tale tentato colpo di Stato avveniva solo negli ultimi due mesi. Ci sono molti buchi nel piano. Ciò permetterebbe al governo Maduro di sventare l’attacco. Più probabilmente l’insufficiente pianificazione, basata su false percezioni della situazione, porterà a nuove escalation. Il Venezuela deve quindi prepararsi immediatamente al peggio. Oggi i media statunitensi fornivano alcune informazioni sul processo decisionale sul tentativo di colpo di Stato. Il titolo del Wall Street Journal chiariva che gli Stati Uniti ne sono responsabili al 100%: “Pence ha impegnato il sostegno degli Stati Uniti alla mossa del capo dell’opposizione del Venezuela. Il piano segreto dell’amministrazione Trump impegnato a sostenere il capo dell’opposizione Juan Guaidó era premeditato e strettamente coordinato. La sera prima che Juan Guaidó si dichiarasse presidente ad interim del Venezuela, ricevette una telefonata dal vicepresidente Mike Pence, che promise che gli Stati Uniti appoggeranno Guaidó se avesse preso le redini del governo da Nicolás Maduro invocando una clausola costituzionale, aveva detto un alto funzionario dell’amministrazione. Quella telefonata a tarda notte avviò il piano steso in segreto nelle settimane precedenti, accompagnato da colloqui tra funzionari di USA ed alleati, legislatori e figure chiave dell’opposizione venezuelana, incluso lo stesso Guaidó”. Le figure di spicco erano il vicepresidente Pence, il segretario di Stato Pompeo e il senatore Marco Rubio, nonché i falchi nel Consiglio di sicurezza nazionale. “Un momento decisivo si ebbe la settimana dopo, nella riunione della Casa Bianca del 22 gennaio, vigilia delle proteste in Venezuela, quando Rubio insieme al senatore Rick Scott e al deputato. Mario Diaz-Balart, entrambi repubblicani della Florida, furono chiamati ad un incontro alla Casa Bianca con Trump, Pence e altri… Altri funzionari che s’incontrarono quel giorno alla Casa Bianca comprendevano Pompeo e Bolton, il segretario al commercio Wilbur Ross e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che presentavano a Trump le opzioni per riconoscere Guaidó. Trump decise di farlo. Pence, che non c’era alla riunione, telefonò a Guaidó per dirgli: “Se l’Assemblea nazionale invocasse l’articolo 233 il giorno seguente, il presidente la sosterrebbe”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione”.
Trump stesso è interessato solo alle riserve petrolifere venezuelane, che sono le più grandi del mondo: “Mentre gli sviluppi di questa settimana hanno sorpreso molti spettatori, Trump aveva a lungo considerato il Venezuela come una delle sue prime priorità di politica estera, con Iran e Corea democratica… Trump richiese un briefing sul Venezuela nel suo secondo giorno in carica, parlando spesso con la sua squadra della sofferenza del popolo venezuelano e dell’immenso potenziale del Paese per diventare una nazione ricca attraverso le sue riserve petrolifere…” Prima dell’attacco USA alla Libia Trump disse che gli Stati Uniti dovevano chiedere il 50% dei profitti petroliferi ai “ribelli” che sperava di mettere al potere: “avrebbero dovuto dire: vi aiuteremo ma vogliamo il 50% del vostro petrolio”. Probabilmente aveva preteso un accordo simile da Guaidó. È interessante notare che né il Pentagono né il dipartimento di Giustizia venivano coinvolti nella pianificazione del tentato di colpo di Stato. Avrebbero potuto indicarne gli evidenti difetti. L’articolo 233 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela non è base legale valida che permetta a Guaidó o Assemblea nazionale venezuelana di dichiararsi presidente. Regola le procedure nel caso in cui il presidente eletto o in carica “sia permanentemente non disponibile”, e Maduro ovviamente non lo è. Citare l’articolo 233 per rivendicare la presidenza è una truffa che alcun tribunale accetterà. Anche la pianificazione della Casa Bianca sembra non andare oltre la fase attuale. Questo, ad esempio, è un pio desiderio: “Gli Stati Uniti credono che i militari siano molto probabilmente coll’opposizione”, aveva detto il funzionario dell’amministrazione. “Lo sviluppo più significativo delle ultime 24 ore fu che l’esercito venezuelano è rimasto nelle caserme. E Maduro non gli ordinava di reprimere le proteste, forse perché non è sicuro che avrebbero seguito i suoi ordini e non vuole provare”. Ciò è delirante. Le proteste dell’opposizione sono state finora più piccole e meno violente di quelle del 2016. Anche durante quelle rivolte i militari rimasero nelle caserme non perché Maduro ne avesse paura, ma perché non svolge alcun ruolo nella sicurezza interna del Venezuela. Fronteggiare i manifestanti in rivolta è lavoro della polizia e della Guardia nazionale del Venezuela che “può agire come gendarmeria, svolgere ruoli di difesa civile o di fanteria leggera di riserva”. Mentre la Guardia Nazionale è formalmente un servizio militare con una propria linea di comando. Dal 2002 Chavez e poi Maduro ripulirono i militari che hanno anche ricevuto una serie di vantaggi. Molte compagnie nazionalizzate sono guidate da (ex) ufficiali. Basare un piano di colpo di Stato su una infondata speranza di supporto militare è pazzesco.
La Casa Bianca sembra perdersi su cosa fare dopo: “Rimane ancora molto da risolvere, compresa la determinazione degli Stati Uniti che Guaidó rappresenti il governo legittimo e abbia diritto alle entrate. Se tale determinazione legale viene adottata, sarà presto testata in tribunale. Poiché la citazione imperfetta dell’articolo 233 come base per l’autodichiarazione di Guaidó a presidente non è legalmente valida, tale determinazione sarà viziata. Che l’amministrazione non ci abbia pensato prima di agire è piuttosto curioso. Il Washington Post approfondiva gli evidenti difetti del piano: “Con rischi in vista, l’amministrazione Trump spera sull’opposizione del Venezuela
“Penso che parli da solo”, aveva detto il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton quando gli fu chiesto cosa intendeva dire Trump dicendo che “tutte le opzioni” erano a sua disposizione. L’amministrazione scommette che non sarà necessario precisarlo ulteriormente. Ma non è chiaro se abbia delineato una strategia nel caso in cui il Presidente Nicolás Maduro si rifiuti di cedere, gravi violenze esplodano o sostenitori esteri del governo Maduro, tra cui Russia e Turchia, decidano di intervenire in suo supporto. Per ora, la speranza è usare il governo provvisorio appena dichiarato come strumento per negare a Maduro le entrate petrolifere dagli Stati Uniti che forniscono al Venezuela praticamente tutto il denaro in entrata, dicono funzionari statunitensi… “Quello su cui ci concentriamo oggi è disconnettere l’illegittimo regime di Maduro dalla fonte delle entrate. Pensiamo coerenti col nostro riconoscimento di Juan Guaidó a presidente ad interim costituzionale del Venezuela, secondo cui quelle entrate dovrebbero andare al governo legittimo”, aveva detto Bolton. “È molto complicato. Osserviamo molte cose diverse da fare, ma questo è nel processo”, aveva detto. Se gli Stati Uniti interromperanno il pagamento del petrolio al governo di Maduro, il Venezuela ovviamente smetterà di spedire petrolio agli Stati Uniti. Diverse grandi raffinerie della Costa del Golfo sono orientate specificamente a quel tipo di petrolio. Dovranno smettere di lavorarlo, aumentando i prezzi della benzina negli Stati Uniti. Ci si chiede come gli elettori di Trump l’apprezzeranno. L’amministrazione vuole anche aumentare le sanzioni al Venezuela, ma quelle esistenti già colpiscono il popolo mentre hanno scarso effetto sul governo. Il piano si basa anche sulla speranza che il tizio spuntato in Venezuela possa effettivamente fare qualcosa: “La campagna di pressione degli Stati Uniti è mirata in parte a convincere Maduro che non può continuare a governare e in parte a costruire Guaidó. “Siamo impegnati con la stessa strategia: fare pressione internazionale, aiutare ad organizzare l’opposizione interna e spingere a un pacifico ripristino della democrazia. Ma quel pezzo interno mancava”, aveva detto il funzionario. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”. Ma cosa ha Guaidó? Ha un ufficio, un edificio pubblico, un esercito? Controlla porti, uffici doganali e banca centrale? Anche in Venezuela pochi lo conoscevano. Quanti seguaci ha veramente? Ci sono circa 8-9 milioni di seguaci del movimento bolivariano in Venezuela. Queste sono persone povere. Molti di loro possiedono ciò che hanno grazie al governo socialista. Combatteranno contro un colpo di Stato illegittimo. Significa che il tizio supportato dagli Stati Uniti dovrà sopprimerli?
Note del post: “L’amministrazione Trump spera che le Forze Armate venezuelane cambino fedeltà, ma non esiste una chiara tabella di marcia per ciò che Trump farebbe se ciò non accadesse , o se venisse versato del sangue”. Il Post confermava anche che l’esercito statunitense no nera coinvolto nella pianificazione, anche se la conseguenza logica del tentativo di colpo di stato è probabilmente una guerra: “È una specie di obbligo che dipartimento della Difesa e Southcom non facessero parte di tale processo o non gli fu permesso di dargli uni sguardo”, aveva detto l’ex-funzionario dell’amministrazione. “Si potrebbe argomentare che siamo sulla strada, se non inevitabile, certamente verso l’intervento a causa della natura drammatica di ciò che abbiamo fatto”, aveva detto l’ex-funzionario. “Dici a un presidente in carica che non lo è più e riconosci qualcun altro. Prossima domanda: ok, cosa dopo? In che misura siamo effettivamente disposti a continuare a marciare su questa strada?” Questa è la domanda da 64000 dollari.
La mia impressione è che Trump sia stato truffato. Era evidente da tempo che non prestava molta attenzione ai dettagli e non ci pensava. Molto probabilmente Bolton, Pompeo e Rubio gli hanno presentato un piano in tre fasi: Fase 1. Sostieni il presidente che si è autoproclamato, Guaidó; Fase 2: … (pio desiderio)…; Fase 3: Prendi metà del loro petrolio!
Trump accettava il piano senza chiedersi come potrebbe davvero svolgersi la fase 2. Dubito che sappia che probabilmente porterà a prezzi più alti della benzina. Né penso che sapesse che probabilmente richiederà l’escalation militare fino a un guerra che richiederebbe anni. Avrebbe saputo che entrambi gli costeranno le prossime elezioni. Ciò è simile all’altro piano geniale di Trump che ora conduce alla chiusura degli aeroporti statunitensi. La fase 1 di quel piano era la chiusura del governo degli Stati Uniti. La fase 2 prevedeva che i democratici gli dessero dei soldi. La fase 3 era la Grande Muraglia sul confine meridionale che l’avrebbe aiutato alla rielezione. Anche quel piano fallì a causa di pii desideri. Inoltre costa a Trump nei sondaggi. Ma Trump ora si è impegnato in entrambi i piani mal pianificati e gli sarà estremamente difficile ritirarvisi. Mentre potrebbe ancora uscire dall’impaccio sul muro, sarà molto più difficile farlo sul palcoscenico internazionale, dove ha chiesto a molte altre nazioni sostegno. Ora è sul posto e non ha mosse decenti da fare. I prezzi della benzina più alti e l’escalation militare vanno contro le sue promesse elettorali. Neanche i suoi elettori non gradiranno. Bolton e Pompeo sono entrambi politici e burocrati esperti. Probabilmente sapevano che il loro piano era profondamente tarato e richiederebbe molto più di quanto Trump avrebbe normalmente promesso. L’impressione è che l’imminente missione sia stata integrato nel piano, ma non lo rivelavano. Trump si è appena rovinato la presidenza cadendo nella loro trama. Quanto ci vorrà per capirlo?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

fonte e articolo completo http://aurorasito.altervista.org/?p=5029

ESCALATION

Il 12 gennaio, caccia israeliani sparano missili sull’aeroporto internazionale (civile) Damasco. E’ il primo attacco israeliano contro la Siria nel 2019. Compagnie di bandiera del Bahrein, Oman ed Emirati  hanno espresso l’intenzione di  riprendere i loro voli civili verso Damasco;  Netanyahu dice loro che mai quei voli saranno sicuri,  mai lascerà in pace la Siria.

Il 17, una delegazione militare russa s’incontra con militari israeliani. Mosca fa sapere che ditte russe hanno intrapreso le operazioni di rammodernamento tecnico e  rimessa in funzione  del suddetto aeroporto, quindi ogni nuovo attacco sarà considerato un attacco agli interessi russi.

21 gennaio: fortissima attività aerea israeliana sulla Siria.  Questo secondo raid del 2019 è massiccio, ha impiegato decine di aerei , missili da crociera e missili terra-terra, e viene messo a segno durante la super-eclissi lunare,  la Luna di Sangue.  Uno degli obiettivi dei generali israeliani è di “far reagire” e  quindi identificare la posizione, delle batterie di S-300, di cui chiaramente non conoscono l’ubicazione.

Stesso giorno, tutt’altro teatro: Mar Nero, precisamente lo stretto di Kerch, preteso dal regime di Kiev  come sue acque territoriali  e attraversato dal lunghissimo ponte che unisce la Crimea  alla Russia.

Ebbene: specchio ‘acqua così sensibile (e dove Kiev ha minacciato più volte di far saltare il ponte) due navi prendono fuoco , una dopo un’esplosione, e affondano. A tutto prima non è chiaro se si tratti di disgrazie accidentali, avvenute magari per incuria. Sono due navi-cisterna che battono bandiera della Tanzania. Muoiono almeno 14 membri dell’equipaggio (turchi, indiani) ed altri vengono soccorsi da navi russe.

22 gennaio:  il ministero dei Territori Temporaneamente Occupati di Ucraina (insomma il regime di Kiev) dichiara ufficialmente  che le due navi che hanno preso  fuoco e sono colate a picco, Venice e Maestro,  “erano coinvolte nella fornitura illegale di gas e greggio alla Siria dal 2016.

Il 21 gennaio  è avvenuto qualcosa anche nel Baltico : due  cacciatorpediniere lanciamissili USA, la USS Porter e  la Gravely, sono apparse improvvisamente mentre sembravano puntare verso la base russa di Kaliningrad. Due corvette russe immediatamente  mandate dalla base  hanno “scortato”  le due lanciamissili americane.  Armate di 56  Tomahawk.

Nel Mar Nero, in questi stessi giorni, è ricomparso  il cacciatorpediniere americano USS Donald Cook, che viene tallonato anch’esso da vicino da navi da guerra russe.

Venezuela

23 gennaio 2019

Una prima assoluta, ieri, nella storia del Venezuela: Donald Trump ha designato il nuovo “presidente” della nazione. Al posto di Nicolas Maduro, eletto con oltre 6 milioni di voti il 20 maggio, nelle intenzioni dell’imperialismo dovrebbe stare un tale Juan Guaidó, che ieri ha “prestato giuramento” davanti a un gruppo di suoi seguaci.

Gli Stati Uniti sono intervenuti nel Venezuela, ricco di petrolio almeno dagli inizi del 2000. Diversi tentativi sostenuti dagli Stati Uniti per spodestare il governo socialista, prima con Chavez e poi con Maduro, fallirono. Ma le sanzioni economiche degli Stati Uniti e dei loro lacchè hanno reso più difficile la vita per gli affari e il popolo in Venezuela. Coll’interruzione dell’accesso ai mercati finanziari internazionali, il governo ha fatto del suo meglio per aggirare le sanzioni. Per esempio, scambiava oro con cibo con la Turchia. Ma la Bank of England, custode di parte dell’oro venezuelano, l’ha praticamente confiscato. L’amministrazione Trump lancia un altro tentativo di abbattere il governo eletto guidato dal Presidente Maduro. Oggi l’opposizione di solito sfortunata in Venezuela è pronta a lanciare altre rivolte di piazza contro il governo. Invita i militari alla sovversione: “I capi dell’opposizione sollecitano le potenti Forze Armate venezuelane a ritirare il sostegno a Maduro. E portano avanti la loro campagna all’estero facendo pressioni sui governi stranieri per tagliare i rapporti diplomatici ed economici con Caracas. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, dichiarava che Washington sosterrà qualsiasi tentativo dell’opposizione di formare un governo provvisorio per sostituire Maduro. Rivolgendosi ai venezuelani, Pence aggiungeva: “Siamo con voi e resteremo con voi finché la democrazia non sarà ripristinata”. Il presidente Trump ora dovrebbe riconoscere il capo dell’opposizione al Congresso nazionale Juan Guaidó, che non ha una maggioranza nel Paese, a presidente della nazione. Ma il Congresso Nazionale non ha più potere legale. Nel 2017 tale ruolo fu preso dall’Assemblea costituzionale eletta, che sostiene il governo venezuelano. La Corte Suprema venezuelana ratificava il cambiamento. Che Guaidó possa essere chiamato presidente da Trump non lo rende tale.
Juan Guaidó, autoproclamatosi “capo dell’opposizione”, è solo una facciata telegenica per il capo della destra Leopold Lopez, che nel 2014 fu incarcerato dopo aver incitato a violenze in cui diverse persone morirono. Lopez, ora agli arresti domiciliari, è un rampollo laureatosi a Princeton e Harvard della nobiltà politica e finanziaria del Venezuela, che ha perso la posizione quando il popolo elesse il governo socialista. Lopez è l’uomo che gli Stati Uniti vogliono mettere al potere anche se è molto antipatico. Un cablo diplomatico statunitense, pubblicato da Wikileaks, sottolinea che “è spesso descritto come arrogante, vendicativo e assetato di potere”. I poveri erano i vincitori del cambiamento socialista. I socialisti, prima col Presidente Hugo Chavez e ora con Nicolas Maduro, usarono i profitti delle esportazioni del petrolio per costruire alloggi per i poveri e in generale migliorarne la situazione. Queste masse saranno chiamate a proteggere il loro governo e le loro conquiste.
L’esercito, che gli Stati Uniti hanno già cercato segretamente di istigare al colpo di stato, è improbabile che lo faccia. Sta bene coi socialisti e non ha interesse a cambiare. Gli Stati Uniti hanno anche cercato di incitare Brasile e Colombia ad invadere il vicino, ma non sono in grado di farlo. È improbabile che anche gli Stati Uniti invadano. Alle nazioni unite il Venezuela ha il sostegno di Russia e Cina.

qui un approfondimento sulla crisi fomentata in Venezuela https://www.prassiconsolidata.it/2019/01/13/proxi-war/

Aquisgrana

Germania e Francia stipulano un accordo con il quale – in sintesi – viene previsto uno spazio comune e una difesa comune, vengono stabilite regole d’intesa in seno all’Unione Europea (con un sistema di consultazione preliminare), viene condiviso (in che modo non si sa) il seggio ONU. Insomma, viene definita una politica europea e internazionale comune e diversa da quella dei singoli Stati e dell’Unione Europea.

Quale sia l’effettività di questo accordo è ancora tutta da vedere, ma una cosa è certa: Aquisgrana rappresenta il certificato di morte dell’Unione Europea, o almeno di come oggi è conosciuta e considerata, dimostrandosi una volta per tutte che i veri Dominus dell’Unione è ed era la premiata ditta franco tedesca, dove il socio di minoranza risulta la Francia e quello di maggioranza la Germania.

Cosa accadrà d’ora in avanti, non si sa. Ma è sicuro che l’Italia deve prendere atto di questa novità e trarne le conseguenze. E queste conseguenze non possono che essere ridiscussione profonda della nostra aderenza all’Unione Europea e in particolar modo all’unione monetaria. Perché è chiaro che se anche l’Unione Europea dovesse “sopravvivere” all’accordo stipulato dai francesi e dai tedeschi, tale accordo rischia di diventare il perno intorno al quale ruoterebbe l’intera politica dell’unione, marginalizzando ancora di più il nostro paese ed esponendolo alle politiche predatorie degli “alleati”, soprattutto sul lato bancario e industriale.

Il Governo gialloverde si svegli. Non basta denunciare il problema del franco CFA o dichiarare di sostenere i gilet gialli, per contrastare l’alleanza franco-tedesca. Serve che l’Italia cambi l’asse portante della sua politica internazionale ed europea. Serve che l’Italia cambi registro nei rapporti con l’Unione Europea, la Germania e la Francia, e rafforzi parimenti l’intesa con gli Stati Uniti di Trump. In particolar modo, è necessario che l’Italia definisca una politica internazionale più aggressiva e preordinata a tutelare non già gli interessi di un apparato burocratico come quello europeo, pesantemente influenzato dagli interessi franco-tedeschi, ma che metta al centro l’interesse nazionale, che oggi – più di ieri – non coincide più con quello dell’Unione Europea, e certo non con quello delle due potenze europee.

Se ne facciano una ragione i cosiddetti “europeisti”. L’Unione Europea, intesa come “sogno” unificante e spinelliano, come spazio solidale e integrato fra le nazioni europee, è morto nel 2019. Bisogna solo prenderne atto e agire di conseguenza per tutelare la democrazia italiana e la nostra sovranità.

fonte e articolo completo https://scenarieconomici.it/lunione-europea-finisce-ad-aquisgrana-di-davide-mura/

_______________________________________________/


5-G

Non basterebbero molte pagine per commentare l’ultima moda improvvisa e globale della digitalizzazione a tappe forzate, che per qualcuno – i soliti – dischiuderebbe «l’opportunità per pensare un mondo nuovo e per pensare anche un umano nuovo». Qui si può solo abbozzare una ricognizione preliminare sul tema, con l’intento non certo di chiosare le pretese «rivoluzioni» tecnologiche che lo rimpolpano, ma di raschiarne la patina retorica per ritrovarvi le dinamiche più antiche e familiari di un progetto di dominio degli uomini sugli uomini. Di cui la macchina è, insieme, lo strumento e il pretesto.

Da questa ricognizione emergerà che l’«e-government», il governo digitale, è esattamente ciò che dice di essere: l’ultima carnevalesca livrea della tecno-crazia, del potere sedicente tecnico che nel promettere la svolta storica di sottrarre le decisioni alle debolezze degli uomini… le sottrae agli uomini deboli per riservarle ai forti, come è sempre accaduto. Copertasi di sangue e di ridicolo nei campi dell’economia, svelatasi tribale e violenta in quelli della scienza e della medicina, darà spettacolo di sé con gli ultimi gingilli dell’ingegneria. A risultati invariati.

***

Il punto fenomenologico colpisce innanzitutto che le sedicenti innovazioni di cui si sostanzierebbe la «rivoluzione digitale» (qui una carrellata giornalistica) sono raramente tali, trattandosi piuttosto di nuove applicazioni integrate e in larga scaladi tecnologie che già esistono: internet, le basi di dati, i dispositivi hardware programmabili, gli algoritmi biometrici, poco altro. Se l’innovazione rappresenta lo strumento, l’applicazione detta gli obiettivi del suo impiego: è, cioè, un atto politico. Trattandosi in molti casi di mere fantasie, delle nuove applicazioni non si divulgano di norma le proprietà tecniche ma piuttosto gli scenari sociali, politici e antropologici che dovrebbero inaugurare. Perché, evidentemente, le «novità» da promuovere sono proprio quegli scenari, la visione di un «mondo nuovo» e di un «umano nuovo». Non altro, non le tecnologie, non la tecnoinsalata più o meno plausibile scodellata a contorno.

Il marchio tutto politico dell’operazione trova conferma nel fatto che le applicazioni promesse, secondo il paradigma solito di un capitalismo in crisi di sopravvivenza, non si degnano di rispondere alle leggi di mercato. Per quanto le si strombazzi, non riscaldano l’interesse, né quindi la domanda, di chi ne dovrà fruire. Se la telefonia mobile, la videoscrittura e la navigazione satellitare non ebbero bisogno di essere magnificate e promosse per diffondersi, oggi quasi nessuno avverte la necessità di una blockchain e delle sue applicazioni, né aspetta con ansia la supervelocità di una rete 5G, né sogna di connettere il forno, lo scooter e l’asciugacapelli alla rete. Più spesso, le innovazioni promesse suscitano anzi spavento e rigetto. La schedatura dei dati sanitari e genetici, la moneta elettronica coatta, la geolocalizzazione permanente, i microprocessori sottopelle, la videosorveglianza integrata e il riconoscimento somatico, per citarne alcuni, non sono reputati inutili, ma pericolosi. Eppure avanzano, mentre dovrebbero marcire sugli scaffali. L’esempio più lampante è la novità di quest’anno, la fatturazione elettronica obbligatoria verso tutti, rifiutata dalla totalità dei suoi «beneficiari» e ciò nondimeno imposta prima con il pretesto penoso di un recupero fiscale, poi, gettata la maschera, con quello ancora più penoso di avere trasformato quel risparmio immaginato in un vincolo di bilancio erariale.

Schifata dai consumatori e dalla mano invisibile, la cyber-rivoluzione si rifugia tra le gambe di uno Stato pianificatore che la fa trangugiare ai suoi sudditi come agenda digitale, dove gli agenda, in latino, sono appunto le cose che devono essere fatte. E se i cittadini non scuciono i soldi come acquirenti, sarà Pantalone a farglieli scucire come contribuenti, stanziando ad esempio 100 milioni italiani per la blockchain tanto cara alla Casaleggio Associati e non meno di venti miliardi europei per l’intelligenza (?) artificiale. Cade così, con la fiaba del mercato über alles, anche quella di un progresso tecnologico che a mo’ di locomotiva lanciata sui binari della storia «va governato» perché «inarrestabile», mentre è ormai chiaro che chi se ne dichiara al traino lo sta trascinando: con fatica, con ostinazione e contro la volontà dei passeggeri. In questa miserabile finzione si misura il trapasso limpido dal progresso, caratterizzato da benefici veri o presunti, ma comunque percepiti, alla sua versione violenta e autoreferenziale: il progressismo, che nel nome dell’inesistente – il futuro – si arroga il diritto di coartare l’esistente.

***

Il punto sociale, l’ipotesi maoista che la digitalizzazione a furor di Stato servirebbe a migliorare anche le condizioni di vita di chi oggi per «ignoranza» ne teme gli effetti, non è storicamente ricevibile. Sarebbe infatti facile osservare che gli anni in cui è infuriata la crisi economica e occupazionale, dal 2008 ad oggi, sono stati anche quelli caratterizzati dalla maggiore affermazione e diffusione di nuove applicazioni digitali: dagli smartphone ai servizi telematici di aziende e pubbliche amministrazioni, dalle videochiamate gratuite alla repressione del denaro contante, fino alla profilazione automatica via social. Rimossi i travestimenti del marketing – dove tutto ha da essere nuovo e «senza precedenti» – si scoprirebbe che la mancata promessa di avanzamento sociale delle innovazioni tecniche imposte dall’alto ha una storia molto più antica, una storia che lascia presagire con certezza il futuro, tant’è i più attrezzati l’avevano prevista e descritta già agli albori della rete internet e dei telefoni cellulari. Così David F. Noble nel 1994 (Progress without People):

… non c’è bisogno di lanciarsi in speculazioni futuristiche… per capire che cosa è successo alle nostre vite e ai nostri standard di vita durante la cosiddetta era dell’informatica… L’autostrada dell’informazione non è che ai suoi inizi e il posto di lavoro virtuale è ancora in larga parte sperimentale, ma le loro conseguenze sono fin troppo facili da prevedere alla luce della storia recente. Dopo mezzo secolo di rivoluzione digitale, le persone oggi lavorano più a lungo, in condizioni peggiori, con più ansia e più stress, meno competenze, meno sicurezza, meno potere contrattuale, meno benefici e salari più bassi. In questi anni la tecnologia informatica è stata chiaramente sviluppata e utilizzata per demansionare, disciplinare e rimpiazzare il lavoro umano, in un crescendo globale di proporzioni mai viste. Chi ancora lavora è fortunato. Perché la tecnologia è stata progettata e sviluppata per stringere la morsa delle aziende multinazionali sulle risorse del mondo, con risultati ovvi e programmati: esautorare e marginalizzare una larga parte della popolazione mondiale, non solo nei Paesi industrializzati; aumentare la disoccupazione strutturale (cioè permanente) e l’emergenza connessa di un esercito nomade di lavoratori precari e part-time, controcanto umano della produzione flessibile; rinfoltire i ranghi di chi è destinato a una povertà perpetua; allargare drammaticamente il divario tra i ricchi e i poveri, riportandolo a proporzioni ottocentesche.

Questo e altri saggi dello stesso autore meriteranno un commento più ampio, per la preveggenza non solo degli effetti di questo ultimo sussulto di rivoluzione industriale, ma prima ancora dei motivi che continuano ad alimentarne la seduzione. Tra questi, il più forte si fonda nell’antica menzogna della «neutralità della tecnica», della scissione irrazionale tra gli strumenti e gli scopi socio-economici per i quali sono concepiti, che da Marx in poi ha illuso generazioni di vittime del «progresso» incatenandole a un culto in certi casi puerile della macchina e delle sue promesse.

Qui è sufficiente richiamare questi pochi cenni e applicarli ai segnali di una «rivoluzione» che, ancora una volta, non rappresenta né un’opportunità né una «sfida», ma il compiersi di una volontà di dominio molto più antica delle macchine, di cui le macchine sono solo l’ultimo mascheramento.

fonte e articolo completo http://ilpedante.org/post/demenza-artificiale-parte-i-fenomenologia-e-progresso

P-T-S-D


I risultati di una recente ricerca italiana pubblicata l’8 gennaio 2019 sul «Journal of Neuroscience Research» (J Neuro Res. 2019;1-11) sono estremamente interessanti e confermano le «Leggi biologiche» codificate dal dottor G. R. Hamer

Lo studio ha preso in esame 84 persone alle quali è stato diagnosticato il PTSD, cioè il Disturbo Post-Traumatico da Stress. Parolona pregnante che non significa assolutamente nulla, ma che serve a medici, psicologi e psichiatri per cercare di spiegare il profondo disagio interiore vissuto da una persona.
Secondo i ricercatori questo PTSD può scatenare malattie cardiovascolari, cancro e sindrome metabolica. Avete letto attentamente? La «malattia emotiva» che colpisce spesso chi vive un evento traumatico/conflittuale particolarmente intenso, drammatico e pericoloso sarebbe l’innesco e/o la causa di patologie gravissime come il cancro o l’infarto.

Il gruppo di persone prese in esame è stato suddiviso in base al tipo di trauma vissuto: 39 vittime di attacchi terroristici, combattimenti bellici, rapimenti e torture e 45 vittime di altri eventi traumatici, come incidenti stradali, di caccia, o persone che avevano provato un forte trauma in seguito alla morte di una persona cara.
Il dottor Andrea Fagiolini, uno dei principali autori dello studio e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e UOC Psichiatria dell’azienda ospedaliero-universitaria di Siena, spiega che «sebbene questi studi siano agli albori, i nostri risultati suggeriscono la possibilità che alcuni tipi di trauma, come quelli particolarmente intensi o ‘disarmanti’ degli attacchi terroristici, possano alterare alcuni sistemi del corpo umano in modo ancora più pervasivo di altri tipi di trauma, con conseguente maggiore possibilità di sviluppare malattie correlate, come il cancro”.

Il dottore dichiara che tali studi sono agli albori, peccato che se si prendesse la briga di studiare la mole documentale lasciata dal teutonico medico, capirebbe che tali informazioni sono a disposizione dell’umanità da quasi quarant’anni, dal 1981 per essere precisi.
Nonostante questo, è interessante uno studio ufficialissimo che correla l’aspetto biologico-emozionale alle manifestazioni patologiche gravi come il cancro.
Ovviamente per loro il cancro sarebbe dovuto a uno squilibrio del sistema endocrino: «i pazienti con PTSD hanno alterazioni del sistema endocrino, del sistema nervoso autonomo e di vari neurotrasmettitori». Squilibri che possono portare a «un aumento del cortisolo o a ulteriori squilibri che aumentano il rischio di genesi dei tumori, ad esempio, come conseguenza di alterazioni del sistema immunitario». Tutto sacrosanto, ma si limitano a guardare il dito e non la Luna: se solo so spingessero un po’ più in là del loro naso…

L’altra cosa emersa è l’associazione tra conflitto e cancro femminile, hanno riscontrato infatti più tumori nelle donne rispetto agli uomini, e questo rischio maggiore per le donne «potrebbe essere correlato a un diverso assetto del sistema endocrino o a una diversa suscettibilità per alcune neoplasie, come quelle mammarie, che potrebbero risentire più di altre delle disregolazioni endocrine e immunitarie correlate al PTSD».

La Verità è figlia del tempo, e non a caso questo studio da ragione alle scoperte del medico più boicottato e maltrattato dell’ultimo secolo: Geerd Ryke Hamer, il quale, ovunque si trovi in questo momento, sta certamente ammiccando…
E comunque, gli studi e le verifiche empiriche di Hamer rappresentano in realtà solo la punta di un iceberg, e il portale che conduce alla visione di un Nuovo Mondo. Prima di lui infatti Hans Seyle, Henri Laborit, Lippet e molti altri hanno ampiamente dimostrato le connessioni tra stress e malattia. Dopo di lui Pribram, la Pert, Thorwald Dethlefsen, l’italiano Castrica e molti altri continuano ad evidenziare il ruolo primario del cervello nel generare una «malattia» o una «alterazione comportamentale».
Il vero merito di Hamer è aver aperto una breccia tra una medicina «commerciale» votata alla risoluzione di un sintomo mediante somministrazione obbligata di un farmaco e una medicina vera e scientifica in grado di spiegare nel 100% dei casi in maniera assoluta, ripetibile e prevedibile lo sviluppo di una alterazione anatomica e funzionale.

Infine il merito straordinario di aver anche ridimensionato la «paura» della diagnosi…

fonte e articolo completo https://disinformazione.it/2019/01/17/le-neuroscienze-riabilitano-hamer/

Proxj War

*L’articolo verra aggiornato all’evolversi della situazione*

A proxy war is an armed conflict between two states or non-state actors which act on the instigation or on behalf of other parties that are not directly involved in the hostilities.

_______________________________________/

Gli Stati Uniti creano le condizioni per l’invasione del Venezuela

di Thierry Meyssan

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti sono riusciti a convincere un quarto degli Stati membri dell’ONU ¬– 19 dei quali americani – a non riconoscere le elezioni presidenziali venezuelane di maggio 2018. Ne deriva che questi Paesi disconoscono la legittimità del secondo mandato del presidente Nicolas Maduro.

In un’intervista al Sunday Telegraph, pubblicata il 21 dicembre 2018, il ministro britannico della Difesa, Gavin Wiliamson, dichiara che Londra sta negoziando l’installazione di una base militare permanente in Guyana per riprendere la politica [imperiale] precedente la crisi di Suez. Il giorno stesso, un deputato della Guyana fa inaspettatamente cadere il governo e si rifugia in Canada. Il giorno dopo ExxonMobil sostiene che una nave, noleggiata per esplorazioni petrolifere nelle acque contestate tra Guyana e Venezuela, è stata fatta allontanare dalla marina militare venezuelana. La spedizione era autorizzata dal governo uscente della Guyana, che di fatto amministra la zona contesa. Immediatamente il Dipartimento di Stato USA, indi il Gruppo di Lima denunciano il rischio rappresentato dal Venezuela per la sicurezza della regione. Ma il 9 gennaio 2019 il presidente Maduro pubblica registrazioni audio e video che provano come ExxonMobil e il Dipartimento di Stato abbiano deliberatamente mentito al fine di creare una situazione conflittuale e spingere gli Stati latino-americani a farsi guerra fra loro. I membri del Gruppo di Lima, a eccezione di Paraguay e Canada, ammettono la macchinazione.

Il 5 gennaio 2019 l’Assemblea Nazionale del Venezuela rinnova il proprio presidente, Juan Guaidò, e rifiuta di riconoscere la legalità del secondo mandato del presidente Maduro. Viene enunciato il concetto che trattasi di situazione analoga all’impedimento del presidente per malattia, previsto dall’articolo 233 della Costituzione. In questo caso – ma non nella fattispecie odierna – il presidente dell’Assemblea Nazionale assume la carica di presidente ad interim.

Il 23 gennaio 2019 oppositori e sostenitori Maduro organizzano due manifestazioni contemporanee a Caracas. Nella prima Guaidò si proclama presidente ad interim e presta giuramento. Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Israele riconoscono immediatamente il nuovo presidente del Venezuela. La Spagna, che partecipò a tentativi di colpo di Stato contro Hugo Chavez, preme perché l’Unione Europea si aggreghi.

La successione degli avvenimenti porta il Venezuela alla rottura diplomatica con gli Stati Uniti e alla chiusura dell’ambasciata a Washington. Gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità della rottura e non chiudono l’ambasciata a Caracas, da dove continuano a gettare benzina sul fuoco.

JPEG - 44.1 Kb

Il 24 gennaio il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino, è apparso in televisione circondato dall’intero stato-maggiore per riaffermare l’impegno delle forze armate al servizio della nazione e del presidente costituzionalmente eletto, Nicolas Maduro. Padrino ha poi invitato il presidente a proseguire il dialogo con l’opposizione filo-USA. Le forze armate sono l’unica istituzione efficiente, su cui il Paese fa affidamento.

Applicare uno schema già sperimentato

Nella situazione attuale il Venezuela si trova con un presidente costituzionale eletto e un presidente ad interim autoproclamatosi.

Contrariamente a quel che credono i venezuelani, lo scopo degli Stati Uniti non è rovesciare Maduro, ma applicare al Bacino dei Caraibi la dottrina Rumsfeld-Cebrowski di distruzione delle strutture statali. Questo presuppone sicuramente l’eliminazione di Maduro, ma anche quella di Guaidò.

Lo schema attuale è già stato messo in atto per far passare la Siria da una situazione di disordini interni (2011) a un’aggressione da parte di un esercito di mercenari (2014). Nel caso del Venezuela, il ruolo della Lega Araba è svolto dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il cui segretario generale ha già riconosciuto il presidente Guaidò; quello degli Amici della Siria dal Gruppo di Lima, che coordina le posizioni diplomatiche degli alleati di Washington; il ruolo di capo dell’opposizione, Burhan Ghalioun, da Juan Guaidò.

In Siria, il collaboratore di lunga data della NED, Burhan Ghalioun, è stato sostituito da altri, poi da altri ancora, al punto che nessuno più ricorda il suo nome. È probabile che anche Guaidò sarà sacrificato allo stesso modo.

Tuttavia il modello siriano ha funzionato solo in parte. Innanzitutto perché Russia e Cina si sono opposte numerose volte nell’ambito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Poi perché il popolo siriano si è progressivamente radunato attorno alla Repubblica Araba Siriana e ha dato prova di eccezionale resilienza. Infine perché l’esercito russo ha equipaggiato e sostenuto l’esercito siriano contro i mercenari e contro la NATO che li coordinava. Sapendo che non potrà più utilizzare gli jihadisti per indebolire lo Stato siriano, il Pentagono sta per lasciare la continuazione dell’opera nelle mani del Tesoro, che sta facendo di tutto per impedire la ricostruzione del Paese e dello Stato.

Nei prossimi mesi l’autoproclamatosi presidente ad interim Guaidò creerà un’amministrazione parallela per:
 – incassare il denaro del petrolio nelle controversie in corso;
  -risolvere la contesa territoriale con la Guyana;
 – negoziare la situazione dei rifugiati;
 – cooperare con Washington e, accampando vari pretesti giuridici, far imprigionare i dirigenti venezuelani negli Stati Uniti.

Se consideriamo l’esperienza in Medio Oriente Allargato degli ultimi otto anni, non possiamo interpretare quanto sta accadendo in Venezuela facendo un parallelo con quel che accadde in Cile nel 1973. Il mondo post-Unione Sovietica non è più quello della guerra fredda.

A quell’epoca gli Stati Uniti volevano controllare l’insieme delle Americhe ed escludervi ogni influenza sovietica. Volevano sfruttare le ricchezze naturali della zona al minor costo possibile e riducendo al minimo il controllo degli Stati nazionali.

Oggi invece gli Stati Uniti persistono a voler pensare il mondo come unipolare. Non hanno più né alleati né nemici: o un popolo è integrato nell’economia globalizzata, oppure vive in territori ricchi di risorse naturali, che gli Stati Uniti non intendono necessariamente sfruttare, ma di cui devono avere il controllo. Ebbene, poiché queste risorse naturali non possono essere controllate al tempo stesso da Stati-Nazione e dal Pentagono, le strutture statali di queste regioni devono essere ridotte all’impotenza.

Rendere ciechi i protagonisti

Pur supponendo che Guaidò si sia autoproclamato presidente ad interim credendo di poter risolvere la crisi e servire il proprio Paese, in realtà ha fatto il contrario. Il suo gesto provocherà una situazione che verrà assimilata a una guerra civile. Guaidò o i suoi successori chiameranno in soccorso i fratelli latino-americani. Brasile, Guyana e Colombia dispiegheranno [sedicenti] forze di pace sostenute da Israele, Regno Unito e Stati Uniti. I disordini continueranno fino a quando intere città saranno ridotte in macerie. Poco importa che il governo venezuelano sia bolivariano o liberale, che sia filo- o anti-USA. lo scopo non è sostituirlo, ma fiaccare in modo durevole lo Stato. Il processo avviato in Venezuela si estenderà ad altri Paesi del Bacino dei Caraibi, a iniziare dal Nicaragua, fino a che nell’insieme della regione non rimarrà un potere politico degno di questo nome.

La situazione è limpida agli occhi di molti arabi, che già sono caduti nella stessa trappola e che hanno dovuto prima o poi soccombervi. Per il momento non è invece chiara ai latino-americani.

Naturalmente c’è sempre la possibilità che i venezuelani, malgrado il loro orgoglio, prendano coscienza della manipolazione di cui sono vittime, superino le divisioni e salvino il Paese.Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

_________________________________________/

STATI COINVOLTI

VENEZUELA

Il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva incrementato le relazioni con il Medio Oriente Allargato su una base ideologica. In particolare, si era avvicinato al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al presidente siriano Bashar al-Assad. I tre presidenti avevano ipotizzato di fondare un’organizzazione intergovernativa, il Movimento dei Liberi Alleati, sul modello del Movimento dei Paesi Non-Allineati, ridotto all’immobilismo dall’allineamento agli Stati Uniti di alcuni Stati membri.

Se a parole Nicolas Maduro è sulla medesima linea di Chavez, ha in realtà optato per tutt’altra politica estera. Ha certamente continuato il riavvicinamento alla Russia e ha altresì accettato il posizionamento di bombardieri russi in Venezuela. Ha firmato un contratto d’importazione di 600 mila tonnellate di grano per fronteggiare la carestia. E, soprattutto, si accinge a ricevere 6 miliardi di dollari d’investimenti, di cui 5 nel settore petrolifero. Gli ingegneri russi prenderanno il posto lasciato vacante dai venezuelani.

Maduro ha riorganizzato le alleanze del Paese su nuove basi. Ha così allacciato stretti legami con la Turchia, Paese membro della NATO, le cui truppe occupano il nord della Siria: Maduro si è recato quattro volte a Istanbul, Erdoğan una volta a Caracas.

La Svizzera era un alleato di Chavez, di cui era stata consulente nella stesura della Costituzione. Paventando di non poter più raffinare l’oro venezuelano in Svizzera, Maduro ora lo manda in Turchia, dove il minerale grezzo viene trasformato in lingotti. In passato, l’oro rimaneva nelle banche svizzere, a garanzia dei contratti petroliferi. Oggi anche le liquidità sono state trasferite in Turchia, l’oro lavorato invece ritorna in Venezuela. Quest’orientamento di Maduro non può ritenersi fondato su un’ideologia, bensì su interessi prettamente economici. Si tratta di stabilirne la natura.

Il Venezuela è contestualmente oggetto di una campagna di destabilizzazione, iniziata con le manifestazioni dei guarimbas, continuata con il tentativo di colpo di Stato del 12 febbraio 2015 (Operazione Gerico), e poi con gli attacchi alla moneta nazionale e l’organizzazione dell’emigrazione. In simile contesto la Turchia ha consentito al Venezuela di aggirare le sanzioni USA. Nel 2018 gli scambi tra i due Paesi si sono moltiplicati di 15 volte.

Quale che sia l’evoluzione del regime in Venezuela, niente può giustificare quello che si sta preparando contro la sua popolazione.

Coordinamento dei mezzi logistici

Dal 31 luglio al 12 agosto 2017 il SouthCom ha organizzato una vasta esercitazione di oltre 3.000 uomini provenienti da 25 Stati alleati, tra cui Francia e Regno Unito. Lo scopo era preparare un rapido sbarco di truppe in Venezuela.

La Colombia

La Colombia è uno Stato ma non una nazione. La sua popolazione è separata geograficamente in armonia con le classi sociali, caratterizzate da enormi differenze di livello di vita. Pressoché nessun colombiano si è mai avventurato in un quartiere di una classe sociale diversa dalla propria. Questa rigida separazione ha favorito la moltiplicazione di forze paramilitari e, di conseguenza, di conflitti armati interni che hanno causato oltre 220.000 vittime in trent’anni.

Al potere dal 2018, il presidente Iván Duque ha rimesso in discussione la fragile pace interna conclusa dal predecessore, Juan Manuel Santos, con le FARC – ma non con l’ELN. Duque non ha escluso la possibilità di un intervento armato contro il Venezuela. Secondo Maduro, in questo momento gli Stati Uniti stanno preparando 734 mercenari in un campo di addestramento situato a Tona, in previsione di un’azione sotto falsa bandiera per scatenare una guerra contro il Venezuela. In considerazione della particolarità sociologica colombiana, non è possibile stabilire con certezza se il campo di addestramento sia o no controllato da Bogotà.

La Guyana

Nel XIX secolo le potenze coloniali hanno concordato i confini tra la Guyana britannica (l’attuale Guyana) e la Guyana olandese (l’attuale Suriname), ma non esiste accordo scritto che stabilisca la frontiera tra la zona britannica e la zona spagnola (l’attuale Venezuela). La Guyana gestisce di fatto 160.000 chilometri quadrati di foreste, che contende al grande vicino, il Venezuela. In virtù dell’accordo di Ginevra del 17 febbraio 1966, i due Stati si sono rimessi al segretario generale dell’ONU, all’epoca il birmano U Thant. Nulla però è cambiato: la Guyana è incline a sottomettere la questione alla Corte d’Arbitraggio dell’ONU, il Venezuela privilegia invece negoziati diretti.

Questa disputa territoriale non sembrava rivestire carattere d’urgenza, dato che la zona contestata è una foresta spopolata e che si credeva priva di valore. Si tratta però di un’area immensa che rappresenta i due terzi della Guyana. La Guyana ha violato l’accordo di Ginevra 15 volte autorizzando, in particolare, lo sfruttamento di una miniera d’oro. Una sfida di enorme rilievo è sorta nel 2015 con la scoperta da parte di ExxonMobil di giacimenti petroliferi nell’Oceano Atlantico, proprio nelle acque territoriali della zona contestata.

Il 21 dicembre scorso è stata depositata una mozione di censura contro il governo del presidente David Granger, generale filo britannico e anti venezuelano, al potere dal 2015. Nella sorpresa generale, un deputato, Charrandas Persaud, ha votato contro il proprio partito e, in un’indescrivibile bagarre, ha provocato la caduta del governo, maggioritario per un solo voto. Da allora regna la più grande instabilità: non si sa se il presidente Granger, in trattamento chemioterapico, sarà in grado di assolvere alla gestione corrente, mentre Persaud ha lasciato il parlamento sotto scorta, da un’uscita secondaria, ed è scappato in Canada.

Il 22 dicembre, senza un governo nelle sue piene funzioni, il Ramform Thethys (battente bandiera delle Bahamas) e il Delta Monarch (battente bandiera Trinidad e Tobago) hanno iniziato per conto di ExxonMobil esplorazioni sottomarine nella zona contestata. Poiché questa intrusione vìola l’accordo di Ginevra, l’esercito venezuelano ha fatto allontanare le due navi. Il ministero degli Esteri della Guyana, in esercizio solo per gli affari correnti, ha denunciato l’iniziativa venezuelana, qualificandola di atto ostile.

La Guyana confina con il Suriname (la Guyana olandese), il cui presidente, Dési Bouterse, è perseguito in Europa per traffico di droga, una vicenda anteriore alla sua elezione. Suo figlio, Dino, è stato però arrestato a Panama nel 2013, benché fosse entrato con passaporto diplomatico. È stato estradato negli Stati Uniti, dove è stato condannato a 16 anni di reclusione per traffico di droga; in realtà perché stava insediando in Suriname lo Hezbollah libanese.

Il Brasile

A maggio 2016 il ministro delle Finanze del governo di transizione del libanese-brasiliano Michel Temer, Henrique Meirelles, nominò l’israeliano-brasiliano Ilan Goldfajn alla direzione della Banca Centrale. Meirelles, che era presidente del Comitato per la Preparazione dei Giochi Olimpici, fece altresì ricorso allo Tsahal per il coordinamento di esercito e polizia e garantire così la sicurezza dell’Olimpiade. Con in mano Banca Centrale, esercito e polizia brasiliani, Israele non ebbe difficoltà a sostenere il movimento popolare esasperato dal disinteresse del Partito dei Lavoratori.

Benché le accuse contestate alla presidente Dilma Roussef non fossero accertate, ad agosto 2016 i parlamentari la destituirono, giudicandola colpevole di aver truccato i conti pubblici nell’ambito dello scandalo Petrobras.

Durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2018, il candidato Jair Bolsonaro è andato in Israele per essere battezzato nelle acque del Giordano. Ha così conquistato il voto massiccio degli evangelici.

Bolsonaro è stato eletto insieme al vicepresidente, generale Hamilton Mourão. Nel periodo di transizione Mourão ha dichiarato che il Brasile avrebbe dovuto prepararsi a inviare uomini in Venezuela, una «forza di pace» necessaria dopo che Maduro sarà rovesciato: una minaccia a malapena velata che il presidente Bolsonaro ha tentato di minimizzare.

In un’intervista del 4 gennaio 2019 alla rete SBT, il presidente Bolsonaro ha fatto riferimento a negoziati con il Pentagono per l’installazione di una base militare statunitense in Brasile. La dichiarazione ha suscitato una forte reazione in seno delle forze armate, che si ritengono in grado di difendere il Paese da sole.

Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo – anch’egli presente all’investitura , dove ha incontrato anche il ministro degli Esteri peruviano, Néstor Popolizio – e il presidente Bolsonaro hanno annunciato la volontà di lottare insieme contro i «regimi autoritari» del Venezuela e di Cuba. Sulla via del ritorno negli Stati Uniti, Pompeo ha fatto scalo a Bogotà per incontrare il presidente colombiano Duque. I due uomini hanno concordato di lavorare insieme per isolare diplomaticamente il Venezuela. Il 4 gennaio 2019 i 14 Stati del Gruppo di Lima (tra cui Brasile, Colombia e Guyana) si sono riuniti per dichiarare «illegittimo» il nuovo mandato di Maduro, che inizierà il 10 gennaio [8]; il comunicato non è stato firmato dal Messico. Sei Stati membri del Gruppo di Lima presenteranno inoltre un esposto al Tribunale Penale Internazionale contro il presidente Maduro per crimini contro l’umanità.

È oggi assolutamente chiaro che il processo verso la guerra è avviato. Forze enormi sono in gioco e ormai poche sono le cose che potrebbero fermarle. È in questo contesto che la Russia sta studiando la possibilità di installare una base aeronavale permanente in Venezuela. L’Isola de La Orchila – dove il presidente Chavez fu tenuto prigioniero durante il colpo di Stato dell’aprile 2002 – permetterebbe il dispiegamento di bombardieri strategici. Sarebbe per gli Stati Uniti una minaccia ben più grave di quella prospettata nel 1962 dai missili sovietici installati a Cuba.

fonte e articolo completo http://www.voltairenet.org/article204653.html

__________________________________________/

The Masterstroke

Gli Stati Uniti e i loro alleati preparano in silenzio un piano per «mettere fine alla dittatura» in Venezuela. La prima parte di questo «colpo da maestro» (Masterstroke), già predisposta, dovrebbe essere messa in atto prima delle prossime elezioni. Se l’esito di questa offensiva, che sarà sorretta dall’intero apparato propagandistico e mediatico, nonché da azioni violente “in difesa della democrazia”, non sarà la cacciata del presidente Nicolas Maduro, il piano B è già pronto, coinvolgerà molti Paesi per riuscire a imporre una “forza multilaterale” che intervenga militarmente.

Panama, Colombia, Brasile e Guyana, appoggiati dall’Argentina e da “altri amici”, sono il fulcro dell’operazione, con la regia del Pentagono. Tutto è pronto: le basi militari, i Paesi confinanti che forniranno aiuto diretto mettendo a disposizione ospedali e riserve di viveri per i soldati.

…E il presidente Donald Trump deve essere pronto agire: «Si tratta della prima opportunità per l’amministrazione Trump di portare avanti la propria visione della democrazia e della sicurezza. Dimostrare un attivo impegno è cruciale, non solo per l’amministrazione, ma anche per il continente e per il mondo intero. È il momento di agire»

…Il documento, firmato dal capo del SouthCom, chiede di rendere il Venezuela ingovernabile, per costringere Maduro a esitare, per indurlo a negoziare o a fuggire. Il piano, che dovrebbe portare in tempi brevi alla fine della cosiddetta dittatura del Venezuela, prevede che venga «incrementata l’instabilità interna, fino a un livello critico, intensificando la de-capitalizzazione del Paese, la fuga dei capitali esteri e favorendo il tracollo della moneta nazionale, applicando nuove misure inflazionistiche».

Altro obiettivo: «Ostacolare ogni forma d’importazione e, nello stesso tempo, demotivare gli eventuali investitori stranieri, per contribuire così a rendere più critica la situazione della popolazione».

In questo documento di 11 pagine ci si appella anche «agli alleati interni e alle altre persone, ben inserite nel panorama nazionale, con l’obiettivo di provocare manifestazioni, disordini e insicurezza, saccheggi, furti e attentati, sequestro di battelli e altri mezzi di trasporto, mettendo così a repentaglio la sicurezza dei Paesi limitrofi». È utile anche «causare vittime, addossandone la responsabilità al governo, aumentare agli occhi del mondo le proporzioni della crisi umanitaria». Tutto questo richiede un uso corrente della menzogna. Occorre parlare di corruzione generalizzata all’interno delle istituzioni, «collegarle al narcotraffico per degradarne l’immagine sia sul piano interno sia davanti al mondo intero».

Ennesima rivoluzione colorata.

fonte e articolo completo http://www.voltairenet.org/article201129.html

___________________________________________/

Affare ExxonMobil

Secondo la multinazionale statunitense ExxonMobil, il 22 dicembre 2018 la marina militare del Venezuela ha fatto allontanare due navi che stavano esplorando il fondo marino nelle acque territoriali della zona contestata tra Venezuela e Guyana. Basandosi sul comunicato di ExxonMobil, prima la Guyana, poi gli Stati Uniti e, infine, il Gruppo di Lima hanno condannato il militarismo venezuelano.

Al paragrafo 9 della Dichiarazione del Gruppo di Lima del 4 gennaio 2019, i 13 Stati rimasti di quest’organizzazione denunciano la provocazione militare del Venezuela, definendola una minaccia per la pace e la sicurezza della regione.

Ebbene, il 9 gennaio, durante una conferenza stampa internazionale, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha presentato le prove del complotto contro il proprio Paese.

Maduro ha diffuso video dell’incidente e registrazioni delle conversazioni tra il capitano di una delle due navi sconfinate e la marina venezuelana. Il capitano fornisce la posizione esatta della nave, ammette di trovarsi nelle acque territoriali internazionalmente riconosciute come appartenenti al Venezuela e di avere solo l’autorizzazione del governo della Guyana, caduto il giorno precedente. La marina militare venezuelana gli ha perciò ordinato di allontanarsi dalla zona.

Lo smascheramento dell’inganno mediatico smentisce la comunicazione di ExxonMobil, società già diretta da Rex Tillerson (ex segretario di Stato degli Stati Uniti) e principale fornitore di petrolio del Pentagono. Le prove presentate da Maduro rendono inoltre infondato il pretesto del Regno Unito per installare una base militare in Guyana, nonché ritardano la preparazione della guerra tra latino-americani che il Pentagono sta pianificando.

Il Venezuela ha dato due giorni al Gruppo di Lima per ritirare il paragrafo 9 della dichiarazione.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

__________________________________________/

Il Gruppo di Lima riconosce la manipolazione bellicista

Dopo la rivelazione delle prove della vicenda ExxonMobil da parte del presidente venezuelano Nicolas Maduro, gli Stati membri del Gruppo di Lima hanno ritirato l’articolo 9 del comunicato comune in cui denunciavano la provocazione del Venezuela, che metteva in pericolo la sicurezza della regione.

Due Stati, Canada e Paraguay, non hanno però aderito perché ritengono che la versione di ExxonMobil e del dipartimento di Stato USA rimanga valida, nonostante le prove che la smentiscono: la marina militare venezuelana avrebbe costretto un battello di prospezione petrolifera (foto) a lasciare le acque contestate con la Guyana.

Le registrazioni dimostrano invece che l’incidente è accaduto alla foce dell’Orinoco, dunque nelle acque internazionalmente riconosciute come appartenenti al Venezuela.

A nessuno è sfuggito che, alla vigilia dell’incidente, il governo della Guyana è caduto a opera di un deputato del partito al governo, Charrandas Persaud, poi fuggito dal Paese e rifugiatosi in Canada.

Questa vicenda dimostra in modo inequivocabile che ExxonMobil e il Dipartimento di Stato USA sono ricorsi alla menzogna per fomentare una guerra tra latino-americani.

Peraltro, mentre il Gruppo di Lima non ha riconosciuto la validità del secondo mandato del presidente eletto Maduro, la Guyana e Santa Lucia hanno invece accettato le lettere di accredito dei nuovi ambasciatori venezuelani.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

No vax-Free vax 3.0

Burioni, Grillo e Renzi firmano patto per scienza – Comunicato Codacons

Codacons: è colossale presa in giro dei cittadini. Da Burioni solo falsità e difesa a spada tratta dei conflitti di interesse

Lo stesso Burioni opera in situazione di conflitto. Manderemo documentazione a Grillo e Renzi affinché ritirino adesione al patto

Il “Patto per la scienza” proposto dall’immunologo Roberto Burioni è una colossale presa in giro dei cittadini, e appare grave che un soggetto come Beppe Grillo, sempre attento alla trasparenza e alla verità, abbia deciso di aderire a questa boutade. Lo afferma il Codacons, che boccia senza appello il documento sostenuto dal medico.
Siamo tutti a favore della scienza e contro qualsiasi tesi finalizzata a diffondere teorie pericolose per la salute dei cittadini, ma il fatto che sia Burioni a proporre tale patto è assolutamente paradossale – spiega il Codacons – L’immunologo, nel corso degli ultimi mesi, ha commesso una serie di passi falsi che rischiano di far perdere credibilità alla sua figura e alla sua iniziativa: ha difeso ad esempio i conflitti di interesse tra medici e aziende produttrici di farmaci e si è schierato a favore di Walter Ricciardi nonostante proprio tali conflitti lo abbiano portato alle dimissioni. Dietro ai proclami del dott. Burioni si celano inoltre possibili interessi speculativi volti a favorire le aziende farmaceutiche produttrici di preparati sierologici che, oltre ad includere i vaccini includono, altre componenti come anticorpi monoclonali, al centro degli interessi della Pomona Ricerche Srl, cui lo stesso Burioni risulterebbe collegato.
Invieremo a Beppe Grillo e Matteo Renzi tutta la documentazione relativa agli errori e alle situazioni di potenziale conflitto di interessi del dott. Burioni, chiedendo loro di ritirare con effetto immediato l’adesione al patto lanciato dall’immunologo. E se non lo faranno, sarà inevitabile una denuncia nei loro confronti per concorso in diffusione di notizie false e pericolose che danneggiano la popolazione.

____________________________________________________/

VACCINI: PRESIDENTE ORDINE BIOLOGI, ‘TROPPI SOLONI, GRILLO FIRMA PACTUM SCELERIS’

Faccio appello trasparenza a Procure e accademici, voglio sapere cosa c’e’ nei vaccini Roma, 9 gen. (AdnKronos) – ”Tirate fuori le analisi relative alla farmacovigilanza, che stabilisce l’innocuità dei vaccini, come per legge. Io sono favorevole alla pratica vaccinale, ma denuncio la circostanza che gli enti statali preposti alla farmacovigilanza non sono in grado di esibire gli esami comprovanti i test che certificano la sicurezza dei vaccini. In pratica, voglio sapere se chi deve controllare la salute pubblica, lo ha fatto nei termini scientificamente corretti e giuridicamente necessari. Ditemi, insomma, cosa c’è nei vaccini… Questo ‘patto trasversale per la scienza’, poi, è un pactum sceleris, perchè i patti si fanno tra scienziati su progetti di scienza, non tra scienziati e politici su questioni che non hanno alcuna attinenza con la scienza”. Lo dice all’Adnkronos il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, Vincenzo D’Anna. D’Anna rivolge un “appello alla trasparenza” al ministro della Salute, Giulia Grillo, al nuovo presidente dell’Istituto superiore della sanità, “alle Procure della Repubblica, che potrebbero acquisire gli elementi per poter verificare se la legge per la tutela della salute pubblica è stata rispettata”, e a “tutti quegli accademici che ogni giorno ci tranquillizzano a chiacchiere sulla innocuità della pratica vaccinale”, a cominciare da Roberto Burioni, promotore insieme a Guido Silvestri (docente all’Emory University di Atlanta, Usa) del ‘Patto trasversale per la scienza’, firmato anche da Beppe Grillo e Matteo Renzi. ”Molti -avverte- sono i Soloni che ci rassicurano sull’innocuità di questo farmaco, ma nessuno di questo finora è stato in grado di comprovare quel che afferma”. “Su di una scatola di formaggini -spiega l’ex senatore verdiniano di Ala- sono indicate tutte le sostanze che compongono questo alimento destinato ai bambini, ovvero ingerite. Paradossalmente -avverte- per un farmaco che viene iniettato direttamente nel corpo di un bambini, le autorità non esibiscono gli esami sull’esatta composizione quali-quantitativa del farmaco stesso D’Anna si rivolge in particolare a Clemente: “Il dottor Emilio Clemente ha incautamente sconfessato quanto è emerso dallo studio e dalla ricerca alla quale egli stesso ha partecipato. Stiamo parlando di una ricerca che ha stabilito un nesso di casualità tra l’encefalite acute ed alcuni vaccini, rilevando un numero di casi di oltre 400 unità su 1 miliardo di popolazione, americana ed europea. Al di là dell’incidenza statistica di questo dato, era importante che fosse stato stabilito un nesso di causalità. In sintesi, i bambini non vaccinati potevano essere soggetti in età pediatrica all’encefalite, viceversa, quelli vaccinati l’encefalite insorgeva nell’età adulta”. “Questo dimostra -spiega il presidente dell’Ordine nazionale dei biologi- il nesso di causalità, ovvero che chi si vaccina può subire la complicanza dell’encefalite in età adulta, mentre chi non si vaccina, la può subire solo in età pediatrica. Paradossalmente, gli autori di questa ricerca hanno smentito questo nesso di causalità, a causa di un refuso tipografico che non aveva riportato la particella negativa ‘non’ tra i due termini. Per favore, non prendetevela mica con il tipografo…”. (Vam/AdnKronos) ISSN 2465 – 1222 10-GEN-19 13:35 NNNN

VACCINI. INTERVISTA, D’ANNA: MOSTRARE DATI, POLITICA INTERVENGA

(DIRE) Roma, 10 gen. – “Non mi stanchero’ mai di dirlo e presto lo denuncero’ anche alle 104 Procure della Repubblica. Sulle vaccinazioni basta chiacchiere: scienziati ed istituzioni tirino fuori le analisi della farmacovigilanza”. Lo spiega alla DIRE il senatore Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, il giorno in cui Beppe Grillo e Matteo Renzi firmano un ‘patto per la scienza’ proposto dall’immunologo Roberto Burioni per sostenere la ricerca scientifica e contrastare la pseudomedicina. Secondo D’Anna “la politica deve intervenire su questo. Si parla di pro-vax e no-vax, ma a me non interessa entrare in questo dibattito. Qui deve pensarci la politica, che ha gli strumenti per rassicurare la popolazione. Oggi un cittadino ha piu’ sicurezze su un formaggino che su un vaccino”. D’Anna si professa “piu’ vaccinista di tanti altri, ma credo che se lo Stato obbliga dei vaccini- conclude- poi deve anche garantire un’informazione corretta”. (Sor/ Dire) 17:02 10-01-19 NNNN

fonte http://www.onb.it/2019/01/10/vaccini-presidente-ordine-biologi-troppi-soloni-grillo-firma-pactum-sceleris-rassegna-stampa/

_____________________________________________________/

Marcello Pamio

Il fustigatore dei cattivi, il finto guru della blue economy, l’ideatore del Vaffa, il garante del Movimento 5 stelle ha ricevuto l’illuminazione sulla strada di Genova.
Giuseppe Pietro Grillo, dopo i bagordi delle festività e dopo l’Epifania (etimologicamente appunto «apparizione» e «manifestazione») ha compreso che la Scienza, quella con la esse maiuscola, va difesa a spada tratta.
Per fare questo, essendo carnevale, ha tolto la sua maschera per indossarne subito una in tema e si è messo a braccetto con coloro che ha sempre criticato e attaccato.

«Mi impegno – ha proclamato il diversamente-coerente – a non sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica».
Basterebbe rivedere i suoi video passati per capire che gli è accaduto qualcosa di grave.
Si può sempre, per amor di dio, cambiare idea, ma in questo caso Grillo ha cambiato anche il DNA…

Quindi l’ex comico ha sottoscritto il «Patto per la Scienza», già firmato dall’ex premier Matteo Renzi e dal virologo Roberto Burioni.
In questo Patto al punto 2 è scritto qualcosa di assai intrigante perché la «pseudoscienza» e la «pseudomedicina», che secondo loro metterebbero a repentaglio la salute pubblica, sono quelle del «negazionismo dell’Aids, dell’anti-vaccinismo, delle terapie non basate sull’evidenza scientifica, etc.».
Sottoscrizione memorabile quella di Grillo, visto che nei suoi spettacoli proprio lui parlava spesso di Aids, di vaccini e di scoperte scientifiche e/o mediche non riconosciute e al limite dell’eresia.
Quando la coerenza si fa persona…

Nel punto 3 invece tutti i firmatari si impegnano a «governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che con affermazioni non-dimostrate ed allarmiste creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica». Stanno tutti avvallando, compreso Grillo e il suo Movimento, la radiazione di tutti quei medici che mettono in discussione il pensiero unico, il verbo dettato dalle lobbies farmaceutiche.
Se critichi i vaccini vieni radiato; se critichi i protocolli oncologici vieni bruciato, ecc.
La dittatura sanitaria è bella che manifesta, e infatti le radiazioni si stanno già verificando senza questo ridicolo Patto per la Scienza: cosa accadrà quando il documento verrà recepito dal governo, quello ovviamente del Cambiamento?

La conclusione è positiva, perché se sono arrivati a dover compilare e far sottoscrivere a burattini e marionette il «Patto per la Scienza», il significato è chiarissimo: il Sistema è giunto al suo stadio terminale!
La scienza, quella seria e vera, non quella avariata, collusa o burionata, si è sempre basata sul dubbio, sull’indagine, sull’approvazione ma anche sulla confutazione. Questa scienza non ha bisogno certo di pietosi «Patti di alleanza»!
Detto questo comunque, per accelerare il processo degenerativo del Sistema, spero venga firmato da tutte le parti in gioco.
A carnevale ogni idiota vale…

fonte
https://disinformazione.it/2019/01/10/a-carnevale-ogni-idiota-vale-grillo-il-coerente-burioni-lo-scienziato-e-renzi-il-genio/

_____________________________________________________/

Lettera al Ministro della Salute Giulia Grillo

Egregio Ministro Giulia Grillo

Da agosto 2018 la nostra associazione ha iniziato a pubblicare i risultati di diverse analisi commissionate a laboratori indipendenti ed accreditati su alcuni lotti di vaccino. Questi stessi risultati sono sempre stati inoltrati anche al Suo Ministero, nonché all’ISS, all’AIFA, all’Ema e alle case produttrici.

Duole constatare che, nonostante i risultati contengano dati preoccupanti e ravvisino diversi profili di rischio, nessuna risposta sia arrivata da parte Sua né di alcun funzionario del ministero da Lei presieduto.

Eppure, fu proprio Lei, come componente della Commissione Parlamentare di Inchiesta “Uranio Impoverito”, a firmare insieme agli altri membri le seguenti considerazioni:

“Il completamento dell’analisi documentale sui dossier di registrazione fin qui svolta, richiede la verifica sperimentale su vaccini da prelevare a campione, nell’ambito di una attività ispettiva da svolgere nelle sedi dove  vengono effettuate le vaccinazioni ai militari. Solo in tal modo è possibile controllare la conformità alla scheda tecnica nonché la presenza di componenti non dosati, e di cui non è stato dato conto. Questo obiettivo, già prefissato dalla legge istitutiva della Commissione non ha trovato attuazione a causa delle limitate risorse economiche a disposizione della Commissione”.

Ebbene, la nostra associazione è composta da genitori, e noi stiamo portando avanti, con umiltà ma tenacemente, quegli obiettivi da voi posti. Stiamo pagando di tasca nostra ciò che la politica non ha finanziato. Noi stiamo ottemperando ad uno degli scopi che la Commissione stessa si era prefissata. A fronte di questo, il silenzio delle Istituzioni, tutte, ma in particolare del Ministero che Lei presiede, è assordante.

Le chiediamo di voler dedicare attenzione a questi risultati, Le chiediamo di dare una Sua interpretazione agli stessi, essendo Lei anche medico ed essendo Lei stata membro della Commissione summenzionata. È dunque consapevole del fatto che alcuni componenti dei vaccini possono e devono essere verificati? È consapevole che la conformità di questi prodotti dovrebbe essere verificata e a quanto pare nessuno lo sta facendo? È consapevole che dalla legge tuttora in vigore che istituisce l’obbligatorietà di ben 10 vaccini possano derivare anche dei rischi?

Noi genitori sentiamo forte il dovere di provare a fare chiarezza, perché siamo costretti a difenderci da troppi attacchi da due anni a questa parte; noi genitori siamo preoccupati del fatto che vi siano rischi sottovalutati e siamo preoccupati della deriva che la discussione sulle vaccinazioni obbligatorie ha fatto scaturire. I genitori che lottano per la libertà di scelta sono sotto attacco (mediatico e legislativo) da troppo tempo e più aumenterà questo clima persecutorio nei confronti di chi si pone legittimi dubbi e chiede di attuare il principio di precauzione, più noi ci sentiremo costretti a difenderci, quotidianamente, per tutelare il nostro diritto alla salute e alla libera scelta democratica di sottoporsi o meno ad un trattamento sanitario che – Lei ne è stata testimone – non è esente da rischi e necessita di approfondimenti che nessuno, a livello Istituzionale, ha intrapreso.

Siamo dunque a chiederLe di voler approfondire quanto da noi pubblicato, non sono analisi conclusive, sono l’inizio di un’attività di verifica sul contenuto dei vaccini in uso nel territorio italiano e non solo. A breve vi saranno nuovi approfondimenti e stiamo lavorando alacremente per produrre altri dati che testimonino – tra le altre cose – l’affidabilità di quanto finora rilevato.

Il nostro obiettivo era quello di portare dati che potessero far scaturire un sano dibattito sulla sicurezza di questi prodotti e che riportassero il dialogo e la possibilità di confronto al centro dell’attenzione, a livello scientifico ed istituzionale.

Ci siamo trovati di fronte una realtà ben peggiore di quella ipotizzata, e non ci è possibile farla passare nel silenzio. Non basterà liquidare la questione con un semplice (quanto assurdo) “hanno sbagliato metodica” o etichettandoci come “NoVax”: ciò che abbiamo appurato presenta problematiche serie e dubbi sulla conformità di alcuni prodotti farmaceutici, vaccini, rendendo impossibile garantire sicurezza ed efficacia. I dati pubblicati sul nostro sito, in ogni caso, stanno facendo il giro del mondo, nel totale disinteresse delle nostre istituzioni e degli organi di controllo; la società civile merita risposte e ignorarci non risolverà il problema.

Ringraziandola in anticipo per la cortese attenzione, vorremmo concludere la presente con una sola domanda: E se i dati fossero corretti?

fonte http://www.informasalus.it/it/articoli/lettera-ministro-salute-grillo.php

fonte https://www.corvelva.it/speciali-corvelva/comunicati/lettera-al-ministro-della-salute-giulia-grillo.html

______________________________________________/

«Noi andremo al rogo, moriremo bruciati, ma non rinunceremo mai alle nostre convinzioni».

Profetiche parole quelle pronunciate nel 1939 dal più grande genetista russo vittima di un ‘patto per la scienza’.

È la notizia del giorno, Beppe Grillo annuncia di aver firmato un cosiddetto ‘patto trasversale per la scienza’ insieme a Roberto Burioni e Matteo Renzi. 

Un patto per la scienza è già in sé qualcosa di assolutamente inedito  dalla nascita del metodo scientifico e quindi della scienza moderna, all’inizio del XVII secolo, non si era mai sentita la necessità di difendere la scienza, questa infatti proprio grazie a grandi diatribe e controversie è avanzata senza che nessuno avesse mai la percezione che essa dovesse essere difesa da affermazioni contrarie a quelle che la maggioranza riteneva corrette.

Immagino già qualcuno storcere il naso e interrompere affermando “e il caso Galilei dove lo mettiamo?“

Ma il caso Galilei, la cui immagine campeggia nel post di Grillo, dimostra al contrario come l’opinione di una minoranza assoluta, rappresentata in quell’occasione proprio da Galilei, in un clima di politicizzazione della scienza possa essere colpita in nome di una maggioranza che esprime il consenso su una posizione differente. Se accettassimo i principi ai quali si ispira il ‘patto trasversale per la scienza’, le azioni contro Galilei furono giustificate e sarebbero ancora oggi giustificate contro qualunque voce dissonante che verrebbe classificata come ‘antiscientifica’.

Nel momento stesso in cui la politica assume il ruolo di difesa della scienza contro la cosiddetta pseudo scienza, si porrebbe nelle mani di coloro che definiscono cos’è scienza che cos’è pseudoscienza, una terribile capacità di censura e repressione.

Fu un precedente ‘patto per la scienza’ a passare tristemente alla storia, quello contro la genetica mendeliana nel regime sovietico, Nikolaj Ivanovic Vavilov (1887-1943), botanico ebbe la sorte di entrare in contrasto col più influente Trifin Denisovic Lysenko (1898-1976). Quest’ultimo, che Vavilov aveva inizialmente appoggiato, faceva coincidere gli obbiettivi della scienza con quelli generali della società, e solo ciò che serviva alla rivoluzione era degno di ogni sforzo scientifico.

La proposta di un patto trasversale per la scienza va dichiarata dunque per quello che è: la proposta di istituzione di un ministero della verità. 

Per chi ha letto Orwell tanto basta.

fonte http://www.enzopennetta.it/2019/01/scienza-il-patto-scellerato/

_______________________________________________/

di A-Mensa (utente di Luogocomune)

Nell’opinione sul “Fatto” di oggi leggo la difesa di Marco del “patto per la Scienza” sottoscritto da tante persone che vantano storie più che considerevoli tra cui l’immunologo Burioni e Beppe Grillo.
Peccato che almeno per stavolta Travaglio avrebbe potuto risparmiarsi una figura da perfetto ignorante.
Per sostenere questa valutazione ricorro semplicemente a cosa si intende per “verità scientifica” che, per definizione, non può essere applicato alla medicina nonostante in troppi si riempiano la bocca con tale attributo.
Nella definizione un fenomeno si può definire “scientificamente provato” quando a parità di condizioni iniziali, si ottenga SEMPRE lo stesso risultato.
Ora, a meno di rintracciare dei gemelli monozigoti su cui ripetere la prova, è impossibile definire che le sperimentazioni possano verificarsi a “pari condizioni iniziali”.
Per chiarire, un fenomeno come la propagazione del calore, se metto un pentola con dell’acqua sul fornello e accendo il fuoco sotto di essa, è scientificamente provato che l’acqua si scalda.
Se accadesse, anche solo in un caso su 1000 che l’acqua non si scalda o addirittura raffredda, NON si potrebbe più parlare di fenomeno “scientificamente provato” ma al massimo di fenomeno STATISTICAMENTE VERO.
La differenza è che la differenza tra il “scientificamente provato” che non lascia alcuna eccezione, mentre lo “statisticamente vero” invece ammette eccezioni.
Il vero scienziato cerca casi avversi alla regola, per studiarli e definire le condizioni per le quali la regola non è più vera. Definite le eccezioni, allora il fenomeno torna ad essere scientificamente provato.
Il problema della medicina, e dei medici, sta nel voler a tutti i costi negare i casi avversi, col falso presupposto che, un caso avverso squalifichi la regola e tutte le dimostrazioni favorevoli.
La peggior cosa che può fare la medicina è passare da verità statistica a verità assoluta, a livello di fede o religione, che quindi NON ammette eccezioni.
Il caso emblematico di Ignác Semmelweis chiarisce molto bene come una conoscenza, evidentemente incompleta ma trasformata in religione, abbia prodotto un caso abominevole.
E questo non è l’unico caso, soprattutto quando la medicina si mescola a tanti, troppi soldi e smette di avere carattere pseudo scientifico per trasformarsi in business.
Definire ciarlatani chi pratica medicine alternative anche ben più antiche dell’allopatia, vedi ad es. l’agopuntura vecchia di 5000 anni, o altre discipline come l’omeopatia, dimostra proprio la mancanza di spirito scientifico in chi da tali assegnazioni.
Che purtroppo un medico omeopatico non lo si formi con un corso di 6 mesi, magari per corrispondenza, da ragione a chi parla di ciarlatani, ma prima di definire tale tutto un tipo di medicina, andrebbero seriamente analizzati i risultati.
Come la terapia Di Bella che ha dovuto ricevere l’imprimatur del MIT, per essere almeno non più dileggiata.
Dal 1937 fu assegnato un Nobel per la medicina a chi scoprì una cura contro il cancro … subito abbandonata e dimenticata … se vera, quanti finanziamenti in meno sarebbero stati dedicati a tale ricerca ?
Il caso Talidomide avrebbe dovuto insegnare come la sperimentazione delle case farmaceutiche, assetate di soldi, siano a volte falsate dalla necessità di immettere nel mercato un nuovo farmaco (e nuovo brevetto), quando effetti indesiderati possono manifestarsi solo nel tempo.
Proprio la sperimentazione impossibile in laboratorio, se condotta SCIENTIFICAMENTE, avrebbe dovuto interessare SOLO elementi VOLONTARI registrando l’evolversi della salute e della autoimmunizzazione sia dei volontari con e sia dei volontari contro, producendo così statistiche attendibili nel tempo.
E senza trucchi o manipolazioni.
Questo dovrebbe essere il manifesto PER la SCIENZA.

______________________________________________/